Tagli all’accoglienza e il bando va deserto “Così si manda la gente in strada”

Il recente bando avviato dalla Prefettura sull’assegnazione dei profughi presso i Centri di accoglienza straordinaria (Cas) presenti in provincia di Piacenza, scaduto nella giornata del 29 aprile, è andato praticamente deserto.

I risultati ufficiali non si sanno ancora, ma sarebbero quattro in totale le strutture presentatesi.

Alla base della poca partecipazione – il bando era già stato prorogato due mesi fa proprio perchè si temeva questo esito – ci sono le ultime direttive contenute nel recente Decreto Sicurezza del Ministro degli Interni Matteo Salvini, diventato legge a dicembre 2018: molti enti e realtà del territorio impegnate nell’accoglienza, hanno infatti deciso di dare un segnale forte per contribuire a puntare i riflettori di istituzioni e opinione pubblica su una manovra che in molti punti viene considerata incostituzionale.

A dar man forte a queste realtà si sono unite alcuni esponenti della minoranza comunale di Piacenza – Pd, Piacenza in Comune, Movimento 5 stelle – e Fiorenzuola, i quali hanno presentato nella mattinata del 30 aprile una mozione al sindaco e a tutta la giunta al fine di fare pressioni sul prefetto per ridiscutere il prima possibile i termini del bando e concedere un’ulteriore proroga delle condizioni esistenti.

“Il tema dei richiedenti asilo è cavalcato politicamente per un consenso effimero e cieco e che sta avendo un finale scontato” – ha commentato Luigi Rabuffi di Piacenza in Comune – a Piacenza novecento richiedenti asilo si troveranno lasciati a se stessi, senza accoglienza. Non lamentiamoci se poi queste persone le troveremo in giro, facili prede dello sfruttamento e della malavita”.

“Con questo bando solo le grandi strutture potranno aderire, di fatto con una funzione che sarà solo quella di dormitorio – ha poi fatto presente – Ricordiamo inoltre che intorno al sistema assistenza ci sono tante persone che rischiano di perdere il lavoro, un lavoro che ha una valenza sociale altissima”.

“La mozione è un primo gesto per sollecitare chi di dovere affinché vengano fatti tutti i passi possibili perché il prefetto possa rivedere questo bando e quindi per riportare il sistema a dare un accoglienza dignitosa. La speranza è che il nostro esempio possa essere seguito da tutti i Comuni di Italia”.

Più che a portare a dei riscontri pratici immediati, nelle idee delle tre minoranze il senso della mozione sembra proprio risiedere nella volontà di lanciare un grido d’allarme, che possa quindi essere raccolto a livello nazionale per fare pressioni ai piani alti del Governo.

“Ieri sarebbe meglio non si fosse presentato nessuno – ha poi commentato Stefano Cugini del Partito Democratico -, anche fossero tre o quattro strutture, sono tre o quattro strutture di troppo. Il messaggio che doveva passare era che noi non ci stiamo ad un bando che pone queste condizioni, questo decreto sicurezza parte da lontano ed è studiato per mandare gente in strada, generando un clima di paura del diverso. Con la mozione si dimostra alla città che su certi temi ci sono sensibilità comuni al di là dell’appartenenza partitica”.

Alleato al Governo con Salvini, ma in disaccordo su molte questioni, il Movimento 5 stelle a Piacenza ha deciso di prendere una direzione diversa sulla questione accoglienza da quella scelta dalla Lega ed unirsi alla mozione di Pd e Piacenza in Comune.

“Il decreto sicurezza è un provvedimento nato per cercare di porre rimedio a situazioni di difficoltà – ha spiegato Sergio Dagnino del M5S – poi però la politica è intervenuta con gli “scarponi chiodati” e parlando alla pancia delle persone, soltanto per ottenere voti in più. L’assistenza fatta di integrazione ha bisogno di ribadire che c’è una sensibilità nella collettività che è diversa. Se essere “buonisti” significa tenere alla vita delle persone, allora anche noi siamo “buonisti”.

Tra gli elementi che preoccupano di più nel nuovo decreto la riduzione dei contributi agli ospiti delle strutture, che passa da 35 a 21 euro. Una diminuzione sensibile che, come spiegano alcuni rappresentanti delle associazioni che operano sul territorio intervenuti alla presentazione della mozione, “trasforma di fatto l’accoglienza in una attività esclusivamente alberghiera, che non tiene conto di tutta una serie di elementi aggiuntivi utili per l’integrazione delle persone, come la scolarizzazione e l’assistenza sanitaria”.

“Andiamo avanti per senso civico e per senso di responsabilità – aggiungono in coro -. Gli ospiti ci chiedono dove andranno e perchè sta succedendo tutto questo”.

Tra loro c’era anche qualcuno che al bando ha partecipato, come la Confini Azzurri srl, piccola realtà attiva a Besenzone, Borgonovo e Caorso che assiste nove famiglie. “Si tratta di una provocazione – spiegano – una volta in prefettura non firmeremo. E’ un gesto per mettere di fronte alle proprie responsabilità chi di dovere”.

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