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Esame di maturità, ecco cosa è cambiato dal 1923 a oggi

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Oltre 3500 studentesse e studenti piacentini si apprestano ad affrontare l’esame di Stato, che quest’anno ha subito profondi cambiamenti; ma come è nata la maturità? Quali sono state le riforme precedenti a questa? Ecco un breve excursus.

L’esame di maturità è stato introdotto ben 96 anni fa, nel 1923, con la Riforma Gentile, nella prima sessione d’esame solo il 25% dei candidati vengono promossi.

Nel 1937 Cesare Maria De Vecchi riduce il programma d’esame a quello dell’ultimo anno, mentre prima comprendeva gli argomenti degli ultimi 3 anni, e nel 1940 Giuseppe Bottai introduce una commissione composta da docenti dei candidati con solo presidente e vicepresidente esterni e di nomina ministeriale.

Nel 1947, Guido Gonnella torna alla forma ante-guerra, con però commissari interni accanto a quelli esterni e la limitazione dei programmi agli ultimi due anni.

Un’importante svolta in favore degli studenti si ha nel 1969, quando Fiorentino Sullo introduce gli esami facilitati: solo due prove scritte, due materie per l’orale (di cui una a scelta del candidato), aboliti gli esami di riparazione e introdotto il giudizio di ammissione del consiglio di classe. Il punteggio finale era in sessantesimi. Inoltre l’esame, prima presente solo nei licei, viene esteso a tutti i corsi di istruzione secondaria superiore.

Nel 1997 Luigi Berlinguer rivoluziona la prova: l’esame di maturità diventa “esame di Stato”, è introdotto il credito scolastico e formativo, le prove scritte diventano tre e il voto è espresso in centesimi. Il colloquio è su tutte le discipline dell’ultimo anno. La commissione è mista: 50% membri interni 50% esterni.

Nel 2001 Letizia Moratti stabilisce una commissione di soli membri interni con solo il presidente esterno, ma già nel 2006 si torna alla commissione mista.

La penultima riforma è quella del 2008, che stabilisce la necessità del 6 in tutte le materie per poter essere ammessi all’esame.

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