Una notte drammatica per la cristianità e la cultura europea

È stata una notte drammatica per la cristianità e per l’intera cultura europea e occidentale. Una notte oscura, rischiarata solo dalle fiamme che alte si levavano al cielo dal tetto di Notre Dame, la celeberrima cattedrale di Parigi.

Grande prudenza c’è sui motivi di questo incendio devastante e così simbolico, quasi un presagio di apocalisse; pare che la causa sia da imputare ai restauri in corso, anche se i soliti complottisti già da ore discettano di terroristi e di guerra santa, e da ore chiedono le dimissioni di Macron…

Ma non ci sono solo i complottisti, in azione. Tutti esperti di incendi, stanotte, sul web e in tv. A cominciare da Trump, che a ora di cena con un tweet ha consigliato ai nostri cugini d’oltralpe l’uso dei Canadair; al presidente degli Usa hanno prontamente risposto i vigili del fuoco francesi: i getti di acqua degli aerei sono talmente potenti che avrebbero fatto crollare tutto ciò che era ancora in piedi, dopo il crollo di due terzi della struttura lignea di copertura – per la quale nel Duecento furono sacrificate più di 1300 querce – e della guglia ottocentesca collocata all’incrocio tra il transetto e la navata principale.

Perché va ricordato che Notre Dame, come tutte le cattedrali francesi del XIII secolo, è una costruzione arditissima e clamorosa, vero e proprio prodigio di tecnica costruttiva medievale, e pertanto assai fragile.

La più importante novità dello stile gotico – oltre all’introduzione dell’arco acuto, che aveva il vantaggio di evitare archi ribassati per i costoloni delle volte a crociera – fu infatti lo svuotamento delle massicce e possenti murature portanti delle basiliche romaniche, che si ispiravano alla severa magniloquenza dell’architettura romana; esse furono sostituite da un rivoluzionario sistema di pilastri polistili affiancati, all’esterno del fabbricato, da contrafforti e da archi rampanti che avevano il compito di scaricare le forze laterali.

Questo processo di svuotamento, oltre a liberare spazio per le straordinarie vetrate policrome che tutti conosciamo, indusse gli architetti e i costruttori delle cattedrali gotiche a spingersi sempre più in alto: 33 metri a Parigi, 37 a Chartres, 38 a Reims, 42 ad Amiens, addirittura 48,5 a Beauvais.

Non era solo, con ogni probabilità, una continua tensione mistica verso il cielo, ovvero verso il Dio creatore; ma anche una sorta di gara, di sfida, tra le città dell’Ile-de-France. Perché la cattedrale medievale non era solo la casa di Dio ma anche l’orgoglio di un’intera comunità, luogo di preghiera ma anche sala per riunioni cittadine e addirittura gare di cavalli, oltre che un prezioso scrigno di opere d’arte.

Mentre scriviamo queste poche righe arriva la notizia che la battaglia contro il fuoco è stata vinta. La struttura in pietra di Notre Dame è salva, e forse lo sono anche i mostri e gli animali fantastici che dovevano impedire l’ingresso alle forze del male, resi celebri da Victor Hugo.

Un grazie, davvero, alla prudenza e al coraggio dei vigili del fuoco francesi. Chissà come sarebbe finita, con certi incompetenti…

Giovanni Battista Menzani

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