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Italia in recessione, come Argentina e Turchia: PIL a -0,2% nel 2019

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Secondo il rapporto “Interim Economic Outlook” pubblicato di recente dall’OCSE, l’Italia, assieme all’Argentina ed alla Turchia, è l’unico Paese, tra le grandi economie dell’area Ocse, a trovarsi in una fase di “recessione tecnica”, avendo disatteso le stime di crescita dello 0,9% del PIL, che invece, si stima avrà un calo dello 0,2%.

L’Italia, come l’Argentina e la Turchia, è l’unica tra le grandi economie dell’area Ocse ad avere il segno meno davanti alla previsione di crescita del 2019

 

Anche la Germania vede peggiorare la stima per la sua crescita di 0,9 punti rispetto all’ultimo documento dello scorso novembre, restando comunque in zona positiva: si prevede una crescita dello 0,7%, anche se lontano dall’andamento medio dell’area Ocse, che stima una crescita del PIL attorno all’1% nel 2019 e dell’1,2% per il 2020.

Il Governo italiano dovrà correre ai ripari e prevedere manovre correttive, per arginare fenomeni a catena che possono ridurre ulteriormente il rating da parte delle agenzie internazionali. Moody’s, di recente, ha declassato l’Italia al livello “BAA3” (era a BAA2), appena un gradino sopra al livello “junk” (spazzatura, ovvero “non investment grade”), che avrebbe conseguenze negative sullo spread BTP-Bund, e non solo. Se consideriamo infatti che:

1. l’occupazione è in “lieve” miglioramento, che appunto non significa che dobbiamo essere particolarmente allegri;

2. la produzione industriale nel 2018 è cresciuta di appena lo 0,8% (mai così male dal 2014);

3. il reddito procapite delle famiglie italiane è in crescita, ma con un aumento delle disuguaglianze sociali;

4. i consumi, secondo i dati pubblicati da Bankitalia, sono diminuiti;

5. l’Italia soffre sempre più di una burocrazia lenta e farraginosa che rallenta crescita e sviluppo.

Ebbene, anzi, “emmale”, ci troviamo nel forte rischio di passare da una recessione tecnica (quando il PIL fa segnare una variazione congiunturale negativa per due trimestri consecutivi) ad una vera e propria recessione economica.

Lo conferma anche l’Ocse che riconosce come l’Italia stia pagando un prezzo particolarmente alto dal rallentamento della crescita del commercio globale, scesa intorno al 4% nel 2018 contro il 5% dell’anno prima, considerando quanto l’export sia una voce fondamentale del PIL italiano.

L’Ocse, riconosce anche che, da noi come in altri Paesi europei, il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, una inflazione inferiore alle attese e le misure per le famiglie a basso reddito “dovrebbero aiutare a supportare la crescita reale dei salari e le spese delle famiglie”.

Attenzione, però, aggiungono: “l’incertezza politica e il ribasso della fiducia dovrebbero pesare ulteriormente sugli investimenti delle imprese e sulle prospettive commerciali”.

In altre parole, servono strategie e riforme che facciano ripartire la fiducia da parte di cittadini, imprese ed investitori stranieri, di conseguenza facciano ripartire un’economia con un forte potenziale purtroppo inespresso, a causa di una mancata visione del futuro.

Una “forza economica” che ha il diritto di sapere dove la politica italiana vuole portare il Paese. Una classe politica, quella italiana, che purtroppo arranca su posizioni di potere, esibizionismi personali e una sostanziale incompetenza.

Purtroppo i tempi sono stretti. Il prossimo rapporto delle agenzie di rating è atteso per metà aprile, nella speranza che non ci sia un ulteriore declassamento del rating italiano. Ma d’altronde, non è di quello che ci dobbiamo preoccupare.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

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