Apertura gratuita per l’ultimo giorno di “Dis-chiusure”. Giovedì il violino di Kounellis entra in carcere

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Ultima possibilità per vedere il violino con il filo spinato di Jannis Kounellis e la mostra Dis-chiusure.

La Galleria Alberoni, nell’ultimo giorno di permanenza del capolavoro realizzato dal padre della corrente artistica dell’Arte povera, effettua infatti mercoledì 8 maggio un’apertura straordinaria serale e gratuita della mostra dalle 20 alle 23.

Il giorno successivo, giovedì, l’opera di Kounellis entrerà nella Casa Circondariale di Piacenza per incontrare i detenuti. Si tratta dell’ultimo dei numerosi appuntamenti che hanno animato la mostra evento, un’occasione davvero importante per collegare la città di Piacenza e il carcere.

Il violino sarà accompagnato dalla direttrice del carcere Maria Gabriella Lusi, che ha reso possibile e organizzato l’evento, da Padre Erminio Antonello, Superiore del Collegio Alberoni, Don Ezio Molinari, parroco e sacerdote diocesano, Don Adamo Afri, cappellano della Casa Circondariale, Matteo Corradini, scrittore ed ebraista che ha concesso in prestito alla mostra Dis-chiusure gli strumenti musicali a corda costruiti nel ghetto di Terezìn facenti parte della sua collezione, Gian Andrea Guerra, violinista, che suonerà all’interno del carcere uno dei violini della collezione di Corradini, e Maurizio Piantelli, musicista, che suonerà la tiorba, strumento musicale a corde pizzicate, introdotto nel XVI secolo.

Con loro Giorgio Braghieri, Presidente dell’Opera Pia Alberoni e i rappresentanti di Svep e Associazione La Ricerca tra i promotori della mostra Dis-chiusure che porta ora l’opera principale al cospetto dei detenuti per i quali è stata concepita e realizzata. L’ultimo e straordinariamente significativo appuntamento di una mostra che ha saputo aiutare la riflessione dei visitatori e del numeroso pubblico.

Il violino di Kounellis, che abbina il filo spinato a uno strumento musicale, rappresentando la condizione della persona detenuta e, “con assoluta semplicità, tutta la possibilità e l’impossibilità dell’uomo”, è stato realizzato nel 2016 dal grande artista di origine greca e dedicato alle persone detenute affinchè sia rispettato il loro diritto al reinserimento educativo e sociale.

La nascita del violino di Kounellis e la sua vocazione – Quel 3 agosto 2016 Jannis Kounellis non era entrato da solo nel carcere di Opera, su invito del direttore della Casa circondariale, ma accompagnato dal poeta e scrittore Arnoldo Mosca Mondadori, dal gallerista Mario Pieroni e dal compositore Carlo Crivelli.

Aveva così potuto conoscere i due detenuti liutai Erjugen e Nicola. Quella visita lo lasciò molto scosso. Jannis Kounellis lavorò molto su uno dei due violini che aveva ricevuto in dono da Erjugen e Nicola. Alla fine trasfigurò il violino togliendo le quattro corde e sostituendole con altrettante di filo spinato. Poi chiuse il violino in un cassa di metallo, perché si potesse sentire la chiusura, la ristrettezza della cella. Kounellis affidò il violino ad Arnoldo Mosca Mondadori con una missione: portare l’opera in giro per le carceri del mondo.

LA MOSTRA DIS-CHIUSURE

Il titolo – Composto e derivato dal sostantivo chiusura, ne indica però l’opzione opposta: il farsi di un’apertura, l’atto dell’aprirsi di un chiuso, un cominciamento, una nuova nascita. Dante nel Purgatorio utilizza il verbo: Com’ io nel quinto giro fui dischiuso, vidi; Torquato Tasso scrive: che si dischiuda l’uscio al dì nascente, mentre in De Andrè troviamo: gli occhi dischiuse il vecchio al giorno. E’ il titolo di una mostra che si fa anche luogo di confronto e di dialogo sulle chiusure e aperture che hanno segnato la storia e contraddistinguono il nostro tempo presente.

Un capolavoro dell’arte contemporanea nella Sala degli Arazzi – Il violino con il filo spinato, capolavoro di Jannis Kounellis (1936-2017), esposto nella Sala degli Arazzi, in un allestimento semplice ed estremamente essenziale.

L’artista, uno dei massimi esponenti dell’Arte Povera, abbina, nella sua ultima opera, il filo spinato a uno strumento musicale, rappresentando la condizione della persona detenuta e, come ha scritto Arnoldo Mosca Mondadori, “tutta la possibilità e l’impossibilità dell’uomo”.

Se nell’intreccio solido e teso di corde spinate percepiamo infatti la più drastica chiusura, la cassa armonica, il grembo del violino, testimonia la possibilità di un nuovo inizio, una ri-generazione al cui cominciamento sta sempre un suono, come il primo vagito di un bimbo che nasce.

Due film d’autore e una selezione di fotografie – Al violino con il filo spinato sono affiancate due ulteriori sezioni di mostra che permetteranno di entrare nella cifra espressiva del grande artista e nella forza simbolica dell’opera esposta.

La Sala Mazzolini è dedicata alla proiezione del documentario realizzato da Ermanno Olmi, intitolato Atto unico (Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro. Tutti i diritti riservati), nel quale l’occhio poetico del regista svela il concepimento e il prendere forma della poesia espressiva di Jannis Kounellis.

La sezione è completata dall’esposizione di dieci suggestivi scatti originali del fotografo Carlo Orsi che ha documentato il farsi di “quel grande organismo plastico” che è stata l’installazione Atto unico realizzata da Jannis Kounellis, nel 2006, alla Fondazione Pomodoro. Le fotografie esposte in mostra costituiscono il contenuto di un prezioso cofanetto, realizzato dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro in soli 30 esemplari numerati e firmati.

Nel 2006 la Fondazione Arnaldo Pomodoro, all’inizio del suo secondo anno di attività, invita Jannis Kounellis ad allestire nel proprio spazio espositivo di via Solari 35 a Milano, la grande mostra intitolata “Atto Unico”, curata da Bruno Corà. Per quasi un mese, dal 28 agosto al 23 settembre 2006 il regista Ermanno Olmi e il fotografo Carlo Orsi seguono Jannis Kounellis al lavoro durante l’installazione della sua opera.

Nella Sala Scribani Rossi è allestita la web serie, prodotta dal Corriere della Sera, per la regia di Marco Bechis, intitolata Il rumore della memoria, che narra il viaggio di Vera Vigevani nella ricostruzione della sua biografia familiare segnata dal filo spinato: il nonno morì ad Auschwitz, la figlia morì desaparecida in Argentina.
Ne sono autori, insieme al regista Marco Bechis, Caterina Giargia, Antonio Ferrari e Alessia Rastelli. La web serie, allestita in mostra in forma di viaggio, è stata concessa per questa mostra da Corriere della Sera e Corrieretv.

I due racconti video e la selezione di fotografie permetteranno al pubblico, dopo la visione del violino, di attraversare per immagini, la vitale apertura della creazione artistica e la drastica chiusura della vita oppressa, le due dimensioni che il capolavoro di Jannis Kounellis evoca e unisce insieme.

Gli strumenti musicali del ghetto di Terezín, dalla collezione di Matteo Corradini – La quarta sezione di mostra è costituita da una straordinaria testimonianza storica che dialogherà a distanza con il violino con il filo spinato di Jannis Kounellis. Una grande vetrina espone sei strumenti musicali. Si tratta di tre violini, un mandolino, una tambura bulgara, una chitarrina, tutti costruiti a Terezín dalla famiglia Žalud.

Con l’arrivo dei nazisti in Boemia, la cittadina fortificata di Terezín (Theresienstadt in tedesco, a sessanta chilometri da Praga) fu trasformata nel 1941 in ghetto ebraico e lager di transito, per poi divenire centro di un grande esperimento di propaganda. Gli internati ebrei furono costretti a mostrarsi sani e nutriti. Nella menzogna nazista, gli internati nel tempo libero suonavano, dipingevano, leggevano libri…

Gli strumenti musicali Žalud vennero confiscati alla famiglia e consegnati agli ebrei internati perché li potessero suonare. I pezzi assai rari esposti in mostra fanno parte della collezione dello scrittore ed ebraista Matteo Corradini, che ne cura la presentazione.

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