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Eminescu, quando la letteratura accompagna la nostalgia per il proprio paese foto

Prosegue la collaborazione tra PiacenzaSera.it e le associazioni “Mondo Aperto” e “Sentieri nel Mondo” che si occupano da anni di formazione e di mediazione interculturale.

L’approccio, la comunicazione, l’esperienza di Paesi diversi dal nostro e dei quali non sappiamo quasi nulla. Ci aiuta Rodica Oprea, studentessa universitaria di origini moldave, con un pezzo sulla sua infanzia e l’incontro con la letteratura (poetica di Mihai Eminescu).

Eminescu, quando la letteratura accompagna la nostalgia per il proprio Paese

Moldavia

Quando ero piccola, mi ricordo che la nonna non guardava quasi mai la Tv, ma la radio era sacra, la spegneva di rado. Eravamo in tanti nipoti, ma non si sa come solo io rimanevo a dormire con lei.

La nostra abitudine era di ascoltare la sera, alle 8 in punto, un programma, in cui c’era una voce calma e placata che leggeva con grazia delle poesie, dei romanzi brevi o delle fiabe. Penso che per la prima volta in una di quelle sere ho sentito la poesia “Luceafarul” di Mihai Eminescu.

Il titolo in Italiano equivale a “Espero”, che indica il pianeta Venere che appare dopo il tramonto come la stella più brillante accanto alla luna. Quelle prime tre strofe mi hanno segnato e mi hanno accompagnata in qualche modo nei periodi più difficili.

Alle elementari mi ricordo che quando si faceva casino in classe la professoressa ci minacciava sempre che ci avrebbe dato per compito di studiare a memoria tutta la poesia, intendiamoci che è composta da 98 strofe. E io come tutti i bambini di quell’età spaventata diventavo la più brava. Ma la bellezza di questo capolavoro l’ho scoperta molti anni dopo, lontano da casa, quando sono arrivata in Italia a 13 anni.

A quell’età si tende a voler somigliare il più possibile ai coetanei, per integrarsi meglio. Quindi volevo imparare il più possibile sulla cultura italiana per non sentirmi esclusa dal gruppo. E più leggevo poesie italiane, più in me nasceva il desiderio di cercare e leggere le poesie della mia cultura, nella mia lingua. E quando mi leggevo la poesia di Eminescu, pensavo tra me e me, “poveri italiani che conoscono solo la loro lingua e non potranno mai assaporare in pieno la dolcezza di questa poesia”.

Pensavo che questo poema fosse sconosciuto in Italia, finché alle superiori, durante una gita alla fiera del libro, passeggiando tra infinite bancarelle con libri, vidi sulla copertina di un libro un nome familiare “Eminescu”. Il cuore ha iniziato a battermi forte e non capivo se davvero in Italia a una fiera poteva esistere un libro di uno scrittore rumeno. Mi avvicinai e presi in mano il libro, era proprio il poema “Espero” di Eminescu, non potevo crederci.

Ho iniziato subito ad attirare l’attenzione dei miei compagni di classe raccontando di questa poesia e recitando le prime strofe che conoscevo a memoria. Il libro era scritto in italiano, io lo comprai e ogni tanto quando ho un po’ di nostalgia, lo rispolvero e lo rileggo.

Questo poema ha una capacità di coinvolgere il lettore tanto che il tempo vola per davvero quando lo si legge. Per questo ho deciso di condividere con voi alcune strofe, tradotte da Geo Vasile, spiegando la trama. La poesia parla dell’amore tra Espero, stella personificata che proviene dal mondo superiore, il mondo degli dei e una fanciulla di nome Catalina, che si rivolge a questa stella.

La poesia inizia come una fiaba:

C’era una volta come mai,
Così narran le fiabe,
Una fanciulla senza pari,
Di gran ceppo regale.

Ed era unica ai parenti,
Stupenda fra le belle,
Com’è la Vergine fra i santi,
La luna fra le stelle.

Dall’ombra delle volte altere
Lei suo passo volge
Alla finestra, appartata,
Sta Èspero aspettando.

Lei è una fanciulla splendida e nobile, che ogni notte guarda dalla sua finestra e vede Espero, che a sua volta dalle sommità celesti, la vede, e se ne innamora, e penetrando nella sua stanza la riempie della sua luce, simile a Zeus che penetrò nella torre in cui era stata chiusa Danae mutandosi in pioggia dorata.

Catalina si affaccia ogni notte alla finestra e chiama Espero perché venga vicino a lei, e lui si tuffa nel mare per riemergerne in aspetto umano. Tale scena si ripete per ben due volte, e in entrambe, Espero offre il suo amore e tutta l’eternità alla fanciulla, chiedendole di abbandonare il suo mondo e diventargli sposa. Ma Catalina se da una parte lo desidera, dall’altra lo respinge, dicendogli “io sono viva, tu morto”.

La seconda volta quando Espero scende, Catalina gli chiede di diventare mortale. E lui le risponde:

– Mi chiedi l’immortalità
In cambio di un bacio.
Eppure voglio che tu sappia
Quanto io possa amarti;

Sì, nascerò con il peccato,
Subendo un’altra legge;
Sono legato all’eterno,
Slegato voglio esser.

A questo punto entra in scena un terzo personaggio, Catalin, un giovincello scherzoso e un po’ sfacciato che corteggia la fanciulla e ne ottiene le grazie. Lui le propone di insegnarle che cosa è l’amore se lei non lo sa, le offre un amore vicino, presente, immediato, l’opposto di un amore ideale di Espero, che poteva essere raggiunto solo se lui avesse rifiutato l’immortalità.

– Se non lo sai, t’insegnerei
L’amore a poco a poco,
Ma non sdegnarti, ci vorrebbe
Del bello e del buono.


Quando ripiego il mio volto,
In alto ferma il tuo,
Ci guarderemo dolcemente
Per sempre vagheggianti;

E che l’amore pienamente
Ti sia rivelato,
Quando baciandoti m’inclino,
Rispondimi con baci.

Catalina all’inizio non prende sul serio il ragazzo, ma contro la sua volontà si lascia coinvolgere. Ma il suo pensiero è sempre rivolto a Espero, e lo racconta a Catalin, ma il fanciullo le risponde che la porterà via lontano da tutti cosi lei dimenticherà Espero.

Nel frattempo, Espero si innalza attraverso il cielo, raggiunge le sommità dell’universo per rivolgersi all’ultimo personaggio del poema, il Padre, Dio: per potersi privare dell’immortalità e divenire mortale, avendo così la possibilità di stare con Catalina.

– Dal peso del brumoso eterno,
Scioglimi, sacro Padre,
Ti sia il nome lode eterna
Sull’universa scala;

Chiedimi, Padre, ogni prezzo,
Ma dammi un’altra sorte,
Giacché tu sei fonte di vita,
Dispensator di morte;

Toglimi il nimbo immortale
E il fuoco degli sguardi,
E dammi in cambio di tutto
Un attimo d’amore…

La risposta del Creatore è molto fredda, molto razionale: non ha senso, per un essere eterno ed unico, divenire un essere umano come ce ne sono milioni, che muoiono e nascono sotto un unico sole.

Tu vuoi valere quant’un uomo,
Rassomigliarti a loro?
Periscan gli umani tutti,
Ne nasceranno ancora.

Solo nel vento essi plasman
Deserti ideali –
Quand’onde trovan una tomba,
Addietro sorgon onde;

Essi han solo le lor stelle,
Di buona e mala sorte,
Noi oltre tempo, oltre spazio
Siamo oltre morte.

Il Padre chiede a Espero di guardare un’ultima volta bene il mondo dei mortali e vedere cosa lo attende. Cosi quando arriva la notte Espero risale in cielo, riversando la sua luce, su una collina vede due giovani, Catalin e Catalina. Lei quando lo intravede gli si rivolge chiamandolo a scendere in terra un’altra volta.

– Scendi da me, Èspero blando,
Fluendo su un raggio,
Pervadi il bosco, il pensiero
Rischiara la mia sorte!

Lui le rivolge la parola, chiamandola “volto di polvere”, una mortale a cui non importava se era lui o altri, quindi decide di rimanere nel suo mondo per l’eternità freddo ed alto.

Lui tremola com’altre volte
Sui boschi e sui colli,
Guidando solitudini
Di tumultuose onde;

Ma più non piomba come allora
Nei mari dagli alti:
– Che importa te, volto di polvere,
Se fossi io od altri?

Vivendo nell’angusto cerchio
Vi fa da scorta il fato,
Mentre nel mio mondo sono
Eterno, freddo, alto.

Così finisce questa storia d’amore lasciando l’amaro in bocca, però è proprio questa la sua bellezza. Spero di aver trasmesso almeno in minima parte la grandezza di Eminescu. Se vi ho incuriosito ci sono altre sue poesie famose come: O, rămii (Oh, rimani), Mai am un singur dor (Mi resta un solo desiderio), Scrisori (Epistole).

Rodica Oprea, studentessa universitaria

Le foto sono di Rodica Oprea

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