Migranti, fenomeno mondiale che richiede soluzioni globali. L’incontro

Migranti, oltre gli stereotipi e gli slogan elettoralistici? Sforzo necessario, obiettivo parzialmente raggiunto all’incontro di Cittàcomune a Palazzo Ghizzoni.

Migranti, oltre gli stereotipi e gli slogan elettoralistici: un titolo che promette obiettività su un tema attualmente cruciale, ma spesso distorto. Questo il titolo dell’incontro organizzato da Cittàcomune alla Serra Palazzo Ghizzoni-Nasalli di Piacenza lo scorso giovedì 21 febbraio.

Una presenza di pubblico anche più folta delle aspettative: tutti i posti occupati, molte le persone in piedi, per partecipare a una tematica che riguarda tutti, cittadini e società.

La serata, preceduta da altri incontri diversi, ma in qualche modo inerenti al tema, non si è certo rivelata – e per fortuna – un’arena di combattimento a colpi dialettici tra posizioni pro o contro l’attuale governo. Ma la promessa del titolo è stata mantenuta?

Lo sforzo, lodevole e in parte anche riuscito, di fornire una prospettiva ampia, non ancorata a frasi fatte, del fenomeno migratorio c’è stato. Una sensazione di parzialità e approssimazione è pero sembrata altrettanto chiara, segnando il limite dell’incontro.

A intervenire due relatori “con le mani in pasta” – ha detto il moderatore Marco Tanzi – Giorgio Romagnoni del Centro Astalli di Trento e Francesco Milione di Caritas Piacenza- Bobbio, che da un po’ di anni si occupano di migranti, come operatori socio- assistenziali e studiosi del fenomeno.

Le coordinate generali tra passato e presente della Storia umana tracciate dal primo si sono affiancate al punto di vista particolare e più “prettatamente locale” del secondo; almeno nelle intenzioni. Entrambi gli esperti hanno infatti fornito importanti considerazioni sotto il profilo storico e attuale, ma non un’analisi esaustiva dell’impatto demografico, sociale ed economico del fenomeno migratorio in tempi recenti: non solo sul suolo italiano (e locale), ma anche a livello europeo e mondiale.

Si è parlato di “date più che di dati” con Romagnoni, in un interessante exscursus storico che dalle origini dell’umanità -“Il Pleistocene, quando l’uomo ha scoperto di avere i piedi”- ha visto la migrazione una tendenza sempre diffusa, ma i diritti grandi assenti.

Dal “naufrago Ulisse sulla terra dei Feaci, all’accoglienza in epoca romana”; dalla protezione nelle chiese medioevali, alla fuga degli Ugonotti francesi nel ‘1500, fino agli esuli delle Fiandre che nessun Paese vuole dopo la prima Guerra Mondiale, la richiesta d’asilo è sempre la stessa e costante la paura del diverso – spiega Romagnoni -. “Si dovrà aspettare la Convenzione di Ginevra del 1951 per un primo riconoscimento dei rifugiati in ambito internazionale”.

“In Italia la Carta costituzionale ha anticipato i tempi al 1948 – continua l’operatore del Centro Astalli -, regolando il diritto d’asilo con l’articolo 10”.

L’apertura internazionale inaugurata dalla Convenzione di Ginevra e garantita dalla Costituzione italiana fatica però a mantenere la rotta. Il passaggio a tempi più recenti si fa breve.

Negli anni ’90 il Trattato di Dublino tra Stati europei,continuamente revisiona nel tempo, ma mai sostanzialmente cambiato per mancanza di accordo globale. Poi gli arrivi di profughi in Italia dalla Tunisia e dalla Libia, un fenomeno che ha “largamente raggiunto anche Piacenza” – specifica Milione – “con l’arrivo di 40 persone soltanto nel 2011”.

La legge Minniti del 2017 risponderà quindi in modo sbagliato ad un problema vero: “per accelerare le pratiche di riconoscimento del diritto d’asilo”- spiega ancora Romagnoni-  “abrogherà un grado di giudizio”. Mentre oggi il decreto Salvini concepisce la detenzione amministrativa del richiedente asilo e sconvolge completamente le dinamiche d’accoglienza.

Una scansione di tappe storiche che sicuramente ha portato un po’ di chiarezza nel complesso Mare Magnum della materia migratoria, fino ad arrivare all’attualità.

“Sistema divenuto chiuso quello italiano – evidenzia l’operatore di Caritas – depauperato di decennali progetti d’integrazione, con l’emblematica cancellazione del permesso di protezione umanitaria. Misura ottenuta in Italia, da un richiedente su quattro negli ultimi cinque anni”.

Paura del diverso, reticenza italiana ad accogliere, irreversibilità del fenomeno migratorio hanno legato con un fil rouge i validi interventi dei due relatori, in parte a ragione. Il confronto con l’altro desta infatti profonda inquietudine, ostili chiusure, mentre le migrazioni sono intrinseche alla storia dell’uomo.

Ma la partita non può esaurirsi qui. L’impronta europea e mondiale del fenomeno, l’analisi dei suoi “costi” sotto i più diversi profili, rendono davvero urgente (oggi soprattutto) una soluzione globale, più che l’accoglienza dei singoli Stati lasciati soli. E una seria politica di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo potrebbe essere vincente.

La tanto vituperata Legge Minniti – pur piena di lacune – è stata la prima a preoccuparsi seriamente di promuovere accoglienza diffusa. Ogni investimento per l’Africa è un investimento per l’Europa”, diceva poco tempo fa l’ex Ministro degli Interni presentando “Sicurezza è libertà”, il suo ultimo libro.

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