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L’incontro tra migranti e adolescenti “Uno scambio che riattiva la vita” foto

Uno scambio di esperienze di vita, tra chi è aggrappato a un sogno difficile da realizzare e chi fatica ancora a sognare.

La cooperativa sociale Tice prosegue il suo lavoro a tutto campo alla ricerca di nuovi spunti di innovazione sociale. Da uno sportello di consulenza psicologica rivolto ai richiedenti asilo che sul nostro territorio attendono di conoscere il loro destino – o di nuovi cittadini o di profughi respinti – è nata un’inedita occasione di incontro. Che ha arricchito dal punto di vista umano sia l’equipe di esperti coinvolta, che i giovani adolescenti seguiti abitualmente dalla cooperativa.

A raccontare il progetto e l’incontro, la presidente di Tice Francesca Cavallini. “La cooperativa sociale Quadrifoglio ha contattato noi di Tice in virtù della nostra naturale propensione per l’inclusione e per la volontà di generare innovazione sociale anche dai problemi, anziché trasformarli in stigma”.

“Così da Ivana Gracchi, di Quadrifoglio, ci è arrivata la proposta di introdurre una forma di supporto psicologico nei centri di accoglienza straordinari, i cosiddetti Cas, gestiti dalla cooperativa a Fiorenzuola, Rivergaro e Travo. Dove sono ospitati un cinquantina di richiedenti asilo provenienti dai paesi molto diversi ai quattro angoli del pianeta: Mali, Bangladesh, Ghana, Pakistan”.

“All’inizio eravamo un po’ preoccupati perchè – ammette Cavallini – questo è un settore dove non avevamo mai approfondito le nostre ricerche, ma del quale anche il mondo universitario inizia a occuparsi sempre di più. Così abbiamo deciso di avviare la formazione dei nostri operatori con l’aiuto della psicologa Aurelia Barbieri, che ha lavorato con la Ong “Medici senza Frontiere” proprio per dare sostegno ai profughi arrivati via mare. Un percorso che ci ha permesso di comprendere quali sono i traumi e le problematiche più diffuse tra i migranti”.

“Insieme a Quadrifoglio abbiamo istituito alcuni momenti periodici di ascolto – prosegue – all’interno dei centri di accoglienza, partendo da alcuni dei problemi della salute mentale in occidente. Come l’ansia e le paure, la dipendenza dal web, le problematiche legate alla convivenza, ma anche cosa vuol dire anche stare in attesa per mesi di un documento senza mai ottenerlo”.

“Dopo questa prima fase di conoscenza reciproca abbiamo deciso di accogliere alcune di queste persone presso la nostra sede con percorsi più individualizzati. I cinque psicologi di Tice coinvolti in questo progetto hanno scoperto una ricchezza umana molto grande, che ha suscitato notevole interesse tra i nostri tirocinanti. Tanto da indurci a proporre un nuovo progetto: abbiamo invitato alcuni dei migranti all’interno dello spazio riservato della sede Tice di via Scalabrini agli studenti adolescenti”.

Con l’obiettivo di alimentare uno scambio inedito e in parte inatteso: gli adolescenti hanno così iniziato ad aiutare i migranti nell’apprendimento dell’italiano attraverso conversazione libera, magari insegnando loro lo “slang”. Ma il rapporto che si è instaurato fin da subito è stato reciproco: i migranti hanno raccontato senza barriere le loro storie di coraggio e di vita agli adolescenti.

“Abbiamo incontrato tante vite che non conoscevamo – riferisce Cavallini – ad esempio quella di Buba, giovane del Gambia, che ha fatto il sarto e quando gli chiedi a 26 anni da quanto lo fai, lui risponde da 15. Capisci che cuciva da quando ne aveva 10 e sa fare abiti bellissimi e particolari. Oppure la storia di chi fa l’elettricista da nove anni e oggi non ha neppure venti. Storie di persone che ci mostrano quanto sia importante fare pratica, ma anche che studiare fin da bambini non è un diritto garantito a tutti nel mondo”.

Uno scambio che si è rivelato molto proficuo secondo Cavallini. “Perchè ha messo a contatto – spiega – tanti nostri ragazzi con storie vere, di voglia di vita e di riscatto, che hanno rinvigorito e fatto capire quanto sia importante avere un sogno. E che il fatto di cercare una vita migliore possa essere un fattore di cambiamento”.

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