Alta mortalità per tumore e infarto, Piacenza solo 94esima nella classifica della salute

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Qual è la città italiana più in salute? Bolzano, al secondo posto c’è Pescara e al terzo Nuoro.

E Piacenza? Soltanto 94esima nella classifica de “Il Sole 24 Ore” che fotografa la salute degli italiani nelle 107 province, mediante 12 indicatori che rilevano la mortalità, la speranza di vita, la diffusione di farmaci per malattie croniche, e l’accesso ai servizi sanitari sul territorio.

Dall’incrocio di questi 12 indicatori è nato l’Indice della salute del Sole 24 Ore che ha incoronato Bolzano come provincia più “sana” d’Italia, seguita da Pescara, Nuoro e Sassari. La maglia nera va invece a Rieti, con Alessandria e Rovigo rispettivamente penultima e terzultima tra le 107 province. Milano, Cagliari e Firenze sono le uniche grandi città nella top ten.

Piacenza si colloca nella parte bassa della graduatoria con alcuni indicatori che destano preoccupazione. Ecco nel dettaglio la situazione nella nostra provincia.

Per tasso di mortalità siamo 66esimi sotto la media. Balza agli occhi la mortalità da tumore con il 98esimo posto, dato dai 18,4 morti ogni mille abitanti nel periodo compreso tra 2012 e 2016. La mortalità per infarto ci colloca al 97esimo posto con 2,8 decessi ogni mille abitanti nel periodo tra il 2012 e 2016. Occupiamo la 33esima piazza per aumento della speranza di vita (2,9 è l’incremento dell’età attesa alla nascita dal 2002 al 2017).

Siamo solo 93esimi per consumo di farmaci per asma e malattie polmonari croniche, mentre ci spetta la 41esima piazza per consumo di farmaci per diabete e 70esimi per quelli che curano l’ipertensione. Abbiamo 0,8 medici di base ogni mille abitanti, un numero che ci colloca all’87esima piazza nazionale. I pediatri ogni mille abitanti 0-15 sono 1,8: siamo 66esimi in Italia con questo dato. Per la presenza di geriatri siamo 29esimo posto con 0,4 professionisti ogni mille abitanti over 65. Per recettività ospedaliera ci piazziamo al 37esimo posto: il 3,8 % dei nostri residenti è stato dimesso fuori regione. Per emigrazione ospedaliera siamo solo al 94esimo posto frutto del 16,6 % di dimissioni di residenti avvenute fuori regione.

La classifica finale è il risultato della media dei punteggi – precisa il quotidiano economico – ottenuti dai diversi territori nei singoli indicatori. Che, a loro volta, incarnano tre aspetti fondamentali della salute: performance demografiche registrate negli ultimi anni (ad esempio, l’incremento della speranza di vita alla nascita); fenomeni socio-sanitari (come la mortalità annua per tumore e per infarto e il consumo di farmaci); livelli di accesso ai servizi sanitari (dall’emigrazione ospedaliera alla disponibilità di posti letto e di medici).

I dati più positivi, in generale, arrivano dalle province del Trentino Alto Adige, seguite dalla Sardegna e dalla Lombardia, mentre le performance più negative, sempre su base regionale, sono quelle di Lazio, Basilicata e Campania.

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