Alla scoperta del castello di Gambaro di Ferriere

Prosegue il viaggio di PiacenzaSera.it alla riscoperta dei castelli della provincia di Piacenza. La meta di oggi è il castello di Gambaro di Ferriere.

Da Piacenza in auto percorriamo la strada provinciale n°654, oltrepassiamo Bettola, Farini e Ferriere. Altri 4 chilometri e giungiamo a destinazione.

Località Gambaro si trova in provincia di Piacenza, in Alta Val Nure, ad un’altitudine di 860 mt/s.l.m.

Geograficamente è zona di confine in quanto ad una distanza relativamente ridotta si trovano le province di Parma e di Genova.

LA STORIA DEL CASTELLO

Gambaro ha origini molto antiche in quanto il suo nome compare in documenti longobardi dell’VIII secolo, e precisamente nella carta del re Rachis redatta tra il 746-747, per la determinazione dei confini dei terreni dipendenti del monastero Bobbiese di San Colombano.

Dopo i monaci di Bobbio signori della zona, fu la volta dei Nicelli, quindi gli succedettero gli Sforza.

Nel 1456 il duca di Milano Francesco Sforza donò il feudo di Gambaro e degli Edifizi a Franceschino Malaspina.

Tempo dopo Ludovico Sforza confermò la medesima investitura a Pietro Malaspina, il quale ottenne anche il titolo di marchese: il feudo si saldava alla vicina estesa signoria Malaspiniana della Val d’Aveto.

Nel 1520 un tragico fatto di sangue accadde a Gambaro. A quel tempo ne era signore Ghisello II Malaspina. Due suoi parenti, Leonardo e Alessandro Malaspina, spinti da un movente prettamente economico, dopo aver incitato alla rivolta diversi uomini del luogo, si posero alla guida dei rivoltosi per compiere un assedio al castello. Nel corso della sommossa popolare i ribelli uccisero Ghisello, e ferirono inoltre gravemente a colpi di pugnale la moglie Giovanna Scotti (che era sorella del conte Pier Maria Scotti, personaggio assai noto nelle cronache piacentine). Giovanna Scotti riuscì a sopravvivere alle gravi ferite riportate e chiamò in suo soccorso i francesi, allora padroni del territorio piacentino, ed essi riuscirono ad acciuffare i responsabili dell’omicidio del marito. Ne seguì un processo che si concluse con la condanna morte di Leonardo Malaspina e i beni appartenenti agli altri Malaspina implicati nel delitto vennero confiscati. La famiglia Malaspina rimase a capo del feudo e del castello di Gambaro fino al 1624, anno in cui morì il marchese Pier Francesco, ultimo esponente del ramo nobiliare.

Nel 1647 il duca Ranuccio II Farnese cedette il feudo di Gambaro ai marchesi Landi del ramo di Rivalta, per ricompensarli di aver rinunciato a favore del Ducato stesso i loro antichi diritti su Bardi e Compiano.

Nel 1785 il castello fu dimora dei signori Bacigalupo, famiglia di origine genovese; passò quindi di mano ai Bergonzi, che più tardi lo vendettero e dal 1806 al 1815 fu anche sede del Comune di Gambaro, soppresso e poi trasferito a Ferriere.

LA STRUTTURA DEL CASTELLO

L’antico edificio si presentava a pianta rettangolare con quattro torri poste agli angoli.

La torre d’ingresso era (ed è tutt’ora) contraddistinta dalla presenza degli incastri del ponte levatoio.

Sul lato del cortile interno ancora oggi fa capolino l’antico porticato con archi a tutto sesto sorretti da alti pilastri in muratura. Risultano inoltre ben conservati i muri perimetrali basali.

UN CASTELLO ABBANDONATO

È del 1970 un articolo apparso quotidiano “Libertà” nel quale veniva denunciata la situazione di grave abbandono in cui versava il castello di Gambaro. «La perdita del castello di Gambaro è un grave danno per il patrimonio artistico del piacentino e della nazione», così scriveva l’architetto Angelo Calvani, direttore dell’ufficio staccato per Parma e Piacenza della Sovrintendenza ai monumenti dell’Emilia, al senatore Alberto Spigaroli, il quale si era preso a cuore la vicenda.

Il castello, presumibilmente risalente al XV secolo su una fortezza preesistente, non era ancora andato perduto del tutto ma il crollo della torre di sud-est, avvenuto in precedenza, lasciava presagire il cedimento totale dell’edificio medievale.

Il maniero, a quel tempo, era di proprietà privata. Pertanto l’unica possibilità di intervento diretto da parte dello Stato – e da quanto previsto dall’allora legge in vigore – era «l’esecuzione dei lavori necessari per il tramite di un decreto di sostituzione dello Stato ai proprietari privati con successivo parziale o totale recupero della somma spesa».

Un iter non solo non facile ma anche parecchio complicato che per giunta veniva applicato in rarissimi casi. Si decise un cambio di strategia.

Si prospettò quindi l’eventuale cessione al Comune del fabbricato. Così facendo si sarebbe consentito un intervento diretto e a carico dello Stato. Ma anche questa ipotesi venne presto accantonata, lasciando nel limbo più totale il castello.

LA RINASCITA DEL CASTELLO DI GAMBARO

Nel 2006 il castello è stato acquistato dai coniugi Alberoni-Mezzadri costoro, con grande passione, hanno provveduto al suo recupero e al restauro (i lavori sono stati avviati nel 2008 e si sono conclusi nel 2013).

Clara Mezzadri e Valentino Alberoni, con grande impegno economico che va oltre la semplice passione culturale, hanno restituito al territorio piacentino un monumento di grande pregio storico-architettonico, il tutto sotto le premurose indicazioni della Soprintendenza per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio, l’ente di alta vigilanza che è preposto alla tutela dell’intero patrimonio archeologico, storico-artistico ed architettonico italiano.

IL CASTELLO DI GAMBARO OGGI

È possibile prenotare visite storiche guidate oppure soggiornare nei suggestivi ambienti del maniero.

All’interno del castello, poste al piano nobile, ci sono 5 camere (di ampia metratura e dotate di bagno, tv sat, internet wi-fi, frigobar e salotto) con la formula del “R&B” (room and breakfast) con l’ulteriore possibilità di pranzare e cenare in compagnia dei castellani.

Dal mese di maggio al mese di settembre è anche possibile pernottare nel grande appartamento accessoriato con 2 camere da letto, ampio soggiorno, cucina abitabile soppalcata (ulteriori 2 posti letto) e 1 bagno.

L’ala a piano terra si presta per essere affittata per conviviali, matrimoni, convegni o feste.

Accoglienti e di pregio le aree comuni di soggiorno, quali la sala del biliardo, il salone per i banchetti, la sala da pranzo, il porticato.

Il castello è inoltre dotato di ampio parcheggio interno per ospiti e clienti.

Fonti: “I Castelli del Piacentino”, di Serafino Maggi e Carmen Artocchini, pagg. 444 e succ., U.T.E.P. Unione Tipografica Editrice Piacentina 1967 e “Il castello di Gambaro e il marchesato Malaspiniano degli Edifizi”, di Giorgio Eremo, Edizioni Tip.Le.Co, 2015.

Info:

www.castellodigambaro.it

Telefono: 05231797245 oppure 3356912581

E-mail: info@castellodigambaro.it

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