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“I migranti continuano a morire in mare” Il comandante di Open Arms a Piacenza foto

Quali scenari nel Mediterraneo e in Italia? Distanza tra verità dei fatti e narrazione di propaganda

“Con le parole si fanno le cose”: lo diceva il grande linguista e filosofo oxfordiano John Austin e l’ha mostrato molto chiaramente l’incontro “Ong, tra fake news e realtà” organizzato venerdì da Cgil Piacenza e Articolo 21 Emilia-Romagna presso il salone Nelson Mandela (Via XXIV Maggio,18, Piacenza).

“Un’iniziativa intermedia”- ha ricordato inizialmente il Segetario Generale di Cgil Piacenza Gianluca Zilocchi- “tra l’abbraccio a cui molti di noi hanno partecipato in piazza Cavalli poche settimane fa per dire no alle attuali politiche migratorie del governo italiano e la manifestazione del 2 marzo a Milano contro razzismo e discrinazioni”.

“Serate come queste, con un pubblico così numeroso, fanno sperare che un mondo diverso e migliore sia effetivamente possibile”.

Un dialogo stimolante su scottanti temi attuali, che pochissimi sembrano però voler affrontare seriamente, tanto in alto- sul piano istizionale- quanto in basso, a livello dei social media-.

Protagonisti della serata, il comandante e capo missione della Ong spagnola “Open Arms”, Riccardo Gatti, il segretario della Cgil Emilia-Romagna, Luigi Giove; e Valerio Cataldi, presidente dell’assiociazione Carta di Roma (dal 2017) e giornalista che da 10 anni ripercorre le rotte dei migranti sui confini d’Europa- dal Marocco ai Balcani-, realizzando reportage documentatari vincitori di premi internazionali.

Ha moderato l’incontro Mattia Motta, giornalista, consigliere nazionale della Federazione della Stampa e ufficio stampa della Camera del Lavoro di Piacenza.

Tre persone diverse, da tre angolazioni differenti, hanno evidenziato uno stesso preoccupante fenomeno: la distantanza tra verità dei fatti e narrazione degli eventi, spesso distorta per comodità o convenienza a fini politico- propagandististici.

Un incontro che ha compreso la proiezione di alcuni video esclusivi della Ong e del suo operato in mare.

Il punto di vista di chi da anni lavora in prima linea “sul campo” è senz’altro il più efficace per comprendere tutta la sostanzialità di questa pericolosa divaricazione, sulla quale tendenzialmente si preferisce non indagare.

“Sono vicescafista”- ha ironizzato alla richiesta della sua professione il comandante e capomissione della Open Arm.

“Ho solo bisogno di vivere come una persona, un essere umano”- ha detto un migrante l’estate scorsa durante un viaggio dell’Open Arms in rotta verso la Spagna mostrato da un un video.

“I libici hanno voluto tutti i miei soldi, altrimenti mi avrebbero ucciso”, racconta un altro. Un terzo si butta in acqua terrorizziato durante le operazioni di salvataggio, pensando si tratti della Guardia Costiera libica che lo vuole riprendere e non delle Ong; solo dopo si tranqulizza.

“Quella volta verso la Spagna andò comunque abbastanza bene”- spiega poi Riccardo Gatti- “Non avevamo troppe persone a bordo, nè particolari problemi di salute dei passeggeri e le condizioni del mare erano buone. Ma i migranti hanno molta paura dei libici- denucia il capomissione e la responsabilità è anche del governo italiano.

L’accordo con il governo di Tripoli siglato dall’allora Ministro degli Interni Minniti nel 2017″- continua Gatti” ha infatti inasprito la violenza della Guardia Costiera libica verso migranti e Ong e reso complice il governo italiano delle torture in Libia.

La stessa Italia ha favorito questo atteggiamento, regalando nuove motovedette ai libici che spesso non hanno fermato i naufragi.”

Infine il comandante Open Arms conclude una prima importante riflessione: “La scorsa estate andammo in Spagna perchè fu l’unico stato a rispondere alla richiesta d’approdo, oltre che essere lo stato di baniera.

“Il governo italiano insieme agli Stati europei stanno compiendo una gravissima violazione dei diritti umani”.

“Ma chi vi paga”? – chiede il giornalista Mattia Motta ben sapendo di toccare un nodo caldo della questione.” Droga, mafia, criminalità organizzata naturalmente”- risponde con tagliente ironia Gatti-, poi dice la verità dei fatti: “Amministrazioni pubbliche e soprattutto donazioni private”.

Poi il passaggio all’attualità: è vero che più nessuno muore nel Mediterraneo da quando non ci sono più (o quasi più) Ong?

“No, semplicemente è stato smantellato l’efficace sistema di soccorso in mare coordinanato da Guardia Costiera italiana e Ong- spiega ancora Riccordo Gatti- “per un’opera di criminalizzazione verso chi, come noi, salva vite di testimoni scomodi”.

“I migranti continuano a morire – prosegue- e il governo grida falsamente -“Porti chiusi in Italia!- mentre, in realtà alle Ong non viene indicato il luogo di sbarco”.

Poi il più incredidibile dei paradossi denunciato dal comandante “Open Arms”: Le persone dovrebbero essere sbarcate prima possibile ma, qualora i porti maltesi o italiani non permettano lo sbarco, avendo superato il tempo stabilito le navi si trovano a violare la normativa, senza neppure adeguate norme di sucurezza per la prolungata permanenza in mare”.

I giornalisti spesso assecondano com linguaggio e metodo la propaganda politica”- tuona anche Valerio Cataldi – anzichè informare indagando corretamente i fatti”. La politca alimenta la paura della gente invece di illuminare la verità effettiva.

Siamo sicuri di voler proseguire in questa malata divaricazione?

Sulla denuncia delle torturure nei campi di concentetramento libici e sulle presunte, infamanti fake news del salvataggio di Josefa, si chiude una serata dopo la quale non è più possibile far finta di non sapere.

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