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Spontaneità e consapevolezza per “Dis-chiudere il limite”. L’incontro con Chiara Bersani foto

“Dis-chiudere il limite”? Una sfida che si vince con spontaneità e consapevolezza.

Quando dal limite nasce un incontro, quel limite può diventare una risorsa. Sia per chi, dovendo convivere tutti i giorni con qualche difficoltà, riesce a dischiuderla da sè nella relazione con l’altro, magari anche convertendola in potenzialità; sia per chi, viceversa, entrando in contatto con il limite altrui, lo conosce, lo capisce e aiuta a superarlo, giungendo gradatamente a non percepirlo più come ostacolo.

Questo il messaggio sotteso all’incontro di un centinaio di studenti e studentesse del Liceo Colombini e dell’Isii Marconi con la giovane attrice piacentina Chiara Bersani al teatro San Matteo. Performer vincitrice del Premio Ubu come miglior attrice under 35, Bersani mette da anni sul palcoscenico la propria disabilità e il proprio corpo, da lei stessa definito “politico”, “al servizio” del suo impegno intellettuale e artistico. Lavoro e passioni che le hanno appunto permesso di trasformare i limiti in risorse, la diversità fisica in forma di espressione e relazione.

Per questo è stata testimonial dell’incontro “Dis-chiudere il limite“, promosso – nell’ambito della mostra-evento Dis-chiusure, ospitata alla Galleria Alberoni – da Svep e La Ricerca Onlus, in collaborazione con Casa dello Spirito e delle Arti di Milano, Università Cattolica, Caritas diocesana, Conservatorio Nicolini, Biblioteca comunale Passerini Landi, Associazione Velolento e Tep Arti Grafiche.

Una giornata intensa e piena di suggestioni, articolata in diverse momenti. Una prima parte in cui protagonisti del palco sono stati gli studenti delle diverse classi, che con i loro racconti, il loro impegno, le loro emozioni hanno testimoniato tutto il successo della dodicesima edizione di “Giovani e Volontariato” nei progetti di alternanza scuola-lavoro. Poi il palco è stato di Chiara, in dialogo paritario con i ragazzi seduti in platea.

Chiara Bersani al San Matteo

Il volontariato come “occasione fondamentale per imparare ad arricchire sè stessi aiutando gli altri”, un modo per riuscire a vedere i bisogni altrui prima – e forse più importanti – dei propri, almeno qualche volta. Questo è stato sottolineato durante la presentazione iniziale del progetto e lo stesso hanno mostrato poi gli studenti restituendo le loro esperienze.

Dopo gli interventi della presidente Svep Laura Bocciarelli e del presidente dell’Opera Pia Alberoni Giorgio Braghieri, il palco è stato invaso dagli 85 studenti del Liceo Colombini e dell’Istituto Marconi, che, a turno, hanno restituito le loro esperienze nel mondo del volontariato. Prima formati, poi “operatori sociali” e ora story-telling del progetto, i ragazzi sono stati brevemente presentati da educatori, insegnanti e rappresentanti delle diciassette associazioni che li hanno accompagnati e accolti in questa sfida di vita.

Ma i veri narratori sono stati loro, i diretti protagonisti: ciascuno con un racconto diverso, ma sempre coeso e chiaro negli obiettivi di comunicazione. Un albero spoglio diventato rigoglioso dopo l’esperienza di volontariato alla Caritas di Piacenza. Foglie appese ad una ad una, colorate e ricche di vita come i pensieri e i sentimenti che quell’esperienza ha suscitato. Accoglienza, rispetto, solidarietà, generosità, tolleranza, lealtà, amicizia, divertimento, “progresso per il futuro, che deve iniziare oggi per costruire il domani”.

Il gruppo del Marconi ha invece collaborato con “l’Associazione Parkinsoniani” di Piacenza, aiutando i malati anziani nell’alfabetizzazione alle nuove tecnologie, dal punto di vista tecnico e applicativo: un’appassionante avventura formativa e umana, presentata a parole e in video. Un formidabile incontro trans-generazionale, che ha smentito pregiudizi, diffidenze e luoghi comuni. E poi tante altre storie raccontate, vissute insieme in diversi punti del territorio cittadino, “per costruire un castello pietra dopo pietra”, abbattendo il muro della diffidenza e rompendo la bolla della paura e del dolore.

“Bravissimi”- ha detto Chiara Bersani- “Da artista vi dico che ci vuole estetica per riuscire a trasmettere profondamente le sensazioni vissute, altrimenti tutto rimane sterile. E voi l’avete usata, pur realizzando presentazioni molto diverse”.

Non lo ha detto un’attrice amante dei riflettori e sicura di sè, ma schiva, imbarazzata, sulle prime. “Non sono abituata a parlare sul palcoscenico, non mi piace questa posizione asimmetrica in cui sono seduta – ha spiegato – e poi non amo raccontarmi, portare testimonianze mi agita”. Per questo con i ragazzi ha dialogato, esortandoli, coinvolgendoli, consigliandoli, non certo facendo loro “lezione”.

Chiara Bersani al San Matteo

E parlando si è sciolta Chiara Bersani, simpatica, spigliata, i ragazzi attenti e partecipi a discorsi che li riguardavano da vicino. Tanti i temi toccati: volontariato, lavoro, scelte consapevoli, gratuità, differenze generazionali, presente difficile da attraversare e futuro incerto da costruire. E poi arte naturalmente, come specchio che continuamente riflette e dispiega la vita.

“Io conosco bene il volontariato – ha sottolineato poi acutamente l’attrice -, ne ho usufruito in passato e lo farò in futuro, per la mia condizione di disabilità. E allora vi dico che, se deciderete di continuare con questa esperienza, dovrete farlo come scelta personale, consapevole e spontanea, non imposta o caldeggiata da esortazioni esterne. Altrimenti la frustrazione che si genera diventa solo controproducente, per voi e per coloro a cui vi dedicate”.

“E state molto attenti a non compiacervi mai dei vostri gesti d’aiuto, perchè chi ne usufruisce avvertirà chiaramente il vostro stato d’animo e ne sarà fortemente infastidito. Frustrazione e auto-compiacimento portano al rifiuto”. “Per questi motivi, oltre che per una ragione di giustizia sociale – ha concluso – dovete anche nettamente distinguere tra volontariato e lavoro: il lavoro si basa su solide competenze specifiche e deve essere pagato. Nel volontariato si sceglie di donare gratuitamente il proprio tempo e le proprie competenze, anche lavorative. In questo senso la mia generazione è stata più gabbata della vostra: ci assicuravano un futuro dopo gli studi. Voi siete messi malissimo, ma almeno ve lo dicono: siete più arrabbiati, più capaci di scendere in prima linea per cambiare”.

Chiara Bersani al San Matteo

Non bisogna avere mai paura di cambiare, in questo Chiara Bersani esorta i ragazzi. Non solo le cose, ma anche il linguaggio, perchè cambiando linguaggio mutano anche le cose, con il tempo. Ci sono termini corretti, altri discriminanti. “Diversamente abile” fa parte dei secondi” – dice la performer riferendosi a competenze che non tutti i disabili (termine che semplicemente indica la “deviazione da una norma”) possono avere, nell’infinita varietà di tipologie che racchiudono.

“Non abbiate quindi paura di ribaltare prospettive consolidate, di farvi domande, di creare sano conflitto”, raccomanda. “Io stessa lo faccio, con un’arte che non “produce” niente e fisicamente non rimane, ma si spinge oltre il limite dell’apparenza. È da qui che nasce la rivoluzione del cambiamento”.

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