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Confcooperative Piacenza in udienza dal Papa per 70° dalla fondazione

Sono circa 900 i cooperatori dell’Emilia-Romagna, di cui una sessantina da Piacenza, che sabato 16 marzo saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco in Vaticano, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario di Confcooperative nazionale e il 70° dalla fondazione di Confcooperative Piacenza (nata il 26 gennaio 1949).

Ad accompagnarli ci sarà anche una delegazione di vescovi della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna.
Guidati dal presidente nazionale Maurizio Gardini e da quello regionale Francesco Milza, i cooperatori emiliano-romagnoli – in rappresentanza delle 1.600 cooperative e degli oltre 230mila soci del sistema Confcooperative Emilia Romagna – saranno ricevuti dal Pontefice nell’Aula Paolo VI alle ore 12.

Prima del discorso, Papa Francesco ascolterà le storie di alcuni cooperatori che hanno trovato nell’impresa mutualistica uno strumento solidale per ricreare lavoro anche in situazioni di crisi, contribuendo a ridare dignità a persone, famiglie e comunità.

“Inserita nei festeggiamenti del centenario nazionale – spiega Daniel Negri, presidente di Confcooperative Piacenza – la ricorrenza dei settant’anni della nostra sede territoriale è occasione di riflessione e riprogrammazione verso gli impegni futuri”.

“La nostra comunità provinciale di cooperatori nel tempo si è modificata, vedendo la crescita di alcuni comparti e il ridimensionamento di altri, la nascita di nuove esigenze sociali e la proposizione di nuove risposte, mantenendo però immutati i principi dei padri fondatori. L’udienza papale sarà anche occasione, accompagnati dal nostro Don Federico Tagliaferri, per rinsaldare i vincoli di amicizia e collaborazione fra tutta la squadra piacentina, traendo sicuramente spunto dalle considerazioni di Papa Francesco”.

“Già nell’ultima udienza di 4 anni fa infatti, lo stesso Pontefice aveva dimostrato grandissima attenzione e competenza verso il nostro comparto, insegnandoci come nella cooperazione ‘uno più uno faccia tre’, motto che da allora abbiamo fatto nostro”

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