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Crisi e opportunità del giornalismo tra diritto all’informazione e nuove logiche di mercato

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Tecnologie di comunicazione in rapida e costante evoluzione, modelli socio economici sempre più fagocitanti e interdipendenti, politiche che al pluralismo informativo- pilastro della nostra Costituzione italiana- tendono a sostituire una disintermediazione mediatica fondata sulla sovrabbondanza di impressioni.

In tale magmatico e complicato contesto, quali saranno gli scenari futuri del giornalismo? Difficile a dirsi con precisione.

L’avvento del digitale unito alla drastica riduzione degli editori e di fondi legati all’editoria- con un drastico calo di assunzioni e compensi- induce oggi a parlare di crisi del giornalismo professionale di vecchia guardia, considerando la resa quantitativa dell’informazione prioritaria rispetto all’analisi qualitativa.

Sarebbe tuttavia banale impostare la questione su uno scontro frontale, dicotomico tra giornalismo cartaceo e digitale, seppur è innegabile che il secondo abbia notevolmente ridotto (e per certi aspetti mutato) il primo. È invece necessario indagare e lavorare su una via di conciliazione tra le diverse forse di giornalismo.

È possibile oggi unire le esigenze quantitative del mercato con quelle di un’informazione qualitativamente valida?

Se ne è discusso recentemente a Parma, in un convegno tematico titolato “Etica e Online: visioni e metodi del nuovo giornalismo”.

L’evento, organizzato dall’associazione RadiorEvolution e dal corso di Giornalismo e cultura editoriale, grazie al contributo dell’Università di Parma e al patrocinio del Comune, si è tenuto a Palazzo del Governatore (via Garibaldi, 17).

Durante l’intera giornata, aperta a tutta la cittadinanza, esperti del settore, professori universitari e studenti del corso di Giornalismo e Cultura Editoriale si sono confrontati sul presente e sul possibile futuro del giornalismo.

“Il futuro del giornalismo è on-line”- ha detto nel pomeriggio Daniela Preziosi, giornalista per il Manifesto,autrice e conduttrice, dopo una mattina di dibattito incentrata invece sui modi attuali di raccontare cronaca e cultura- con riferimento particolare a Greta Thumberg tra fake news, veridicità informativa e spettacolarizzazione mediatica.

La scomparsa di editori e testate locali in sempre maggior numero- continua Preziosi- porterà alla sopravvivenza di solo poche grandi testate gestite da grossi gruppi imprenditoriali. Già oggi il digitale ha cambiato il volto del giornalismo,anche nel cartaceo, con la promozione di un nuovo modello di business che pone al centro il lettore per convincerlo ad abbonarsi.

“Se anche la rete non annulla divisioni di classe”- sottolinea ancora la giornalista- “con un pay-wall che spesso allontana dall’informazione chi ne ha più bisogno, creando un news divided tra ricchi e poveri- è però la qualità informativa a rischiare maggiore penalizzazioni causa il digitale.

Un giornale garantisce infatti una gerarchia curata della notizie, una proposta ragionata di approfondimento al lettore, molto difficili se non impossibili in rete, dove sovrabbondanza e ordine di informazioni sono governate da algoritmi”.

“Non sono d’accordo che il futuro del giornalismo sarà totalmente on- line”- ha detto invece Sara Bersani, giornalista e scrittrice, presidente dell’Associazione Stampa dell’Emilia Romagna, associazione Gi.U.Li.A – Giornaliste Unite Libere Autonome.” Sono più propensa a un futuro cross- mediale, considerando che finora nessun media ha soppiantato un altro”.

E intanto da presidente di GiuLia, associazione di sole giornaliste donne, ricorda l’importanza dell’etica, spesso carente, nel giornalismo. “Informazioni di genere, cronaca nera e giudiziaria vanno trasmesse in termini deontologicamente corretti- ha detto- “perchè il linguaggio dà valore a cose e persone”.

Ma la conciliazione tra differenti logiche di mercato- prodotti quantitativi da realizzare, utili digitali in termini di clic e visite a un sito, resta oggi la sfida più difficile e necessaria da affrontare, che al momento non ha risposte certe ne univoche .

“Con la rete è cambiata la percezione della realtà dalla dimensione verticale a quella orizzontale”- ha spiegato Riccardo Bocca, giornalista, saggista e conduttore, già caporedattore de l’Espresso e vicedirettore di Sky Tg24. “Il processo informativo- continua- “non viene più infatti condotto in modo penetrante dalla superficie al fondo, ma rimane in superficie, con molteplici notizie tutte su su un medesimo piano difficili da assemblare e verificare, che svuotano il giornalista di un ruolo analitico e interpretativo autorevole”.

Come fare?

“Da un lato è innegabile una dittatura algoritmica che condiziona il modo stesso di esprimersi- sottolinea ancora Bocca- dall’altro è evidente la ritrosia delle testate cartacee a considerare il giornalismo digitale di serie A.

“Ma digitale non significa mancanza di scrittura, interpretazione e analisi- continua-“Anche nella rete rigore e qualità del mestiere, accanto al confezionamento dell’immagine, possono fare la differenza. Una missione ambiziosa- conclude- che sarebbe più facile se fossero previsti ben maggiori investimenti sulla formazione culturale e tecnologica dei giovani giornalisti. Per non parlare dei compensi, oggi totalmente inadeguati”.

Un giornalismo come mission – prima e oltre che come mestiere-è ancora possibile, sia in ambito cartaceo sia in ambito digitale. Ma non è semplice e non è per tutti.

Saper scegliere, saper parlare ai propri lettori, impostare efficacemente una notizia può fare ancora la differenza, ma la sfida è più alta e non tutti ne sono capaci.

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