La proposta di Giardino (Misto) “Incorporare la Galleria Ricci Oddi nella Fondazione Teatri”

“Incorporare la Galleria Ricci Oddi nella Fondazione Teatri, per un soggetto unico per la gestione e promozione delle attività culturali di Piacenza”.

La proposta arriva dal consigliere comunale Michele Giardino (Misto). “La Galleria Ricci Oddi – afferma – è rimasta identica a quando nacque. Oggi è fuori dal tempo”.

“Nel 2016 – ricorda il consigliere – sono stati incassati 17.372 euro dalla vendita di circa 2.000 biglietti di ingresso (una media di neppure 6 biglietti al giorno), nel 2017 incassati 21.643 euro con oltre 2.700 biglietti venduti (grazie alla concomitanza della salita al Guercino). Vedremo i numeri del 2018, ma non c’è da aspettarsi grosse sorprese: saranno in linea col 2017, visto il successo della successiva salita al Pordenone. La Galleria d’Arte Moderna di Milano, nel 2015, ha registrato la presenza di 128.623 visitatori (giusto per fare un raffronto)”.

“Non intendo – prosegue – addossare la responsabilità della marginalizzazione della Galleria all’attuale presidente o al cda o al direttore o a chi altri prima di loro. Penso che la colpa di questo appassimento, di questo tramonto sia imputabile unicamente all’assetto giuridico della Galleria, anacronistico e inadeguato a combattere le sfide che le più importanti realtà museali italiane affrontano a ben altri livelli”.

“La Galleria è oggi ridotta a una sorta di deposito di opere d’arte moderna. Impensabile lasciare ammuffire un tesoro così”.

“Oggi essa è amministrata da un Consiglio (articolo 5) composto di sette membri: due nominati dal Comune, un erede del fondatore, uno designato dal Prefetto, uno dall’Associazione Amici dell’Arte, uno dall’Accademia di San Luca e uno dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. La Galleria può avvalersi, come personale, di un direttore e di due custodi. Oggettivamente si tratta di un assetto fuori dal mondo”.

“Di recente, prima il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri e poi il critico d’arte Vittorio Sgarbi hanno sostenuto la necessità di trasformare la Galleria in una fondazione a cui partecipino altri soggetti, anche privati. Trovo giusta e di vitale importanza la soluzione prospettata. E siccome lo Statuto assegna al Consiglio di amministrazione (art. 8, punto 6) il potere di deliberare “ogni eventuale modificazione dello Statuto”, penso che il Comune debba far valere il suo peso specifico di “finanziatore unico” della Galleria nell’indirizzare il Consiglio verso la metà indicata e nel più breve tempo possibile”.

“Dirò di più. Il Comune di Piacenza è già dotato di una Fondazione. Sta svolgendo in maniera egregia il suo compito di produzione operistica, teatrale, concertistica e coreografica. È la Fondazione Teatri di Piacenza. Spettatori in aumento, incremento degli spettacoli in cartellone, ribalta nazionale delle rappresentazioni messe in scena. Unico piccolo neo, bilancio lievemente in passivo: il 2017 si è chiuso con 63mila euro di perdita, fisiologico per il settore se si vuol garantire una offerta culturale democratica”.

Quindi la proposta: “Ebbene – dice Giardino -, la Galleria Ricci Oddi potrebbe fondersi per incorporazione nella Fondazione Teatri. In questo modo, si concepirebbe (in senso propriamente genetico) un soggetto unico che inizi a gestire e promuovere le principali offerte culturali della nostra città con approccio manageriale. Ai soci privati già presenti nella Fondazione potrebbero aggiungersene altri e, nel rispetto delle volontà di Giuseppe Ricci Oddi, i membri individuati come componenti di diritto del Consiglio della Galleria potrebbero entrare a far parte del nuovo cda. Ne gioverebbe ancor più il Municipale, sicuramente la Galleria, e anche il centro storico e tutta la città di Piacenza”.

“Non sarebbe un inedito. La Fondazione Teatri delle Dolomiti di Belluno, giusto per fare un esempio, ha per scopo “la realizzazione e diffusione delle attività artistiche e culturali quali prosa, musica, danza, lirica, attività museali in genere e quant’altro possa rispondere alle istanze culturali delle comunità e del territorio cittadino e provinciale””.

“In queste parole – conclude – sento riecheggiare, pareggiata ai tempi, l’aspirazione per cui fu fondata la galleria Ricci Oddi. Quando arriva il momento delle grandi decisioni per il futuro?”.

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