A Piacenza 897 richiedenti asilo. Cisl “Nessuna invasione, rischio marginalità”

“Invasione? In Emilia-Romagna i richiedenti asilo rappresentano appena il due per mille della popolazione e (poco più di novemila su una popolazione di quasi quattro milioni e mezzo di persone), mentre a Piacenza la percentuale è 3,2 per mille. Il vero rischio su cui occorre fare attenzione è la marginalità sociale. Marginalità che inevitabilmente finisce per alimentare il lavoro nero e lo sfruttamento”.

E’ questo in estrema sintesi quanto emerge, numeri alla mano, da un’analisi della Cisl regionale presentata a Bologna nel corso del convegno “#Primalepersone L’Emilia-Romagna che accoglie”.

Al 9 gennaio scorso ospitati nei centri di accoglienza straordinaria (Cas) di Piacenza e provincia c’erano 897 richiedenti asilo.

La critica esplicita mossa dal segretario generale della Cisl Filippo Pieri è indirizzata al cosiddetto ‘decreto sicurezza’ (oggi, L.132/2018), “che contrappone al modello emiliano di accoglienza dei richiedenti asilo diffuso sul territorio un sistema di strutture, come i Cas e gli Sprar, senza i servizi di integrazione sociale (corsi di italiano, di formazione professionale, orientamento al lavoro, ecc). Proprio quei servizi di integrazione sociale che hanno invece determinato il successo del sistema regionale”.

“Tutto è migliorabile, ma il sistema di accoglienza della nostra regione è stato sicuramente un modello virtuoso, per la presenza di un hub centrale per l’accoglienza in emergenza, la preferenza di strutture di piccole e medie dimensioni, la diffusione territoriale, fino ad arrivare all’ ’80% dei comuni che accoglieva”, gli ha fatto eco Ciro Donnarumma, componente della Segreteria regionale Cisl con delega alle politiche migratorie”.

“Il vero pericolo – commenta Marina Molinari, Segretario generale Cisl Parma Piacenza, a margine dei lavori del convegno – è che l’abolizione del permesso per motivi umanitari, produca entro l’anno prossimo tra i 130 e i 140 mila migranti irregolari, possibili, se non probabili, vittime di caporalato, lavoro nero e sfruttamento”.

“La tenuta sociale della comunità di Piacenza ne riceverebbe un duro colpo, perché le nuove norme tenderanno a determinare un sistema di minore qualità nell’assistenza e nell’accoglienza con risvolti occupazionali negativi per tante professionalità che in questi anni si sono formate per facilitare l’integrazione”.

Un’integrazione – conclude – che ha conseguito risultati complessivamente positivi nel mondo del lavoro considerato che nella sola Emilia-Romagna, i lavoratori immigrati contribuiscono al 12% del Pil regionale”.

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