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Loggione biancorosso: il rigore dei sogni all’ultimo grido

LOGGIONE BIANCOROSSO (di Giovanni Pecoli e Carlo Politi)

IL RIGORE DEI SOGNI ALL’ULTIMO GRIDO

loggione biancorosso

VISTA DALL’ALTO

Il muro eretto dalla coriacea Pistoiese crolla al Garilli sul finale di gara dopo un assalto non sempre ordinato e lucido, ma sempre costantemente eroico per l’impegno profuso a caccia della vittoria da parte dei biancorossi.

Franzini inizialmente si affida a Marotta nella zona nevralgica del centrocampo, lasciando a riposo Della Latta di comune accordo con la società per non incappare in sanzioni post squalifica o addirittura punti di penalità (sarebbe assurdo in questo rush finale, se non proprio da “vero suicidio”).

La gara dei biancorossi parte benino, con qualche accelerazione nel tentativo di mettere El Loco Ferrari nelle condizioni di impensierire la sua ex squadra; toscani quadrati ed alquanto rognosi, con falli tattici studiati ad hoc per interrompere la manovra del più quotato Piace.

Nonostante i tentativi il primo tempo si spegne con un nulla di fatto, con un pareggio ad occhiali che aumenterebbe i rimpianti dato il pareggio che l’Alessandria ha imposto alla leader del girone Entella.

Ripresa che inizia con l’identico copione inframezzata solo da due tentativi del pericoloso Luperini (giustiziere del Piace nel ko all’andata subito al Melani) e dell’esperto Momentè, ben controllati da un quasi inoperoso Fumagalli.

Franzini dopo un po’ di esitazione decide di mettere in campo i top player Di Molfetta e Sestu (tenuti inizialmente in panca). Ancora assalti, ancora minuti che passano inesorabili: il pari sembra una sentenza di addio ai sogni di primato, invece ecco il funambolico Di Molfetta procurarsi il calcio di rigore con conseguente espulsione di un difensore arancione toscano.

Batte El Loco Ferrari, batte con decisione facendo riassaporare la voglia di B diretta…se son rose fioriranno…ad Arezzo ora la prova del nove.

IN&OUT

IN: La grinta e la ritrovata freschezza atletica per noi sono il top della serata, unitamente ad una panchina di lusso per questa serie. Una squadra che può permettersi di inserire a partita inoltrata Sestu e Di Molfetta diciamo che è tanta roba. E noi ce la godiamo.

OUT: La pazienza. Sembra che nel calcio di oggi si faccia difetto di questa importante virtù, e anche al Garilli Sabato sera molta gente non l’aveva. Cerchiamo di avere più pazienza se il gol non arriva subito, per giunta se 10 giocatori toscani si mettono fitti fitti davanti al portiere come un muro di Berlino di vecchia memoria. Pazienza: la prossima volta che andiamo al Garilli portiamocene un po’ da casa, servirà a tutti per tifare e sostenere di più e mugugnare un po’ meno durante il match.

ACCADDE OGGI: Il 16 marzo 2003, il Piacenza di Hubner, Maresca e Di Francesco batteva al Garilli l’Atalanta di Taibi, Doni e Rossini per 2-0. Un campionato disgraziato il 2002-2003, segnato da una partenza fulmine della conduzione Agostinelli e poi, nonostante la cura Cagni, da una retrocessione che in qualche modo diceva addio alla massima serie.

Quell’anno per molti è stato il vero inizio di quella malattia che avrebbe portato, di lì una decina d’anni, alla fine dei tempi d’oro: ma poi ci siamo rialzati, eccome, e quest’anno ci stiamo anche riprendendo un po’ di gloria. Forza Piace, dai, forza!

Alla prossima, cuori biancorossi.
#cipiaceilpiace

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