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A Piacenza in auto oltre la metà degli spostamenti. Ma quasi il 40% sono a “zero emissioni”

A Piacenza gli spostamenti in auto rappresentano oltre la metà del totale (51%), mentre quelli a “zero emissioni” (con mezzi elettrici, a piedi e in bici) raggiungono il 38%.

È quanto emerge dal rapporto “Le città elettriche”,  il primo report sulla mobilità a emissioni zero in Italia, realizzato da Legambiente in collaborazione con MotusE (associazione per la mobilità elettrica). Lo studio analizza i dati dei 104 capoluoghi italiani attraverso diversi indicatori: dalla disponibilità di mezzi elettrici, all’inquinamento, al tasso di motorizzazione, alla presenza di piste ciclabili, al modal share, realizzando una prima mappatura sull’offerta di mobilità a zero emissioni su tutto il territorio nazionale.

Riesce a stimare e definire l’accessibilità da parte dei cittadini ai servizi che consentono spostamenti non inquinanti ai cittadini, come il mezzo pubblico o i servizi di sharing mobility: a Piacenza arriva al 27%. Nello specifico, nella nostra città gli spostamenti con l’auto continuano a farla da padrone (51% con quasi 64mila vetture registrate), seguiti da quelli a piedi (20%), in bici (18%), con il trasporto pubblico (9%). Il 3% si muove invece utilizzando la moto.

LA SCHEDA DI PIACENZA

A livello nazionale, Piacenza si piazza al 23esimo posto tra i capoluoghi. “Lo studio – precisa però Andrea Poggio, responsabile Mobilità Sostenibile di Legambiente che ha curato il rapporto – non va letto come una classifica, piuttosto come l’inizio di una nuova rivoluzione nella mobilità urbana”.

“Le novità sono almeno tre: nelle città ci si muove sempre di più, più ci si muove meno si usa l’auto di proprietà e, infine, ci si muove sempre più smart, connessi e multimodali. Si usano modalità e mezzi diversi anche per compiere lo stesso viaggio. La mobilità a zero emissioni, se demandata alla sola mobilità privata, con i pochi modelli proposti di auto e moto elettriche, tutti ancora piuttosto cari o poco competitivi, non ha i numeri oggi neppure per farsi vedere”.

“La vera differenza la fa ovviamente ancora il mezzo pubblico, ma sarebbe un errore se si considerasse sufficiente. Il mezzo pubblico elettrico fa la differenza soprattutto se in città si va in bicicletta e ci sono servizi di sharing mobility. Insieme sono vincenti. Insieme sono in grado di ricondurre alla minoranza gli spostamenti con il motore a combustione privato”.

Se in Italia prevale ancora una mobilità inquinata, congestionata, poco sostenibile, c’è una rivoluzione ormai in atto e con una crescita esponenziale – sottolinea lo studio citando l’esempio virtuoso di Milano, “che in vent’anni ha perso ben 100mila auto e guadagnato altrettanti abitanti, grazie a ad ambiziose politiche locali e agli strumenti che ne conseguono, tra tutti l’attivazione dell’Area B (low emission zone) dopo il successo dell’Area C (Congestion)”.

Una rivoluzione, quella della mobilità elettrica, rappresentata anche dalla crescita esponenziale delle infrastrutture dedicate alla ricarica. Dallo scorso anno ad oggi – secondo l’elaborazione di Legambiente su dati EvWay a gennaio 2019 – si è passati da 2.368 a 5.507 prese disponibili omologate per automobili e ricariche veloci (> 11 kW) in tutta Italia e da 1.885 a 2.684 prese di ricarica per due ruote e ricariche lente (< 11 kW).

I numeri, però, ci dicono che c’è un’Italia che viaggia a due velocità anche su questo fronte. In Lombardia è presente il maggior numero di prese per automobili: ben 1134, più che raddoppiate rispetto allo scorso anno (erano 519); mentre sono 499 quelle per le due ruote. In Trentino-Alto Adige troviamo 709 ricariche per auto (erano 354 nel 2018) e 200 per le due ruote. La Toscana si piazza al primo posto per le infrastrutture dedicate alle due ruote con ben 699 prese (sono 524 quelle per le auto). Anche in Veneto si è assistita a una crescita esponenziale delle infrastrutture per automobili e ricariche veloci passate in un anno da 144 a 528. Basilicata e Molise, invece, chiudono la classifica: per la prima regione appena 27 prese per auto e 7 per le due ruote, mentre nell’altra 8 e 5.

Significativo anche l’aumento in Emilia Romagna delle colonnine > 11 kW, passate in un anno da 239 a 464, meno marcata la crescita di quelle < 11 kW, da 158 a 214. A Piacenza vengono indicati 18 punti di ricarica per le auto e 3 per le moto, anche se le vetture full Electric sono solamente lo 0,02% del totale

Legambiente ricorda che gli stessi piani del traffico delle città sono oggi condizionati, per legge, ai piani di mobilità sostenibile (PUMS). Ed è “nella definizione di questi piani, di transizione alla mobilità a Zero Emissioni, che passa il cambiamento delle nostre città”. Politiche che per quanto riguarda Piacenza vengono valutate in maniera non ancora sufficiente, con un giudizio di 2 su 5.

IL RAPPORTO INTEGRALE

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