Il calcio tra mito e realtà. Al Municipale Buffa racconta “El Trinche” foto

La storia del calciatore argentino Tomas Felipe Carlovich, detto “El Trinche”, è un susseguirsi di vicende e racconti dove realtà e fantasia si intrecciano continuamente.

Nel calcio sudamericano degli anni ’60 e ’70 non è così raro che ciò avvenga: è questa infatti la terra che più di tutte si è dimostrata in grado di far emergere il lato epico e poetico di questo sport. E allora basta poco a far sì che la vita di un semisconosciuto calciatore di Rosario – la città natale di Messi – attivo in quell’epoca nelle serie minori argentine, assuma tutti i connotati della leggenda.

Federico Buffa al Municipale

Il personaggio, la mano del destino, il rimpianto e la purezza del gesto: c’è tutto questo nella vita di Carlovich, raccontata, con il suo stile inconfondibile, dallo storyteller Federico Buffa in uno spettacolo gratuito andato in scena al Teatro Municipale di Piacenza nella serata del 23 giugno. “Esta noche juega El Trinche”: questo il titolo della rappresentazione – scritta di concerto da Buffa e Pierluigi Iorio – dove si uniscono aneddoti, immagini e spaccati di vita dall’Argentina degli anni ’70. Il tutto scandito dai ritmi, insieme malinconici e passionali, del tango.

E quindi al parlato si aggiunge la recitazione, con Mascia Foschi e Claudia Letizia, e la musica, con Maurizio Deho al violino, Nadio Marenco alla fisarmonica e Alessandro Nidi al pianoforte e alla direzione musicale. Ma il protagonista è sopratutto lui, “El Trinche”, la cui storia prende vita attraverso il racconto coinvolgente di Buffa.

Federico Buffa al Municipale

Un uomo schivo, con – come può fare intuire il nome – il sangue croato che scorre nelle vene. El Trinche rappresenta l’antidivo per eccellenza: non esiste un filmato a testimonianza delle sue giocate, nè di una sua intervista; solo i racconti di chi lo ha visto con i propri occhi, impegnato in una delle tante “canchas” impolverate di Rosario, in cui si dice sia andato avanti a giocare “a chiamata”  fino a 54 anni.

Due gli aneddoti più significativi rievocati da Buffa. Il primo, un’amichevole in preparazione della Coppa del Mondo del 1974 tra la selección Argentina e una rappresentanza di giocatori nati a Rosario, in cui fu chiamato a giocare Carlovich. Finì 3 a 1 per quest’ultimi: leggenda vuole che “El Trinche” fu sostituito ad inizio secondo tempo su richiesta dell’allenatore dell’Argentina, Vladislao Cap, perchè con le sue giocate stava umiliando i ben più blasonati avversari.

Il  secondo, la conferenza stampa di presentazione di Diego Armando Maradona al Newell’s Old Boys, squadra di Rosario avversaria del Central, l’altro “equipo” della città, dove aveva militato a lungo El Trinche. Maradona, accolto da un cronista come “il miglior giocatore mai passato per Rosario” rispose che il più forte era un altro, qualcuno che aveva giocato in quella città qualche anno prima: “El Trinche”.

Federico Buffa al Municipale

Oltre l’aspetto aneddotico, lo spettacolo di Buffa rappresenta un momento in cui il calcio diventa pretesto per parlare di tante altre cose, ovvero della storia, della cultura, del pensiero di un popolo e di un’epoca. Un’epoca che non c’è più, che ha il sapore  – come ricorda l’autore Pierluigi Iorio – “di calzettoni abbassati, stop di tacco e sombreri, con il desiderio ricorrente di una vita semplice, senza riflettori e senza obblighi”. Un popolo che invece esiste ancora, quello argentino, con la sua attitudine e il suo modo di vivere a metà tra il malinconico e il romantico. Capace di elevare una figura come quella del “Trinche” a mito non per i suoi successi, ma bensì per il suo essere piuttosto un eterno incompiuto. Una sorta di grandioso “eroe del fallimento”.

Federico Buffa al Municipale

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