“Miles Romanus”, in Confindustria la mostra degli studenti del “Respighi”

Inaugura martedì 4 giugno alla sede di Confindustria Piacenza la Mostra Documentaria “Miles Romanus“, studio svolto dagli studenti (circa un’ottantina) delle classi 2C, 2E, 2H del Liceo Respighi, coordinate dai docenti e dagli esperti di Arti e Pensieri.

La mostra conclude un progetto archeologico biennale “Cercando Annibale” sostenuto da Confindustria Piacenza.

RUOLI E COMPITI DEL MILES ROMANUS NEL PROCESSO DI ROMANIZZAZIONE – “L’Impero di Roma, nella fase almeno che va dal processo di consolidamento delle conquiste (il grande fenomeno storico, politico, sociale, economico e culturale che viene comunemente indicato con il termine di romanizzazione) al III sec. d.C., rimane finora esperienza ineguagliata di una grande entità statale, multietnica, in grado di tenere così a lungo uniti attraverso un senso comune di appartenenza popoli in origine diversissimi per tradizione, cultura e organizzazione sociale; di assicurare a tali popoli, per più di due secoli, benessere economico con limitate aree di povertà e di indigenza; di garantire continuità ed equilibrio di governo; di salvaguardare senza repressione l’ordine interno tutelando del pari i confini dalle minacce esterne…

L’omologazione socio culturale (oltre che politica, istituzionale e amministrativa), avviata e compiuta da Roma sull’intero territorio dell’Impero, si estese con sorprendente ampiezza sia in senso geografico sia in senso sociologico e, attraverso l’efficacia unificante e omogeneizzante della lingua, del diritto, dell’impianto amministrativo cittadino e dell’urbanizzazione, dei modelli costruttivi, della doppia cittadinanza romana e locale, determinò una fase insolitamente duratura di identità di valori di riferimento e di mentalità, accomunando – con rare e circoscritte eccezioni – i cittadini dell’Impero dalle pianure pannoniche alle coste dell’Atlantico, dai limiti dei deserti africani al mare del Nord, dagli altopiani di Siria alla Britannia, senza che fosse più possibile individuare determinanti specificità etniche, significative peculiarità culturali, prevalenti o almeno rilevanti connotati extraurbani”. (S. Roda, Profilo di Storia Romana, Urbino 2002, 127 ss.).

Un nuovo centro abitato, una nuova serie di architetture, strade, acquedotti, cloache, una nuova civiltà: in sintesi il processo di romanizzazione a cui, a vario titolo, nel corso dei secoli ha contribuito il miles romanus.

COME SI REALIZZÒ CONCRETAMENTE QUESTO PROCESSO DI ASSIMILAZIONE E INTEGRAZIONE DELLE POPOLAZIONI? QUALE RUOLO EBBE IL MILES? – L‘imperialismo di Roma antica, in nome del bellum iustum come estrema ratio contro popoli nemici, chiamò a combattere il civis-miles: i soldati romani al seguito dei loro comandanti affrontarono campagne militari estenuanti, faticose, interminabili…Ma il ruolo del miles non rimase confinato solo all’arte della guerra: fu protagonista nella costruzione di strade, città, ponti, acquedotti, di quelle infrastrutture, quindi, necessarie sia alla prima fase di conquista sia al mantenimento dei territori occupati.

Le viae romanae vennero realizzate in primis per scopi militari, per agevolare gli spostamenti degli eserciti destinati a campagne di conquista o incarichi di difesa dei confini, e anche per facilitare movimenti in massa di cittadini romani, o di cittadini di diritto latino (a partire dal IV sec. a.C.), quando l’istituzione di coloniae – accanto all’incorporazione di municipia – divenne un’esigenza di Roma impegnata ad elaborare schemi politici e giuridici per l’organizzazione dei territori italici finiti sotto il suo controllo.

Con l’estensione della cittadinanza ai socii (91-89 a.C.) la politica romana nella penisola accentuò il processo di urbanizzazione; più tardi, accanto alle undici regiones, Augusto istituì nella fascia alpina i distretti militari delle Alpi Marittime, Cozie, Pennine. Questo sistema delle regiones e dei distretti alpini restò in vigore fino a Diocleziano che suddivise la diocesi italica in Annonaria e Suburbucaria.

Dalla fine della res publica, le colonie servirono soprattutto da territorio abitabile per i proletari o per i veterani dell’esercito romano: in questo modo si riduceva la pressione demografica dell’Urbe. Gli abitanti delle coloniae civium Romanorum erano cittadini di Roma, godevano quindi del riconoscimento di tutti i diritti legati a questa condizione ed erano inviati per controllare una zona di rilevanza strategico-militare. La fondazione di una colonia rispondeva a precise fasi di progettazione e pianificazione del territorio, sia per il centro urbano sia per la campagna con cui costituiva un’unità inscindibile.

I gromatici, dal nome dello strumento (groma) per le misurazioni, delimitavano la centuria (circa 50 ettari) all’interno della quale venivano tracciati il cardo e decumano massimo, ricavando linee parallele a distanze uguali: all’incrocio di queste rette stabilivano i confini dei lotti da assegnare ai coloni. Con la romanizzazione dei territori italici, in seguito all’assoggettamento delle comunità locali realizzato attraverso l’espansione militare o forme di alleanza, compare il municipium, in cui i cittadini avevano diritti e doveri della cittadinanza romana, escluso il diritto di voto attivo e passivo.

Per quanto riguarda l’ordinamento provinciale (nella penisola italica esteso solo a Sicilia e Sardegna), se la provincia rappresentava un terreno “fertile” di prelievo fiscale, il governo centrale di Roma si rapportava di fatto con le singole città: “…L‘autodeterminazione cittadina sollecitava altresì l’iniziativa privata e lo spirito di partecipazione e collaborazione sociale dei cittadini: la città divenne dunque il vero motore economico e civile dell’Impero…” (S. Roda, Profilo di Storia Romana, Urbino 2002, 86).

Non mancano nelle fonti testimonianze di popolazioni ribelli al governo romano. Tacito riporta il discorso del generale romano Petilio Ceriale, inviato in Gallia per ripristinare la difesa del Reno dopo la rivolta di Giulio Civile, un batavo che nel 69 d.C. aveva sollevato il suo popolo approfittando della successione dei quattro imperatori. Ceriale ai ribelli ricorda che devono decidere tra Roma o la Germania, che senza la protezione di Roma la Gallia finirebbe nell’orbita della Germania, che solo Roma può garantire pax e prosperità alla Gallia, sottraendola dalle pericolose mire espansionistiche dei popoli confinanti.

E’ evidente in questo discorso il pensiero di Tacito che cerca di opporre argomentazioni convincenti alle posizioni antiromane: “…In Gallia vi furono sempre signorie dispotiche e guerre, fino al giorno in cui siete passati sotto la nostra legge. Benché ci abbiate molte volte portato al limite della pazienza, noi, col diritto del vincitore, vi abbiamo imposto soltanto quello che è necessario, per tutelare la pace…”. (Tacito, Storie, IV, 74)

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