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Settima notte sul tetto per i facchini Usb. Gls: “Licenziamenti un pretesto”

Settima notte sul tetto dello stabilimento Gls del Montale (Piacenza) per i facchini del sindacato autonomo Usb.

Non si sblocca la situazione della protesta e su Facebook Usb pubblica un video della nottata sotto la pioggia corredato con le seguenti parole: “La pioggia e il vento non sono riusciti a spegnere la determinazione e l’estrema resistenza dei 33 facchini licenziati alla Gls. L’Unione Sindacale di Base è orgogliosa di averli nelle sue file”.

Usb più volte ha ribadito che la mobilitazione non s’interromperà fino a quando l’azienda non accetterà il confronto. Ma dalla Gls finora non sono arrivati segnali di apertura.

In una nota l’azienda precisa: “I licenziamenti contro i quali viene inscenata la protesta sono un pretesto: si tratta invero dell’ennesima prova di forza di Usb che Gls non ritiene di dover assecondare mediante ulteriori incontri”.

“Gls si accinge a depositare – prosegue la nota dell’azienda – una denuncia alla Procura della Repubblica di Piacenza, dopo quella per arbitraria invasione e occupazione di azienda aggravata  sporta per una simile precedente azione di occupazione avvenuta l’8 marzo 2018, sempre da parte di esponenti Usb e dopo aver denunciato, nel dicembre 2018, alcuni degli ex dipendenti, in concorso con gli stessi dirigenti del sindacato, per turbamento dell’attività produttiva attraverso il boicottaggio della rulliera di scorrimento delle merci al fine di interrompere dolosamente la produzione”.

ALBERTO ESSE E LA “SALITA ALLA TERRAZZA DEL LAVORO” – Mercoledì 24 aprile, dalle 11 alle 18 tra Piazza Duomo e Piazza Cavalli, si terrà la “SALITA ALLA TERRAZZA DEL LAVORO, PIACENZA SOLIDALE DOVE SEI?” – installazione/performance del Laboratorio di Alberto Esse/Luogomobile.

“Dopo le salita al Guercino e al Pordenone – si legge nella nota che presenta l’iniziativa – una nuova salita al quartiere della logistica. Da oltre una settimana 10 operai sono saliti sul tetto della loro fabbrica ma non per vedere cupole o affreschi né per ammirare il bellissimo panorama sulla fuga dei capannoni”.

“Sono saliti per disperazione, per difendere il posto di lavoro loro e dei loro 30 compagni. Ma la città chiude gli occhi come se questa lotta non coinvolgesse tutti. Se sul tetto ci fossero gattini e non facchini, quanti mi piace sui social!”.

“L’installazione – conclude il comunicato – intende portare nel cuore della città distratta e afona le voci e le immagini di questa lotta con il linguaggio dell’arte di Resistenza perché nessuno è estraneo”.

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