Arisi e De Longe raccontati a Palazzo Galli: due eclettici, inconfondibili maestri

Un critico d’arte esperto, profondo osservatore, indipendente. Eppure sempre umilmente aperto al confronto e amico, per questo, dell’ironia. Un’artista eclettico, sensibile a tutte le suggestioni stilistiche dei grandi maestri, ma intimamente personale nell’impronta.

Sono loro, il critico d’arte piacentino Ferdinando Arisi e l’artista, fammingo e piacentino d’adozione, Robert De Longe. E non è un caso che lo stesso Arisi, più di altri, abbia saputo riconoscere le qualità artistiche di De Longe, tanto da volergli dedicare una monografia nel 2012 avvalendosi del contributo di esperti studiosi. Volume ricordato e illustrato a Palazzo Galli durante la Giornata Arisi il 18 giugno.

Nel sesto anniversario della morte dello storico dell’arte Ferdinando Arisi (1920- 2013), lo studioso e il suo lavoro sono sati celebrati da Corrado Sforza Fogliani, presidente del comitato esecutivo della Banca di Piacenza, e Raffaella Colace, che insieme ad Arisi aveva realizzato la poderosa opera sul pittore fiammingo Robert De Longe (Bruxelles 1645-Piacenza 1709). Una sala Panini gremita di pubblico per rendere omaggio ad una personalità che la città di Piacenza ricorda.

E così è stata Raffaella Colace a fornire una panoramica esaustiva del volume su De Longe, da lei curato con Arisi, contestualizzando in particolare l’attività del Fiammingo in area lombarda e poi piacentina. E ricostruendone la fortuna critica. “Un’importante opera corale per conoscere la produzione e il valore complessivo di un artista nato a Bruxelles, ma attivo soprattutto tra Piacenza, Cremona e Lodi – sottolinea subito la Colace -, proprio grazie a questo lavoro ho avuto l’onore di conoscere personalmente Arisi.”

Poi gli altri diversi contributi apportati apportarti all’imponente monografia: Giorgio Fiori, impegnato nella ricostruzione di ricerche d’archivio; la dottoressa Riccò Soprani, esperta di commitenza religiosa nel Piacentino e Anna Còccioli Mastroviti, per l’approfondimento sull’attività produttiva e decorativa del De Longe nei palazzi nobiliari.

“Avevo già dedicato a De Longe gli studi della mia tesi di specializzazione e alcuni convegni – ha continuato la curatrice -. Questa monografia è stata per me una stupenda occasione di approfondimento e ha reso maggiormente noto al pubblico un artista che abbraccia la scena internazionale”. Si sofferma su Lodi la curatrice e dai luoghi spiega l’artista, portando in vita, con le parole, la monografia voluta da Arisi.

Un ciclo di affreschi molto importante del pittore, da cui si può desumere anche il legame con Piacenza, si trova infatti a Palazzo Barni di Lodi. Proprietà del conte Barni, fratello di monsignor Giorgio Barni, vescovo di Piacenza dal 1688 alla morte. Un fiammingo De Longe che, come da tradizione dell’epoca, compie un viaggio in Italia per conoscere le opere dei più grandi artisti rinascimentali, passando probabilmente da Roma. “E infatti la sua è un opera a forte impronta romano-barocca – spiega Colace-, che però, specie nel periodo piacentino muta, facendosi più marcatamente classico-emiliana”.

Prima soggiorna a Cremona, poi a Piacenza dal 1685. Una città allora fortemente influenzata dal mecenatismo di Ranuccio II Farnese. E tra le tante opere di Piacenza non possiamo non ricordare la rappresentazione di S. Vincenzo in gloria, nella Sala dei Teatini, o le tele del presbiterio di S. Antonino. Per Cremona la Colace ha poi subito citato e mostrato al pubblico la Pala di S. Filippo Neri, in San Sigismondo.

“Pittore di più stili, ora emulo di Guido ora si appressa al Guercino – dicono le testimonianze e le opere -. Morbido però sempre, dinamico nei panneggi e nelle composizioni, pastoso nel colore; “qual se mai non fosse uscito di Fiandra.”

Non si poteva non fare omaggio a Ferdinando Arisi, che con il suo volume ha voluto dare luce a un grande artista, non ancora sufficiemente riconosciuto. Proprio lui che, in materia d’arte, ha dovuto subire l’offesa e il vilipendio di essere accusato ingiustamente. Ma ogni tanto, per fortuna, la Giustizia ha ancora la meglio.

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