“Per una politica più umana” I candidati di Piazza Grande per Zingaretti foto

E’ possibile un approccio “umano” alla politica? Che rispetti le persone, anche quando sono deboli e magari nel torto?

E’ la domanda che ha introdotto l’incontro pubblico organizzato dal comitato “Piazza Grande Piacenza” che sostiene la candidatura di Nicola Zingaretti alle primarie del Pd di domenica prossima 3 marzo.

Con due relatori non politici, ma provenienti dal sociale e dal mondo del giornalismo: Gianni La Bella, docente universitario e componente del consiglio nazionale della Comunità di S. Egidio, una vera istituzione nel mondo della diplomazia e dell’intervento umanitario, e Valerio Cataldi, giornalista Rai esperto di informazione e immigrazione.

All’inizio dell’incontro – che si è tenuto al Teatro Gioia – la presentazione dei quattro candidati piacentini che correranno nella lista “Piazza Grande” a sostegno di Zingaretti: in ordine di presentazione sono Benedetta Scagnelli, Marco Bergonzi, Benedetta Petrini e Lodovico Albasi (unico assente per impegni istituzionali).

La Bella e Cataldi Piazza Grande

Nella sua relazione, Gianni La Bella ha affrontato il vasto tema delle disuguaglianze che “inficia il futuro delle persone”.

“La povertà genera violenza e purtroppo – ha fatto notare – la guerra è tornata di moda, la guerra che è la madre di tutte le disuguaglianze e contro la quale non siamo più disposti a scendere in piazza a manifestare”.

“Noi tendiamo ad addebitare alla globalizzazione – ha proseguito – tutti i mali del mondo ma non dobbiamo demonizzarla in quanto tale, perchè è un evento storico che va governato e non lasciato alla dittatura egemonica della finanza”.

“Le disuguaglianze sono cresciute e sono diventate non solo economiche ma trasversali anche in Europa e in Italia. Le rivoluzioni partono anche da linguaggio: se prendiamo gli stranieri ad esempio, sforziamoci di non chiamarli più extracomunitari, ma nuovi europei.

Pensate che il nostro continente si sta spopolando, senza l’apporto migratorio, basti andare a visitare regioni come la Spagna centrale o la Francia rurale.

Se non cambiamo noi, non cambieremo le disuguaglianze.

Di fronte all’indebolimento delle grandi agenzie collettive, delle reti di sostegno non è possibile concepire una vita soltanto da soli.

Senza Stato, senza corpi intermedi, senza partiti non c’è più cittadinanza, non c’è più la protezione sociale. Per questo c’è bisogno di un nuovo pensiero solidale”.

Valerio Cataldi – presidente della Carta di Roma sulle regole del giornalismo nel campo dell’immigrazione – ha portato alcuni contributi filmati sulle distorsioni del linguaggio giornalistico, analizzando i meccanismi della comunicazione che alimentano la paura di fronte ai fenomeni migratori e distorcono sistematicamente la realtà.

“L’uso delle parole è fondamentale – ha sostenuto – mentre oggi assistiamo al meccanismo della disumanizzazione dell’allarme continuo e sproporzionato.

Abbiamo una vera e propria categoria di giornalisti spaventatori e la politica che strumentalizza le loro parole. Non parliamo più di loro dei migranti e delle loro storie, ci siamo ridotti soltanto a citare di chi parla di loro”.

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