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Dalla Grande Guerra alla guerra di droni, il Generale Bernardini ospite del Rotary foto

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(distretto 2050)

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Il Generale Roberto Bernardini ospite della Conviviale interclub tra Rotary Piacenza, Il Rotary Piacenza Farnese ed il Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia

Importante serata d’interclub tra il Rotary Piacenza, il Rotary Piacenza Farnese ed il Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia presso il Grande Albergo Roma.

Ospite e Relatore della conviviale, introdotto dal Presidente del Rotary Piacenza Valli Nure e Trebbia Riccardo Cioce, a cui si sono uniti i Presidenti Giancarlo Gerosa e Roberto Gatti, è stato infatti Roberto Bernardini, Generale di Corpo d’Armata che ha concluso la sua carriera di Ufficiale quale Comandante di Vertice delle Forze Operative Terrestri dell’Esercito Italiano nel settembre 2014.

In 43 anni di servizio ha svolto un’intensa attività formativa presso le Scuole Militari e le Università, di comando e gestionale a tutti i livelli ordinativi, dirigenziale presso gli Stati Maggiori dell’Esercito e della Difesa, diplomatica in sedi estere al servizio del Ministero degli Esteri, operativa in teatri operativi esteri e in ambito NATO.

Nel lungo periodo della sua attività Bernardini ha maturato una rilevante esperienza per quanto riguarda le problematiche del mondo islamico e dell’Africa sub-sahariana e sui flussi migratori verso l’Europa. Laureato in Scienze Strategiche – con Master di II livello presso l’Università di Torino – ed in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Trieste, 
appassionato cultore delle problematiche del mondo contemporaneo e di geopolitica, attualmente svolge attività di conferenziere in vari consessi dove tratta temi di grande attualità nell’attuale complesso panorama mondiale, con particolare riferimento all’Europa, all’area di tutto il bacino del mediterraneo e mediorientale.

Per l’occasione il Gen, Barnardini ha intrattenuto i numerosi soci ed ospiti intervenuti con una relazione dal titolo “Dalla Grande Guerra alla guerra di Droni”. Sono trascorsi oltre 100 anni dalla fine della prima guerra mondiale: la Grande Guerra è considerata da molti storici il vero spartiacque tra Ottocento e Novecento, poiché fu il primo conflitto ad interessare contemporaneamente tre continenti e la quasi totalità dei Paesi dell’epoca, il primo in cui si fece uso su larga scala di armamenti moderni, quello durante il quale vennero combattute alcune delle più grandi battaglie della storia, nonché l’evento provocò la caduta di enormi imperi secolari.

Nel 1918 si contarono, tra militari e civili, più di 15.291.000 vittime: mai un numero così alto di morti era stato causato da un’unica guerra. All’inizio delle guerre mondiali, molte nazioni avevano sviluppato armi che si sarebbero rivelate una sorpresa per gli avversar e avrebbero definitivamente cambiato il modo di combattere; in particolare, l’utilizzo della mitragliatrice, che favoriva le postazioni difensive a scapito delle truppe attaccanti, contribuì fortemente alla rapida trasformazione del primo conflitto mondiale in guerra di trincea, poiché il suo massiccio uso rendeva di fatto impossibili le tradizionali battaglie con manovre di grandi reparti in campo aperto, come accadeva ancora nelle guerre ottocentesche. All’epoca della prima guerra mondiale la cavalleria era ancora considerata importante.

Durante il primo conflitto mondiale l’apporto degli aerei non risultò essere ancora così decisivo, come lo sarebbe stato invece nei decenni successivi: i velivoli infatti erano ancora tecnicamente piuttosto limitati in termini di velocità, autonomia di volo, armamento, per cui il loro utilizzo fu limitato a missioni di ricognizione e ad attacchi piuttosto circoscritti alle linee nemiche.

Grazie all’enorme sviluppo della tecnica e della ingegneria aeronautica, molto più efficace e decisivo risulterà invece l’apporto dell’aviazione militare, a partire dagli anni trenta e in particolar modo durante la Seconda guerra mondiale. La possibilità di effettuare voli a lunga distanza e di trasportare a bordo grosse quantitativi di bombe, trasformò l’aviazione in un’arma decisiva, sia per la possibilità di bombardare intere aree nemiche a distanza, sia per la capacità di effettuare veloci operazioni offensive di mitragliamento in battaglia, a copertura delle truppe di terra.

Non a caso, proprio la mancanza di un’adeguata protezione aerea che i tedeschi si trovarono ad avere dal 1943 fu uno degli elementi che contribuirono fortemente alla sconfitta della Germania nel conflitto mondiale.

Il grande sviluppo e l’utilizzo in larga scala di aerei e carri armati, a partire dagli anni trenta, rese superata ed inutile la guerra di trincea, tipica dei primi anni del novecento. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, per quasi mezzo secolo, il mondo ha temuto che il sistema politico internazionale a base bipolare e minaccia atomica avrebbe potuto essere messo in discussione solo da una grande guerra generale nucleare: quella stessa guerra che le due superpotenze, Usa e Urss, segretamente e quotidianamente preparavano.

Durante la guerra fredda, sebbene non si sia verificato alcun effettivo combattimento, le “superpotenze” – USA e URSS – scatenarono una corsa all’armamento nucleare per sviluppare ed aumentare il livello tecnologico disponibile per scopi bellici; altri progressi tecnologici si concentrarono sull’intelligence, come nel caso del satellite spia, del missile balistico, del missile da crociera (il sottomarino nucleare fu inventato nel 1955); sempre durante la Guerra Fredda i droni, che già avevano dimostrato il loro immenso potenziale, divennero un progetto fondamentale da sviluppare per spiare e individuare un nemico sempre più distante dalle linee e sempre meno rivendicabile.

Soprattutto a partire dagli anni ottanta del XX secolo, a seguito dell’enorme sviluppo della tecnologia in campo elettronico e satellitare, si sono realizzati sempre più sofisticati sistemi di conduzione di mezzi aerei e navali e di puntamento missili. Ciò ha condotto, tra l’altro, ad una completa trasformazione del bombardamento aereo e anche di quello navale.

La ‘Guerra al Terrorismo’, avversario impercettibile e multiforme, ha tuttavia portato allo sviluppo della “Guerra cibernetica” (o “cyberwarfare”), l’insieme delle attività di preparazione e conduzione di operazioni di contrasto nello spazio cibernetico; queste attività comprendono l’intercettazione, l’alterazione e la distruzione dell’informazione e dei sistemi di comunicazione nemici e si caratterizzano per l’uso di tecnologie elettroniche, informatiche e dei sistemi di telecomunicazione

Dal punto di vista strategico, ha spiegato Bernardini, lo spazio cibernetico è considerato il più recente ambiente di guerra ovvero il “quinto dominio” dopo terra, mare, cielo e spazio, mentre a livello geopolitico gli Stati Uniti detengono il primato su questo ambiente in quanto possiedono le principali aziende tecnologiche di portata planetaria, unito al relativo potenziale di intercettazione e attacco e alla disponibilità di gran parte delle infrastrutture della connessione (server, cavi, centri di stoccaggio dati).

Lo spazio cibernetico per sua natura offre l’occasione di sfruttare le sue enormi potenzialità per sfidare avversari di forze impari, in modi altrimenti inimmaginabili negli altri domini; le battaglie in questo dominio sono svolte principalmente da agenzie di servizi segreti e raramente si riesce a individuare gli attori responsabili.

Esistono molti metodi di attacco nella guerra cibernetica, tra i quali l’attacco a infrastrutture cruciali: i servizi energetici, idrici, di combustibili, di comunicazioni, commerciali, dei trasporti e militari, attacchi volti a modificare pagine web, chiamati in gergo deface, o a rendere temporaneamente inagibili i server (attacchi denial-of-service), intralcio alle apparecchiature (ordini e comunicazioni possono essere intercettati o sostituiti, mettendo a rischio le operazioni), raccolta di dati ed informazioni riservate che possono essere intercettate e modificate, rendendo possibile lo spionaggio.

Un tipo di guerra basata su questi dispositivi permette le cosiddette “esecuzioni mirate” (“targeted killing”), ovvero gli attacchi specifici e precisi a obiettivi anche lontani dalle linee di fuoco: per questo molti Paesi hanno impiegato queste tecnologie nella lotta al terrorismo in Africa e in Medio Oriente a partire dal 2001, motivandole con la possibilità di ridurre le vittime civili dei conflitti e di evitare l’escalation della situazione in scontri armati più pesanti.

Ad indurre gli eserciti all’investimento in queste tecnologie sono i vantaggi operativi: senza dover mettere a rischio i propri uomini, i comandanti militari possono portare i loro attacchi sempre più all’interno degli altrui confini. Guardando alle statistiche, il rapporto tra costo ed efficacia di questi aeromobili è più vantaggioso di armi “tradizionali”; mentre il basso costo politico di questi strumenti li rende pari a giocattoli pericolosi, i governi sono più disposti ad autorizzare azioni militari che non rappresenterebbero potenzialmente un rischio per il personale alla guida dei velivoli, ma l’operazione autorizzata rimane un attacco armato, in territorio nemico e con mezzi letali, con il rischio di ricorrere troppo facilmente alla forza armata, solo perché appare “facile e indolore” per le proprie truppe: uno scenario cupo.

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