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Il progetto Medusa al Trieste 34: un mito antico, una storia moderna foto

Chi non ha mai sentito parlare del mito di Medusa, la bellissima donna trasformata da Atena in mostro capace di pietrificare chiunque al suo sguardo?

Epopea transculturale legata alla potenza femminile, ma anche alla violenza di genere e a strutture sociali fortemente patriarcali, l’antico mito è diventato parabola di riflessione moderna al teatro Trieste 34 di Piacenza.

Un workshop teatrale, quello piacentino, diretto dall’attrice Carolina Migli Bateson, e parte di un’iniziativa più ampia dal respiro internazionale “Il progetto Medusa”.

L’ensemble ospita infatti laboratori teatrali in quattro diverse regioni del mondo: Piacenza (Nord Italia), Londra (Inghilterra), Parigi (Francia) e Chicago (Stati Uniti) – tutti parte dei più ampi Global Hive Laboratories fondati da Jack Paterson (Canada) e Denise Yvette Serna (U.S.A.) nel 2017 – per creare una produzione su larga scala, che dalle dimensioni regionali si inserisca nella pièce finale d Chicago, Illinois.

Fusion Theatre Company, BoucheWHACKED! Collettivo teatrale, La Compagnie Certes, ChezArt, ChezMoi e Pop Magic Productions le organizzazioni coinvolte.

E l’impronta del teatro globale si è fatta sentire anche a Piacenza, dove a interpretare il mito di Medusa c’erano attrici e attori americani, inglesi e spagnoli, accanto a quelli italiani.

Uno spettacolo che affonda in radici antiche, ma si proietta profondamente nella contemporaneità trasformando il mito classico di Medusa in vicenda tutta umana, prima e oltre che universale.

Si tramanda che Medusa sia stata violata e abbandonata da Poseidone (che lei amava) nel tempio di Atena, ma la reazione della dea non fu affatto di comprensione per la vittima: sentendosi colpita dall’oltraggioso affronto, Atena trasformò la bellissima Gorgone nell’orribile mostro dalla testa di serpenti che tutti conosciamo, condannandola a vivere per sempre in solitudine dentro una caverna.

Medusa a teatro

Ma il viaggio di Medusa raccontato nello spettacolo – dalla discesa nel buio della caverna alla risalita liberatoria verso il cielo, trasformata nel cavallo alato Pegaso dopo la morte – è parabola contemporanea e di ogni tempo di ciascuna donna che ha subito subìto violenze, di ogni individuo vittima di prepotenze da elaborare. Non a caso Medusa potrà volare verso nuova vita solo dopo aver toccato il fondo con la morte.

Un viaggio vissuto a conttatto diretto con il pubblico: Perseo siede infatti subito tra la gente, dopo aver introdotto il mito nel prologo; Atena passa tra gli spettatori seduti sui gradini, salendo al cielo dopo aver incontrato Perseo con lo sguardo. I teli neri e bianchi delle scenografie, tutte giocate sulla sottrazione, dipingono il dolore della prigionia e la luce della liberazione ritrovata.

Tutto lo spettacolo è però incentrato sulla forza del coro, che dinamicamente interpreta diversi ruoli”: “Faccio parte del coro – dice ognuno dei suoi personaggi al pubblico in lingue diverse – “qualche volta interpreto Medusa, altre volte no”, come tutti noi.

Così a tratti il coro si fa corpo – dolorante, rabbioso straziato di Medusa. Mare, acqua che accoglie, si agita al tormento della povera creatura , la conforta al punto di ridarle respiro dopo la morte. Sostegno di Perseo, qui titubante sull’uccisione del mostro, non solo l’eroe assetato di sangue che la mitologia dipinge.

Poche le parole, cadenzate in modo non troppo morbido da una voce narrante che è anche personaggio, di una performance sensoriale tutta incentrata sui gesti: corpi (un corpo unico) contorti, aggrovigliati, lacerati dal dolore, mani sul volto per disperazione, a terra per rassegnazione, pugni chiusi dalla rabbia; onde crescenti, vorticose, poi più tranquille, fino alla calma piatta.

Forte la tensione gestuale della lotta tra Medusa e Perseo, con due schiere del coro che a tratti stanno accanto all’una o all’altro, fino all’intenso climax della decapitazione finale. Poi la quiete.

La musica accompagna a intervalli l’intera piéce: campane solenni si alternano a un rullo incalzante di tamburi,che guida Perseo alla caverna del mostro e prepara alla lotta. Il volo di Medusa trasformata in Perseo alato chiuderà il al viaggio al suono delicato della chitarra.

Medusa a teatro

A seguire l’intervista all’attrice Carolina Migli Bateson aiuterà a capire meglio le dinamiche creative ed emotive del workshop piacentino:

Si tratta di uno spettacolo di impronta internazionale: Mi chiarisci come si inserisce il workshop piacentino nell’intero spettacolo?

A Piacenza abbiamo lavorato su tre scene e su tre diverse espressioni umane: l’autonomia, il bisogno, la compassione. L’autonomia di Medusa che esce dalla sua comunità (scena della discesa dalla città al mare dove medusa entra e non vede più l’altra riva e “tutte le medusa” o il coro-corpo medusa pian piano impara ad avere).

Il bisogno di Perseo di portare a termine a sua missione sebbene sia spaventato. La compassione/ empatia collettiva verso medusa: tutti, infatti, onde, Perseo, guardie, le due schiere de coro si fermano a confortarla.

Come mai la scelta del mito di Medusa? Cosa ha voluto significare la rappresentazione rispetto alle dinamiche sociali contemporanee?

Con il collettivo internazionale vogliamo investigare temi diversi contemporanei. L’anno scorso i cambiamenti climatici e quest’anno la femminilità e le dinamiche di potere tra uomo donna. Il rapporto di abuso di potere tra uomo e donna nella mitologia classica è stato rivisitato come la vessazione che un forte esercita verso un debole.

Quindi abbiamo studiato tutte le situazioni di abuso: uomo/donna, donna/donna, donna/uomo, forte/debole. Ci siamo concentrate poi sulla rielaborazione del trauma.

Nel prologo Perseo inizia a raccontare…Perchè questa scelta?

La storia nella mitologia vede sempre Perseo come l’eroe che taglia la testa a medusa, ma non investiga i sentimenti di Perseo. Perseo viene solo descritto come un uomo che fa quel che deve, come un automa, l’unica decisione che prende è su come uccidere medusa. Noi abbiamo voluto investigare anche i sentimenti di Perseo.

Paura, indecisione, rimorso.

La poesia finale, scritta appositamente per il progetto, racconta infatti di Perseo che dopo anni riflette e dice:”… devo recuperare i miei rimpianti..,perché non sono rimasto? Forse lei mi avrebbe detto si. Ora qui tutto è al suo posto, ma la mia memoria rimane incompleta, mi rimangono solo carezze di freddo…” Perseo pensa a ciò che ha fatto e riflettendo si chiede se le cose sarebbero potute andare in maniera diversa.

L’intero spettacolo si basa su rapporti di potere e oppressione reciproci: quale il ruolo di Atena in questo universo?

Abbiamo prestato molta attenzione al ruolo di Atena: cosa spinge una donna a voler opprimere un altra donna? Atena è una donna in un mondo di uomini. Molte volte le donne non riescono a gestire i ruoli di potere attraverso la femminilità certe volte anche loro diventano “patriarcali”. Il binomio giusto o sbagliato non è il binomio donna/uomo, ma chi riesce a gestire una leadership e chi no a prescindere dal sesso.

Il mare, ora agitato e vorticoso, ora calmo. Quale il suo ruolo?

Il mare ha una vita propria nella nostra storia. Nettuno ha violato medusa, ma non vuol dire che anche il mare sia d’accordo. La personificazione del mare che accarezza Medusa e la avvisa del pericolo e poi la conforta e la aiuta è il mondo esterno .

Come interagiscono differenti linguaggi, esperienza sensoriale e diverse culture in questo complesso percorso?

Ognuna di noi del collettivo ha investigato un diverso aspetto del mito, per poi trovare un humus comune. Questo ci ha permesso di confrontarci sulle nostre comunità d’appartenenza e scambiare opinioni. Il lavoro vuol essere accessibile a tutti, includendo anche un pubblico al quale il teatro talvolta è negato. In questa direzione il lavoro sensoriale può aiutare ad avere un pubblico più vasto (anche non vedente non udente).

A cosa risponde la scelta di promuovere laboratori diversi in varie realtà nazionali in vista di un unico spettacolo finale?

Lavorare in uno spazio diverso con persone di altre culture allarga gli orizzonti e nutre la creatività. Lo spettacolo viene provato coinvolgendo pubblico sempre diverso prima dell’esito finale.

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