“La collaborazione tra ricerca, aziende e agricoltori diventerà una necessità”

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Il futuro ha fatto sosta al Campus Agroalimentare Raineri-Marcora di Piacenza, location scelta per “Agrievolution – Ricerca e Agricoltura binomio inscindibile”. Organizzato da Bayer in collaborazione col Campus, l’incontro – introdotto dai saluti della Dirigente Teresa Andena e moderato da Fabrizio Binacchi, direttore sede regionale per l’Emilia Romagna – ha offerto l’occasione per discutere di difesa, genetica e digitale.

La genomica è stata al centro dell’intervento di Adriano Marocco – professore ordinario di Genetica agraria, direttore del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali Sostenibili all’Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza – che ha posto l’accento sull’importanza della biologia molecolare per i recenti sviluppi della genetica delle piante coltivate.

“Grazie alla possibilità di sequenziare il genoma delle specie di interesse agrario, la genomica, che studia il DNA alla base della biologia, sta assumendo sempre maggiore peso nell’agricoltura – ha spiegato -. L’opportunità di isolare e introdurre nelle coltivazioni varianti che incidono, ad esempio, sulla resistenza a una malattia o a un parassita è emblematica delle garanzie di progressi sull’uso delle piante per alimenti (umani e zootecnici), per la produzione di molecole a uso farmaceutico e nutraceutico e per l’ottenimento di materie base per la produzione di energia”.

“Immagazzinando informazioni sul DNA estratto dal suolo e mettendole in releazione alle coltivazioni, la metagenomica estende a sua volta il discorso e promette di essere particolarmente utile per indirizzare e migliorare le tappe fondamentali del metabolismo della pianta. La Genetica vegetale rappresenterà la base per assicurare cibo a sufficienza e di qualità ai nove miliardi di esseri umani previsti per il 2050, senza turbare l’equilibrio ambientale e garantendo lo sviluppo sostenibile”.

L’innovazione genetica sta evidentemente accelerando grazie a nuove tecniche molto più rapide, precise e utili – come la genomica e le New Breeding Techniques – ma un altro tassello imprescindibile è la trasformazione digitale, che permette di raccogliere un numero enorme di dati a livello globale per produrre soluzioni su misura.

Professore di Agronomia e Sistemi Colturali all’Università degli Studi di Milano, fondatore e responsabile di Cassandra lab, Roberto Confalonieri ha sottolineato le “ottime opportunità odierne per il trasferimento di nuove tecnologie in un settore che – un tempo restio ad accettarne l’inserimento in qualsiasi modo nel processo produttivo – oggi si presenta invece letteralmente come un terreno fertile”.

“Dobbiamo fornire agli utenti conoscenze sufficienti per capire cosa è utile e cosa è semplicemente spazzatura impacchettata con un’accattivante carta dorata – ha però avvisato – perché un mercato così promettente sta attirando le attenzioni di molti soggetti improvvisati. Usabilità, economicità/redditività, adeguatezza tecnico-scientifica, rilevanza per l’utente target, capacità di rispondere alla domanda: queste sono le parole chiave che l’ICT (Information and Communications Technology) deve usare per integrarsi e offrire agli agricoltori risposte concrete, basate ad esempio su livelli di connettività impensabili fino a poco tempo fa, su nuove costellazioni di satelliti e su simulatori sempre più raffinati”.

L’intelligenza artificiale aiuta insomma a interpretare la straordinaria mole di dati raccolti sul campo, contribuendo così a fare previsioni più attendibili e prendere decisioni più informate, aiutare a scegliere e integrare tutte le soluzioni tecniche disponibili, ottimizzando ogni punto del campo, per produrre di più con meno spese e con minore impatto ambientale.

Tutto questo fermento nel rapporto tra ricerca e agricoltura è utile per spiegare l’appassionato discorso con cui Maurizio Junior Chiurazzi – laureato in Tecnologie Agrarie all’Università degli Studi di Napoli Federico II, laureando in Plant Sciences alla Wageningen University & Research e delegato Youth-AG Summit di Bayer nel 2017 – ha ripercorso le scelte che, dagli studi classici, lo hanno portato ad approfondire la formazione nella Scienza delle Piante alla Wageningen University & Research, a incrociare la sua strada con quella di Bayer grazie alla sua partecipazione al Summit e a sviluppare progetti di “urban, indoor and vertical farming” e sull’utilizzo delle biotecnologie in agricoltura.

“Nel “food system” di un futuro non troppo remoto – ha concluso – la collaborazione tra ricerca scientifica, aziende e agricoltori sarà una necessità. Anche questi ultimi, a qualsiasi livello, dovranno essere tenuti in considerazione, la biodiversità andrà preservata e le informazioni condivise dovranno essere scientificamente corrette”.

È intervenuto Fabio Minoli, direttore comunicazione e rapporti istituzionali Bayer Italia, riallacciandosi alla proposta di Chiurazzi sulla necessità di creare un network. “È importante scambiare informazioni e serve, soprattutto ai giovani, creare un dibattito anche sulla rete per confrontarsi sulle informazioni che si dicono e si scrivono in merito a ciò che mangiamo”.

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