Tra sogno e realtà, successo al Municipale per il Van Gogh con Preziosi

Più informazioni su

Una stanza bianca, vuota, d’ospedale. Tre pareti alte, opprimenti. Una superficie inclinata simbolo di costante squilibrio mentale. Il vuoto circostante rotto a tratti da portantini che introducono oggetti freddi e ferrosi, non ultimo il letto sul quale un uomo viene fatto “cortesemente” sdraiare per essere meglio monitorato.

Si apre così “Van Gogh. L’odore assordante del bianco” – regia di Alessandro Maggi e testo di Stefano Massini – spettacolo ad alta tensione, andato in scena nella serata di martedì 5 febbraio al Teatro Municipale di Piacenza, con Alessandro Preziosi eccellente protagonista nei panni del grande pittore olandese.

Un pubblico più che numeroso, in fremente attesa della nuova performance teatrale dell’attore napoletano, a cinque anni dal suo “Don Giovanni”.

È l’8 maggio 1889 e il signor Vincent Van Gogh, 36 anni, viene ammesso in ospedale: colpito da manie acute, allucinazioni della vista e dell’udito, si reputa dunque incapace di vivere e gestirsi in libertà.

Massini e Maggi utilizzano lo squarcio biografico più sofferto di Van Gogh per indagare una dimensione più profonda e sommersa: la complessa creatività artistica di un pittore che non sa vivere per sè stesso, ma solo per la propria arte, sempre in bilico tra verità e finzione, realtà e sogno, senno e follia.

Una nudità esteriore quella che vediamo sulla scena, che riverbera e acuisce quella interiore del protagonista. L’ambiente accecante nel suo biancore – sullo sfondo diafani anche gli inconfondibili tratti del “Campo di grano con volo di corvi”- e l’impossibilità di dipingere, sembrano accrescere il tormento di Van Gogh.

Fin dal titolo il bianco si fa rumore, assordante il silenzio. La sinestesia dove si associano l’”odore”, cioè l’olfatto, “assordante”, cioè l’udito, “del bianco”, cioè la vista, si fa metafora sensoriale dell’inquietudine interiore.

Ad alimentare la follia non è una presenza, ma la dimensione dell’assenza: un bianco non massima espressione di luce, ma buco nero nel quale Van Gogh non riesce a stare, incalzato da infermieri e medici aguzzini.

Assenza di colore che porta inevitabilmente ad un’autoanalisi sofferta, in rapporto ad una realtà sempre più sfumata, in cui il protagonista non riesce più a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è: si tratti del fratello o di chi lo dovrebbe curare.

Bravissimo Preziosi a dare forma alla scrittura asciutta e tagliente di Massini, catalizzando tutta la disperazione e lo sconforto di Van Gogh in dialoghi allucinati, a tratti risucchianti, ma mai eccessivamente dilatati.

Solo il direttore del manicomio (un Francesco Biscione smaccatamente teatrale) sembra alla fine voler entrare in empatia con il pittore, attraverso l’ascolto e la proposta di nuove cure. E solo in chiusura una luce gialla, calda invade il palcoscenico, restituendo all’artista i colori e insieme la libertà di usarli, vederli,  toccarli.

Dal bianco come prigionia assordante dell’assenza, al giallo, onnipresente nelle opere di Van Gogh, simbolo di creatività ritrovata. Forse. Per un attimo.

Il pittore stende il braccio in aria, come a “sentire” i suoi colori. Poi, di colpo, lo rilascia a terra. “Chi sei”? Gli chiede il medico durante l’ipnosi.- “Sono ciò che resta di me stesso. L’ombra, non la luce”.

Non come siamo fatti, ma “Di che cosa?”. “Cosa significava dipingere per Vincent Van Gogh? Sono queste le riflessioni che Maggi ha voluto sollecitare nel pubblico con il suo spettacolo; e ci è riuscito bene dal momento che, Alessandro Preziosi, dopo un’ora e mezza di danza inquieta sul palco, dove non sembra mai aderire al suolo completamente (sempre sul confine tra sogno e realtà) porta a casa cinque minuti di applausi.

Micaela Ghisoni

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.