Pd: “Subito dimissioni, consiglio straordinario per escludere condizionamenti sull’ente”

Arresto del presidente del consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso, le reazioni dei politici

‘Ndrangheta: De Micheli (Pd), lotta senza tregua alla malavita – “La lotta contro la criminalita’ e le infiltrazioni della malavita organizzata nei territori del Nord del nostro Paese non puo’ conoscere alcuna tregua: l’operazione conclusa brillantemente dalla Polizia contro la cosca Aracri dimostra che la battaglia per debellare tutti i tentacoli malavitosi va perseguita sino in fondo. Voglio esprimere il mio ringraziamento ai magistrati e alle forze di Polizia che hanno scoperchiato le attivita’ criminali che si erano radicate in alcune zone della mia Regione: a questa fondamentale attivita’ di repressione dobbiamo affiancare un’opera costante di prevenzione e di sensibilizzazione sui territori per impedire ogni tipo di contaminazione mafiosa”. Lo afferma Paola De Micheli, vice segretario del Pd.

“Per questo motivo – prosegue – e’ fondamentale continuare a lavorare, sia in sede parlamentare avvalendosi dell’importante lavoro d’inchiesta svolta dalla Commissione Antimafia, sia a livello locale beneficiando del forte impegno per la legalita’, che ha sempre contraddistinto l’operato della Regione Emilia Romagna.

Quanto al coinvolgimento nell’inchiesta di Giuseppe Caruso, esponente di Fratelli d’Italia e presidente del consiglio comunale di Piacenza, la mia citta’, e’ un fatto di grande gravita’ e una macchia per l’istituzione locale. Credo che la sua posizione sia incompatibile con il ruolo ricoperto e che debbano essere tratte immediate conseguenze politiche”.

Cugini (Pd): “Danno di immagine che per Piacenza non ha precedenti, subito un consiglio straordinario” – Pessimo compleanno per la giunta Barbieri. Stamattina la città si è svegliata con la terribile notizia, data dai vari telegiornali, dell’arresto del Presidente del Consiglio comunale. Un ruolo così importante, tirato in ballo in un’inchiesta sulla ndrangheta, con capi d’accusa di tale gravità, è un danno all’immagine di Piacenza che, a memoria, non ha precedenti”.

Così il capogruppo Pd in consiglio comunale Stefano Cugini: “Il gruppo consiliare del Partito Democratico, insieme a Piacenza in Comune, fedele alla linea garantista in cui fermamente crede, – prosegue – esprime seria preoccupazione e si augura che al più presto la vicenda sia chiarita”.

“Sul piano politico, memori di chi, imprudentemente, scioccamente e con arrogante veemenza si scagliò, in altre occasioni, contro gli avversari, e certi di non voler imitare questi pessimi esempi, ci limitiamo a sperare in un immediato passo indietro di Giuseppe Caruso dalle sue cariche di Presidente e consigliere, a tutela sua e dell’Istituzione che fino a ieri sera ha rappresentato, su cui al momento incombono nubi e interrogativi che sconquassano la quotidiana amministrazione della cosa pubblica piacentina”.

“A tal proposito, ci pare opportuna l’immediata convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio, per un confronto collegiale sui prossimi passi concreti e per avere le dovute garanzie che nessuna azione dell’Ente sia mai stata a rischio di condizionamento per le vicende oggetto di indagine”.

La segreteria provinciale del Pd: “Umiliazione per la nostra città, duro colpo per credibilità amministrazione Barbieri” – “L’arresto di Giuseppe Caruso, Presidente del Consiglio comunale di Piacenza ed esponente di Fratelli d’Italia, su ordine della Dda di Bologna, nell’operazione Grimilde è un fatto gravissimo che umilia la nostra città e getta discredito sulla massima istituzione cittadina, il Comune. Al centro dell’inchiesta un clan della ‘ndrangheta radicato in Emilia Romagna e considerato, come nel sistema “Aemilia”, parte integrante della cosca dei cutresi”.

E’ quanto si legge in una nota diffusa dalla segreteria provinciale Pd: “Mantenendo fermo il principio della presunzione di innocenza fino a prova contraria è chiaro che, il ruolo istituzionale importante ricoperto da Caruso, risulta incompatibile con le ombre sollevate dall’inchiesta e assesta un duro colpo alla credibilità dell’Amministrazione Barbieri e della maggioranza che la sostiene oltre che, anche sul piano nazionale, su una forza politica, Fratelli d’Italia, verso la quale forse in modo troppo affrettato sono confluite personalità di spicco della politica piacentina. Al di là di facili strumentalizzazioni dobbiamo prendere atto delle macerie che il governo locale ha fatto di questa città e della debolezza del Sindaco a farvi fronte”.

“Facciamo appello – concludono – a tutte le forze sane, tante, al di là anche delle appartenenze politiche, affinché si ritrovi il senso di una comunità meritevole di una città onesta, pulita, ordinata, sicura partendo dalla consapevolezza condivisa che il caposaldo, per tutti, ma a maggior ragione per chi ricopre ruoli istituzionali deve essere, senza ombra di dubbio, il rispetto della legalità. Ciò che fino a ieri sembrava scontato ma che, purtroppo, oggi dobbiamo, nostro malgrado, riconsiderare come valore da riaffermare”.

L’arresto del presidente del Consiglio comunale di Piacenza rappresenta un fatto di estrema gravità. Il suo fermo nell’ambito dell’indagine che ha portato anche all’arresto di Francesco Grande Aracri e dei suoi figli, rappresenta un duro colpo alle istituzioni piacentine.

La nota del coordinamento piacentino di Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie – Siamo consapevoli che le indagini siano ancora in corso e che non sia stata ancora emessa una sentenza. Ma le intercettazioni lasciano poco spazio ai dubbi: secondo il Gip Alberto Ziroldi, Caruso ha un ruolo “non secondario nella consorteria”. Le intercettazioni risalgono al 2015 e si riferiscono alla sua funzione all’interno dell’ufficio delle Dogane di Piacenza.

Ci preoccupa molto che una persona vicino alla ‘ndrangheta sia riuscita ad arrivare ad un ruolo così importante, anche simbolicamente perché è un rappresentante fondamentale della città. L’amministrazione comunale di Piacenza si impegna in percorsi di legalità nelle scuole e per tanto auspichiamo che faccia immediatamente chiarezza rispetto a questa situazione.Lo deve soprattutto ai ragazzi e alle ragazze delle scuole che incontriamo quotidianamente nei percorsi di legalità, che si impegnano in prima persona e che numerosi hanno assistito alle udienze del processo Aemilia. Insieme ai ragazzi, anzi a nome loro ringraziamo i magistrati e le forze dell’ordine impegnati in questa operazione. E’ compito ora dei cittadini chiedere una chiara presa di posizione ai politici che hanno espresso Giuseppe Caruso in Consiglio Comunale.

Aspettiamo di avere maggiori informazioni sull’operazione Grimilde, per questo nei prossimi giorni organizzeremo un incontro pubblico di studio e approfondimento rispetto a questi gravi fatti che hanno coinvolto il nostro territorio chiamando esperti che da anni seguono il problema delle infiltrazioni mafiose nella nostra regione.

Prc: “Fratelli d’Italia forti con i deboli e deboli con i forti” – “L’operazione “Grimilde”, proseguo del processo Aemilia, colpisce anche Piacenza, e lo fa pesantemente con l’arresto del Presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Caruso (Fratelli d’Italia) e del fratello con l’accusa di associazione mafiosa, truffa aggravata ed estorsione nelle vesti di dirigente delle Dogane”.

“Vero che tale provvedimento non sottolinea reati politici, però come Rifondazione Comunista siamo stupiti che un partito securitario come Fratelli d’Italia che, assieme alla Lega di Salvini, ha fatto della “sicurezza” la propria parola d’ordine perseguitando immigrati e poveri in generale non si accorga che al proprio interno ci sia un accusato di essere un rappresentante di una cosca ndrina”.

“Le prese di posizione della Meloni e la cacciata di Caruso dal partito giungono piuttosto tardive, e noi di Rifondazione ci chiediamo quali controlli FdI svolga per selezionare i propri rappresentanti nelle Istituzioni e se, per caso, non siano più attenti ai reati commessi da chi fatica ad arrivare a fine mese piuttosto da chi può gestire grandi fonti di denaro. Non sarà che la spinta sicuritaria della Meloni e soci colpisca puntuale solo chi non detiene potere (economico, sociale e politico), mentre sui veri criminali si abbatta solo tardivamente..? Non sarà che “forti coi deboli e deboli coi forti” sia il vero e unico principio fondante della destra italiana?”

“A oggi solo un dato è certo, le mafie sono ben radicalizzate anche qua al nord, sono silenziose e si muovono là dove si trovano soldi e potere, nell’indifferenza totale di chi ogni giorno grida “Al lupo! Al lupo!” puntando il dito contro immigrati e ong distraendo al meglio l’intera opinione pubblica! Un ottimo risultato per la Giunta Barbieri che festeggia al meglio i due anni del suo insediamento, tra la gestione del verde che lascia a desiderare, buche che donano alle strade di Piacenza quel caratteristico aspetto lunare, consiglieri e assessori che saltano come fossero seduti sopra a un petardo, un ospedale che ancora non si sa dove costruire, l’indagine per associazione mafiosa era proprio quello che mancava, la ciliegina sulla torta fallimentare preparata in questi due anni di legislatura”.

Bonaccini: “Via le mafie dall’Emilia-Romagna” – “Via le mafie dall’Emilia-Romagna. Ci battiamo ogni giorno affinché cresca la coscienza civile e la cittadinanza responsabile, per non lasciare spazi di alcun tipo alla criminalità organizzata. E collaboriamo con le Prefetture, gli inquirenti e le forze dell’ordine, impegnati in un lavoro straordinario ogni giorno, come hanno dimostrato anche oggi, facendo fronte comune”.

“Anche per questo abbiamo voluto che il processo Aemilia, nel quale la Regione si è costituita parte civile, si svolgesse qui in Emilia, prima a Bologna e poi a Reggio Emilia, finanziando l’allestimento degli spazi necessari alle udienze con oltre un milione e 200 mila euro di fondi regionali. Ringrazio il procuratore di Bologna, Giuseppe Amato, i vertici della Dda e tutti gli investigatori che hanno condotto quest’altra operazione contro la ‘ndrangheta nella nostra regione, che, lo ribadisco, vogliamo libera dalle cosche”.

Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, di fronte alla nuova operazione condotta contro famiglie ‘ndranghetiste in Emilia-Romagna, in particolare la famiglia Grande Aracri, che ha portato a numerosi arresti e interventi su società, beni e conti correnti, grazie alle indagini coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dagli uomini della Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza.

“Non va né taciuta né sottovalutata la presenza della criminalità organizzata anche in Emilia-Romagna- prosegue Bonaccini- dove cerca di infiltrarsi nella pubblica amministrazione e nell’economia legale. Per questo abbiamo approvato nel 2016 il Testo unico a sostegno della cultura della legalità e per la prevenzione dei fenomeni mafiosi, e prima ancora, sulla ricostruzione post sisma, abbiamo collaborato con Governo e Prefetture istituendo le white list, con l’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori lavori, individuando le attività maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa, e varando il Girer (Gruppo interforze ricostruzione Emilia-Romagna). E ancora, nel marzo 2018, abbiamo siglato un nuovo protocollo tra Regione e Prefetture per rafforzare l’azione di prevenzione e contrasto delle infiltrazioni criminali e mafiose in Emilia-Romagna”.

“Finanziamo decine di progetti con le scuole sulla legalità e qui sono circa 120 i beni sequestrati alle mafie, sul cui riutilizzo la Regione stanzia fondi importanti. Quella contro le mafie è una battaglia che possiamo vincere- chiude il presidente della Regione- dando il massimo appoggio alla magistratura e alle forze di pubblica sicurezza, ma ricordandoci sempre che ogni giorno ciascuno di noi deve fare la sua parte, schierandosi con la legalità”.

La nota di Articolo 1- Che l’Emilia Romagna non fosse esente da infiltrazioni mafiose ce l’hanno insegnato, in epoca recente, i processi “Grande Drago” e “Aemilia” – Che l’Emilia Romagna fosse anch’essa divenuta terra di conquista da parte del crimine organizzato che si insinuava in maniera subdola ma drammaticamente efficace nel ventre molle del tessuto economico e imprenditoriale emiliano romagnolo veniva da tempo denunciato, a volte nel silenzio generale, da organizzazioni quali Libera e la CGIL.

Non si può non ricordare come proprio la CGIL ha sempre seguito da vicino lo svolgimento del recente processo Aemilia, il più importante processo contro la ‘ndrangheta denunciando spesso i riflessi anche locali di queste vicende; vicende che hanno spesso riflessi anche sullo sfruttamento del lavoro .

Tutto questo ci ha sempre fatto ben sperare sull’esistenza nella nostra società, dei giusti anticorpi; ma i fatti di queste ultime ore, con l’arresto del Presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, chiamano in causa anche la politica piacentina.

Articolo 1, nel ribadire come, differentemente da altre forze politiche, ha sempre avuto e continuerà ad avere un atteggiamento garantista auspicando che si arrivi nel più breve tempo possibile all’accertamento delle responsabilità chiede al centrodestra locale e a Fratelli d’Italia una netta presa di distanze da quanto sta avvenendo e a Giuseppe Caruso di rimettere, anche nel suo interesse, il proprio mandato di rappresentante dei piacentini e del Consiglio Comunale , ruoli divenuti di fatto incompatibili con la situazione venutasi a creare.

I fatti accaduti oggi rischiano di minare la credibilità della politica a Piacenza e per questo auspichiamo che il consiglio comunale sia convocato con urgenza per discutere non solo di quanto accaduto e degli eventuali condizionamenti alla politica locale, ma anche per affrontare il tema delle infiltrazioni mafiose nell’economia e delle sue ripercussioni sulla nostra comunità.

Auspichiamo inoltre che sul tema si apra un’approfondita riflessione anche da parte di tutte le associazioni imprenditoriali perché si possa tutti insieme mettere in campo azioni concrete per prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose.

Articolo 1 infine si rivolge al Ministro dell’Interno Salvini che, mentre oggi festeggia per l’operazione di polizia, si è già dimenticato di come poche settimane fa abbia fortemento voluto un decreto “sblocca cantieri” che non sblocca nessun cantiere ma consente un preoccupante incremento dei subappalti, strumento prediletto dalla criminalità organizzata per infiltrarsi nelle attività economiche facendo strame dei diritti dei lavoratori.

Marina Molinari (Cisl): “La maggioranza in Comune prenda le distanze” – “Questa ulteriore indagine sulle infiltrazioni della ndrangheta ha fatto emergere un fatto gravissimo, che dimostra come l’Emilia, e anche Piacenza, sia un territorio a rischio. Non si deve abbassare la guardia. Quindi esprimiamo il più vivo sostegno alla magistratura che sta operando per il bene della nostra comunità e per l’affermazione della legalità”.

“La Cisl Parma Piacenza chiede che la maggioranza che ha eletto Giuseppe Caruso esprima subito una netta presa di distanza e che l’interessato, coinvolto in questa indagine, rassegni dimissioni immediate. Piacenza merita di più di un presidente del consiglio comunale arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso”.

Zilocchi (Cgil): “Fatti di una gravità inaudita” – “Sono di una gravità inaudita le notizie di oggi riguardanti gli arresti avvenuti nella nostra regione, e a Piacenza, nel corso del nuovo filone di inchiesta aperto contro l’infiltrazione della ‘ndrangheta nei nostri territori. Un episodio che parla di territori violentati nel loro corpo sociale, nella loro economia, nelle loro istituzioni. Le prime notizie che arrivano confermano purtroppo che, come da tempo sappiamo e sosteniamo, anche nel nostro territorio hanno messo radici e operano illegalità e criminalità organizzata”.

“Se per molti può sembrare un fulmine a ciel sereno così non è per noi, che da anni denunciamo i condizionamenti e gli inquinamenti che le nostre economie stanno subendo. La Cgil, il sindacato, si è costituita parte civile nel processo Aemilia ottenendo nella sentenza di condanna del Tribunale il riconoscimento del principio che le infiltrazioni della criminalità rappresentano un attacco ai diritti del lavoro e alla democrazia. Una vittoria importante ma che ha solo scalfito la forza delle organizzazioni mafiose”.

“A maggior ragione, la notizia dell’arresto del presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Caruso getta un inquietante velo sulla nostra comunità e sulle possibili gravi conseguenze che, fermi restando i doverosi accertamenti che seguiranno, potrà produrre. Le dimissioni di Caruso sono un gesto indispensabile che chiediamo con forza, a tutela delle istituzioni e della città tutta, ma non bastano”.

“Le pesanti ombre che si profilano intorno alle istituzioni richiedono atti chiari, concreti e immediati. L’amministrazione in primis è chiamata a rendere conto dell’operato dei suoi uomini e a mettere in sicurezza l’istituzione di tutti i cittadini, anche attraverso una seduta straordinaria del Consiglio”.

“Occorre accertare in profondità il livello di infiltrazione della criminalità nelle nostre istituzioni e farlo mettendo in atto ogni iniziativa utile senza escludere, qualora fosse necessario, di verificare la sussistenza delle condizioni per lo scioglimento del Consiglio Comunale: esistono strumenti e procedure chiare normate dalla Legge e siamo certi che le istituzioni dello Stato, a partire dal Prefetto di Piacenza a cui va la nostra piena fiducia, sapranno bene interpretarle e restituire a Piacenza la dignità e il rispetto che merita”.

La nota delle Segreterie di Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia Romagna – Grande preoccupazione e forte sostegno alla Magistratura per gli esiti della importantissima indagine di ‘ndrangheta (operazione Grimilde) che, in queste ore, ha portato a 16 arresti, a 72 persone indagate, a cento perquisizioni ed al sequestro di beni e aziende per diversi milioni di euro, nelle province di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, oltre a diramazioni delle indagini in Lombardia, Calabria, Puglia, Lazio e Veneto”.

“E’ evidente che siamo di fronte ad un quadro in assoluta continuità con la prima indagine Aemilia. Le tipologie dei reati di mafia (estorsioni, usura, riciclaggio, truffa aggravata, intermediazione di manodopera, intestazione fittizia di beni ed altro ancora), le caratteristiche di penetrazione in pezzi consistenti dell’economia, le forme di sfruttamento del lavoro, rappresentano tutti elementi che avevamo visto e ben conosciuto nel maxi processo contro la ‘ndrangheta che si è celebrato in questa regione, prima a Bologna e poi a Reggio Emilia”.

“Non siamo quindi stupiti ma siamo preoccupati del fatto che questi reati sono stati messi in atto mentre era in corso il processo Aemilia e considerato anche che alcuni dei personaggi oggetto delle misure cautelari erano controllati dalle forze dell’ordine, a partire dagli esponenti della famiglia Grande Aracri. Avevamo chiaro da tempo che non sarebbero bastati i pur importanti esiti del più grande processo alla ‘ndrangheta che si sia mai svolto in Italia, per determinare la conclusione di queste vicende”.

“Lo avevamo capito durante il processo, anche a fronte di inquietanti dichiarazioni di alcuni pentiti. Lo avevamo denunciato noi stessi, in occasione della recente audizione della Commissione Parlamentare Antimafia, descrivendo un quadro dell’azione messa in atto dalle mafie, da est a ovest della nostra regione, assolutamente preoccupante ed attuale”.

“Per questo consideriamo non utili le dichiarazioni di esponenti del Governo, a seguito della nuova indagine di ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Ancora una volta infatti emerge, con nettezza, il fatto che l’allentamento del sistema delle regole, nell’economia, nel lavoro, nella regolazione degli appalti, rappresentano il terreno fertile per la penetrazione della criminalità organizzata nell’economia legale, favorita da una competizione giocata sui costi e non sulla qualità del lavoro. Abbassare la guardia rispetto al sistema di controlli sugli appalti significa spalancare la strada alle mafie ed all’ulteriore sviluppo dei fenomeni corruttivi”.

“Anche per queste ragioni – lo abbiamo detto anche a Reggio Calabria in occasione della grande manifestazione di sabato scorso indetta da CGIL CISL UIL – consideriamo pericolosi i provvedimenti contenuti nel cosiddetto decreto “sblocca cantieri””.

“Nello stesso tempo, quanto emerge anche dalla indagine odierna della Magistratura, ci rafforza nella convinzione che sia necessario agire su scala locale dando continuità e consolidando gli strumenti di prevenzione a presidio della legalità e a salvaguardia dei diritti dei lavoratori contenuti nel Il Testo Unico per la promozione della legalità e la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili (la l.r. 28 ottobre 2016, n. 18), frutto del Patto per il Lavoro, e nei diversi protocolli sottoscritti con gli Enti Locali e le società partecipate”.

Calvano (Pd): “Azione di governo a tutti i livelli per combattere le infiltrazioni mafiose” – “Il quadro che emerge nell’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel nord-Italia che in queste ore sta toccando l’Emilia è inquietante. La lotta alla criminalità organizzata e alle cosche deve essere un punto fermo di tutte le forze politiche e di tutte le istituzioni. Dobbiamo lavorare insieme per creare anticorpi capaci di lasciare fuori dalla porta delle istituzioni ogni tentativo criminale. Servono azioni di governo a tutti i livelli.

Così il segretario del PD dell’Emilia-Romagna, Paolo Calvano: “I fatti contestati al Presidente del Consiglio comunale di Piacenza, sono gravi e preoccupanti, e lui ne dovrebbe prendere atto. Così come il Governo, a partire dal Ministro dell’Interno, deve farsi carico di capire cosa sta succedendo nella amministrazione piacentina”.

“In Emilia-Romagna abbiamo sempre messo la lotta alle mafie ai primi posti della nostra azione di governo e oggi ribadiamo il nostro massimo impegno per l’affermazione della legalità”.

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