Le inchieste “sotto copertura” di Fabrizio Gatti alla Galleria Alberoni

Un incontro assolutamente da non perdere per tutti coloro che desiderano approfondire e capire meglio i fenomeni migratori in atto nel mondo oggi.

Venerdì prossimo 29 marzo alle ore 21, nella Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni di Piacenza, va in scena infatti “Chiusi fuori. I viaggi dei migranti e l’umanità esclusa” il primo dei numerosi appuntamenti che animeranno l’apertura della mostra Dis-chiusure.

Il violino con il filo spinato di Jannis Kounellis, organizzata da Opera Pia Alberoni, Svep, “La Ricerca onlus” e Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e di Sintic Informatica e Internet.

L’incontro prevede l’intervento di uno straordinario testimone: Fabrizio Gatti, scrittore e giornalista de “L’Espresso” e grande esperto delle migrazioni contemporanee, un vero e proprio militante del giornalismo undercover (sotto copertura).

Fabrizio Gatti è infatti molto noto al grande pubblico per le sue straordinarie inchieste condotte da infiltrato sulle rotte dell’immigrazione illegale dall’Africa all’Europa. Ha seguito il viaggio degli immigrati clandestini, dal Senegal alla Libia, attraverso il Sahel e il deserto del Sahara, ha vissuto in una baraccopoli alla periferia di Milano.

Ha scritto numerosi libri tra i quali “Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini” (premio Tiziano Terzani), ha realizzato film documentari e ottenuto prestigiosi riconoscimenti.

Quale migliore interprete dei vissuti dell’umanità esclusa di Fabrizio Gatti? Sarà questo militante del giornalismo undercover (sotto copertura) ad aprire la rassegna di incontri che costituiscono una vera e propria quinta sezione della mostra-evento “Dis-chiusure”.

Fabrizio Gatti, anche con l’ausilio di sue immagini e fotografie, racconterà l’umanità esclusa e converserà sul delicato tema delle migrazioni con Gian Giacomo Schiavi, editorialista del Corriere della Sera.

Fabrizio Gatti

La serata sarà aperta e conclusa dal suono del violino di Kaori Ogasawara. Laureata in violino a Tokyo con il massimo dei voti, ha al suo attivo numerosi concerti in Giappone dove ha vinto svariati premi e concorsi. Dal 2003 svolge un’intensa attività concertistica in Italia. Nel 2009 vince il posto di violino presso il Teatro alla Scala, entrando nell’organico stabile dei primi violini. Attualmente suona un violino di Carlo Antonio Testore del 1751.

Kaori Ogasawara ha selezionato i due brani che eseguirà ispirandosi sia al tema della serata che all’opera di Jannis Kounellis, ovvero il violino con il filo spinato.

Con il suo violino, un Carlo Antonio Testore del 1751, eseguirà in apertura di serata la Sonata n. 3 “Ballade” in re minore, op. 27 di Eugène Ysaÿe. La forte carica espressiva dai toni tormentati incupisce fino al tragico rendendo il brano assai prossimo al gusto espressionistico.

In chiusura, di Johann Sebastian Bach, verrà seguita la Sonata per Violino Solo n. 3 – BWV 1005 – terzo movimento in fa maggiore (largo).

Programma musicale della serata

(Apertura)
Eugène Ysaÿe, Sonata n°3 “Ballade” in re minore, op. 27
Eugène Ysaÿe (Liegi, 1858 – Bruxelles, 1931).
Appartenente alla scuola violinistica Belga, Eugène Ysaÿe diede un grande contributo come interprete e autore al repertorio violinistico di ‘800 e ‘900.

La Sonata n°3 “Ballade” fa parte delle 6 Sonate per violino solo op. 27, composte tra il 1923 e il 1924. Ispirate invariabilmente al modello di Bach sono considerate “una sintesi tra gli attributi del virtuosismo e profondità del pensiero musicale”. Le 6 Sonate sono tutte dedicate ad altrettanti violinisti contemporanei ai quali egli era legato spiritualmente e dei quali ritrasse in quest’opera stile e carattere. La n° 3 “Ballade”, dedicata al grande Enesco, anima artistica della Scuola Nazionale Rumena, si rifà al genere della ballata e si realizza in un flusso unico e continuo dall’andamento narrativo simile a improvvisazione, sintetizzando una pluralità di stili da Bach fino all’esatonalismo debussiano. La forte carica espressiva dai toni tormentati incupisce fino al tragico rendendo il brano assai prossimo al gusto espressionistico.

(Chiusura)
Johann Sebastian Bach, Sonata per Violino Solo n. 3 – BWV 1005 – terzo movimento in fa maggiore (largo)

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