Smuraglia (Anpi): “La Resistenza fu la maturazione di un intero paese” foto

“Con la Costituzione nel cuore” è un libretto edito da Edizioni Gruppo Abele che Carlo Smuraglia, presidente emerito dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia), ha dato alle stampe per raccontare le sue memorie.

Classe 1923, partigiano combattente e poi avvocato e politico di rango, Smuraglia ha parlato del suo libro davanti alla platea attenta del Salone d’Onore della Fondazione di Piacenza e Vigevano, precisando fin da subito che non si tratta di una biografia. “Ho preferito dare conto di una conversazione tra storia e memoria per spiegare cosa ho ricavato da tante esperienze di vita”.

Smuraglia ha partecipato all’incontro pubblico insieme al curatore, Francesco Campobello, docente di storia all’Università di Torino, introdotto dall’avvocato Umberto Fantigrossi. Dopo il saluto di Stefano Pronti, presidente dell’Anpi di Piacenza, Fantigrossi ha sostenuto l’esigenza di “riprendere in mano la Costituzione, per dare pieno compimento a un testo che è una Carta non solo di diritti ma anche di doveri. E in questo senso ‘La Costituzione nel cuore’ – ha puntualizzato –  è un libro legato a una militanza da ritrovare per applicare gli ideali dei partigiani”.

Smuraglia Anpi

Ecco le parole di Carlo Smuraglia: “Avere molti anni è un privilegio e in certi momenti diventa imbarazzante. Certe volte mi sembra di stare di fronte a un ‘coccodrillo’ mentre sono ancora in vita. Ero e sono contrario alle autobiografie perché ce ne sono troppe in giro, al punto che viene da chiedersi quanto possa interessare la propria vita agli altri”.

“Mi interessava poco un colloquio di questo tipo, mentre è stato assai più interessante è dialogare con Francesco Campobello e realizzare un libro con il Gruppo Abele per le sue finalità, con questo intento: vedere che cosa si possa ricavare da tante esperienze di vita. Ognuno racconta nei libri il suo pezzetto di Resistenza, io racconto che la Resistenza è stata un colossale ed enorme processo di maturazione”.

“Il mio primo bivio l’ho affrontato a 20 anni con la scelta tra Repubblica Sociale e la clandestinità, quella fu una scelta assai rapida, quasi istintiva. Andare contro la prosecuzione della dittatura fu quasi naturale. Pochi anni dopo la seconda scelta, dopo la Liberazione nella mia città Ancona: mi trovai di fronte al dilemma: abbiamo il diritto di tornarcene a casa o di andare avanti fino in fondo a combattere? Quella di arruolarmi tra i combattenti della Resistenza fu invece una scelta maturata e non istintiva”.

“Ma questo – ha aggiunto – non è stato soltanto il mio processo di maturazione personale, bensì quello di un intero paese che ci ha dato una Costituzione bellissima e ancora attuale nella sua prima parte. Perché fu fatta da persone che la pensavano molto diversamente e che si confrontarono mettendo in comune le proprie convinzioni. Pensiamo all’articolo 11, quello che dice che l’Italia ripudia la guerra: fu formulato così su proposta di un costituente appartenente al movimento dell’Uomo Qualunque, una formazione politica di pura protesta”.

“I principi della Costituzione non sono invecchiati perché ancora oggi sono vivissimi. E chi dice oggi che del 25 aprile non gliene importa niente, è fuori dalla convivenza civile. Perchè quello che unisce un paese sono i simboli e i monumenti e il 25 aprile è festa nazionale ed è la festa di tutti”.

E infine un riferimento alla difficile fase che sta affrontando il nostro paese, con una citazione di Piero Calamandrei: “Una volta disse che le costituzioni le fanno i popoli quando sono sobri, ma poi servono e vanno applicate quando i popoli sono ubriachi. Oggi stiamo vivendo uno stato di ubriachezza”.

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