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Trattativa pomodoro, confronto in Confagricoltura: “Mandati comuni e pieno sostegno alle Op unite”

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Quattro Organizzazioni di Produttori (Op) del pomodoro da industria, che unite rappresentano quindici milioni e mezzo di quintali di pomodoro, si sono ritrovate attorno allo stesso tavolo invitate da Confagricoltura Piacenza.

Il partecipato incontro, che ha visto in sala le delegazioni dei componenti dei consigli direttivi delle Op del pomodoro da industria, ha voluto “rinsaldare la posizione comune e la strategia per la trattativa in corso”, in questi giorni più serrata che mai, per la definizione del contratto quadro per la prossima campagna.

Il dialogo con la sala ha visto protagonisti Filippo Arata – presidente dell’OP Ainpo, Gianni Brusatassi – presidente dell’OP Asipo, Gianfranco Rocca – Presidente dell’OP Apol Industriale ed Eugenio Strini – in rappresentanza dell’OP Poa.

A condurre e a moderare il confronto Giovanni Lambertini, vicepresidente di Confagricoltura Piacenza e presidente della Sezione di Prodotto Pomodoro da Industria, insieme a Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza.

Impossibile – spiega Confagricoltura – non fare riferimento al pre-contratto sottoscritto nel ferrarese riconosciuto come possibile iniziale fonte di turbativa della trattativa. L’assise, forte dei quantitativi rappresentati, ha comunque deciso di guardare oltre a una situazione territoriale e circoscritta e di concentrare l’attenzione e le prossime azioni sul da farsi.

E’ stato sottolineato che rispetto agli anni precedenti il Tavolo Agricolo ha visto “la partecipazione attiva delle principali Op e delle associazioni di Categoria portando alla costituzione di una posizione comune”.

E’ emersa a più riprese la “criticità di fondo del difficile controllo della programmazione in campo”, ma è stato ricordato che tra i punti condivisi c’è l’obiettivo di “ridurre la possibilità di stringere contratti diretti con l’industria, al di fuori dei quantitativi concordati con le Op, dal 10% all’1%”.

Gli interventi in aula hanno condiviso la possibilità di prevedere penali più severe per chi produrrà oltre quanto concordato e tutti hanno sostenuto che sarà fondamentale non produrre più di 25 milioni di quintali.

“L’azione di governance che devono condurre le OP – ha sottolineato Gasparini – non è semplice. Ci troviamo di fronte ad un sistema organizzato ma non pienamente compiuto. O si prosegue con lo sforzo di gestire l’aggregazione dell’offerta di prodotto o – ha concluso provocatoriamente – si liberalizzi il sistema e vinca il più forte”.

“Come Confagricoltura abbiamo profuso molte energie – gli ha fatto eco Giovanni Lambertini – affinché dal Tavolo Agricolo uscisse una posizione condivisa. Con soddisfazione c’è ed è indicata chiaramente nei punti sottoscritti da tutti, oggi vi chiediamo di farvene carico nella prossima fase della trattativa”.

Le quattro OP più rappresentative, per voce dei loro rappresentati, – fa sapere Confagricoltura – si sono dette saldamente unite nel comune intento di mantenere fede agli impegni presi e sottoscritti nel documento congiunto.

Filippo Arata li ha riassunti per tutti: “produrre non più di 25 milioni di quintali, avere un prezzo di riferimento che valorizzi il prodotto, chiedere la revisione della tabella per i difetti minori attribuendole minor peso, fissare la base cento per la tabella brix a quota 4.75 corrispondente alla media rilevata negli ultimi 5 anni”. L’acceso pomeriggio si è chiuso con l’indicazione unanime dei presenti a non retrocedere da questi obiettivi.

“Auspichiamo che questa sia l’occasione per rivedere i criteri di contrattazione lungo la filiera, ma soprattutto nei confronti dell’industria. Buon lavoro!” – ha concluso Lambertini.

Nella foto – da sin. – Gianfranco Rocca; Giovanni Lambertini, Filippo Arata, Gianni Brusatassi ed Eugenio Strini

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