Mohamed Ba: “costruiamo comunità e conoscenza come antidoto ai conflitti”

“Dobbiamo ricominciare a costruire quello spirito di comunità che abbia al centro la dimensione del ‘noi’, dell’uomo nella sua integrità valoriare, e non dell”io’. Soprattutto all’illusione delle false promesse e dei falsi luoghi comuni dobbiamo imparare a contrapporre una conoscenza approfondita della relltà. Solo così sarà possibile percorrere una valida via alternativa alla crisi sociale ed economica, alla feroce lotta fratricida che separa i popoli.”

Con queste esortazioni l’artista di strada senegalese Mohamed Ba ha proseguito il Festival dei “Diritti in cammino” sul Pubblico Passeggio di Piacenza, dopo che al mattino aveva incontrato 200 studenti del Liceo Gioia e Cassinari. Professionista in Italia da oltre vent’anni, Ba cerca, con il suo lavoro di formatore, educatore, e drammaturgo teatrale, di “costruire un ponte” tra culture, sentendosi lui stesso un ponte di collegamento virtuso tra la cultura africana d’origine e quella italiana che lo ospita.

Sul Pubblico Passeggio – all’aperto, in strada , senza bisogno di strutture preordinate – Mohamed Ba non poteva dimostrare meglio quanto un immigrato possa essere profondo conoscitore di cultura, delle bellezze e del valore del Paese ospitante e soprattutto di una complessità del reale, che vieta ogni facile semplificazione. In un monologo appassionante e appassionato a contatto ravvicinato con il pubblico, diversi sono stati i temi toccati: ma il “problema” migrazione ha costituito il nodo centrale.

Perchè coesione sociale e senso comunitario si disgregano? “Da troppo tempo – ha messo in guardia – scendiamo a patti con modelli di sviluppo che pongono al centro delle scelte potere d’acquisto e fatalità del caso, anzichè dignità umana e responsabilità delle proprie azioni. Quello che si è non è motivo di orgoglio o di vergogna – essere senegalese nel mio caso -, quello che si diventa nella vita grazie ai comportamenti, lo è. Ma quando l’avere condiziona l’essere come succede oggi, chi non ha non può neppure pretendere di esistere”.

Ed ecco che arrivano quindi le disuguaglianze sociali, “per cui pochi hanno tantissimo e moltissimi faticano a vivere. E sono proprio i secondi i più inclini ad identificare l’origine del proprio malessere negli “ultimi'”, siano migranti, omossessuali, disabili, tutti coloro che ‘deviano dalla norma’”.

Ma non è possibile liquidare il dramma della migrazione in slogan comodi e semplicistici. Mohamed Ba lo fa capire con intensità emotiva e conoscitiva, ricondando prima le straordinarie ricchezze culturali e materiali di un’Italia, oggi inquinata dal profitto e dal rancore. Una nazione che dovrebbe essere ripulita con “l’economia della conoscenza”. Perchè “migrare non è affatto piacevole – dice l’artista-, non c’è nulla di più terribile che lasciare i propri affetti e i propri effetti per mancanza di futuro. A una morte sicura, di prospettiva e di vita, si sceglie la speranza incerta del viaggo e della destinazione. E lo si è sempre fatto nella storia dell’uomo”.

Drammatiche poi le pagine ripercose dello sfruttamento africano sopportato per secoli, che per primo ha accorciato le distanze tra i popoli e che in fondo continua ancora oggi: dallo schiavismo subìto per motivi religiosi, arabo e cristiano, alla colonizzazione europea che ha depredato l’Africa di ogni risorsa, tradizione culturale e indipendenza finanziaria. E l’Africa ha così dovuto indossare “scarpe strette, non più proprie”.

“Pensare che i popoli si integrino è un diffuso equivoco sovrastrutturale – ha denunciato significativamente l’artista -. Semmai interagiscono scambiandosi conoscenze e tradizioni, non perdendo però le proprie peculiarità distintive. Mentre ad integrarsi, fondendosi, sono gli elementi naturali. Ma, nonostante tutto, oggi noi africani potremmo essere amici dell’Europa, contribuendo al suo rilancio economico, vigilando sulla regolarità dei flussi migratori. Invece veniamo ancora considerati nemici”.

“La migrazione non si può comunque fermare – continua- in quanto fenomeno intriseco alla storia dell’uomo”. Sono i “falsi miti” quelli da combattere, alimentati dalla propaganda mediatica e politica. Un Africa vivibile e dignitosa deve – secondo Mohamed – “arrivare a sostituire la falsa, pericolosa credenza di una terra promessa europea mirabile per chiunque”. Come? Con una narrazione veritiera ed un’analisi complessa dei fenomeni. Con accordi bilaterali tra Europa e Africa, che obblighino gli attuali politici corrotti africani a rinunciare al loro potere e a costruire infrastrutture per il benessere della popolazione locale; e non solo “mezzi di distrazione di massa”.

Così come la politica italiana dovrebbe preoccuparsi della costante emigrazione nazionale, del netto squilibrio demografico tra popolazione giovanile africana e percentuale di anziani in Italia. Solo creando servizi e lavoro si può infatti favorire la permanenza nei Paesi d’origine. Una conoscenza erronea e frammentata del reale costuisce quindi la più grave minaccia per la costruzione di un futuro armonioso e plurale.

“Ma la realtà, quella vera, non si conosce dalla tv, o dai siti internet consultati acriticamente come Vangelo”- raccomanda l’artista rivolgendosi a giovani e meno giovani-. Solo studio, sapere, pensiero, rendono veramente liberi”. E citando da Shakespeare a Dante, dimostra che lui, Mohamed Ba, la cultura e la lingua italiane le conosce e le ama.

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