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Gian Paolo Ormezzano al Gola Gola “Sport e cibo? Un matrimonio felice”

Piacenza apre per la prima volta l’estate dei grandi eventi con il Gola Gola! Food&People Festival. Tra gli “speciali protagonisti” di venerdì 7 giugno una gradita sorpresa last minute: il giornalista sportivo, scrittore e personaggio televisivo italiano Gian Paolo Ormezzano.

Primatista mondiale, tra l’altro, di giochi olimpici estivi e invernali, da giornalista si intende, ha intrattenuto per circa un’ora la Piacenza serale, chiacchierando di cibo e sport – i suoi ‘compagni preferiti’- sul palcoscenico di Piazza Cavalli. A dialogare con lui c’era Tinto, della fortunata trasmissione Rai Radio 2 “Decanter”.

Sul palco lo humor, a tratti volutamente ridicolo, ma mai trasformato in presunzione o orfano di cultura, di chi “ha girato tutto il mondo tranne il continente Antartide, a spese d’altri”. “Questa è la fortuna di essere incappato in un momento speciale dell’Italia, con uno sport speciale. Una fortuna che posso solo dire di aver pagato, in qualche misura, lavorando molto”- sottolinea Ormezzano

“Tutto è meglio fuor che essere juventini – dice subito il giornalista- , torinese doc e antiuventino per eccelenza, pure a 84 anni. E il pubblico sorride di gusto. Poi: “Molti dei mei migliori amici di lavoro e di vita, tra cui Boniperti, sono comuque juventini. State attenti però a come vi comportate, perchè con me siete tutti sotto esame – aggiunge scherzando con il pubblico – sono abituato a questo da quando facevo “Novantesimo minuto”.

Alle spalle 28 Giri d’Iitalia, 15 Tour de France, campionati mondiali ed europei di calcio, atletica, basket, nuoto e ping- pong. Ma “come si spiega il rapporto stretto tra giornalismo sportivo ed enogastronomico?”- sollecita Tinto.

“L’idea salutistica che ha lo sport penso si accompagni ad un credito nella valutazione dei cibi”- spiega Ormezzano -. I campioni sportivi sono belli, floridi, ridanciani ed è chiaro e giusto che stiano anche bene a tavola. Credo poi che in questa direzione il ciclismo in particolare abbia giocato un ruolo di primo piano, sposandosi benissimo con l’enogastronomia. Con le sue corse a tappe ha suggerito infatti l’idea di una gastronomia itinerante, cangiante ogni giorno, spesso due volte nel corso della stessa tappa”.

È un caso – o forse no? – continua- “che in una trattoria di Salsomaggiore, a pochi chilometri da qui, mi fermai a mangiare nel 1959 , a conclusione della prima tappa del mio primo Giro d’Italia. Ero in compagnia del grande campione mondiale di calcio Felice Placido Borel, scrivevo per lui e quella sera ricordo di aver mangiato due polli da solo. Io che da sempre mangio moltissimo e da non molto ho finito due maratone, senza allenamento. Eppure da giovane ero uno stecco, non come adesso”.

Gira il mondo Gian Paolo Ormezzano per seguire gli eventi sportivi, assaggiando senza problemi i piatti delle culture più diverse: blatte fritte tailandesi, cervello di scimmia in Congo, cane accompagnato da grappe di cane e di serpente in Corea. “Le anguille che mangiate qui vicino altro non sono che serpenti”- fa notare.

E poi il suo rapporto “sacro” con i vini, influenzato da Carlo Petrini (inventore di slow- food) e Gianni Brera , giornalista rivoluzionario del linguaggio sportivo, la cui eredità culturale del “mangiarebere” rimane ancora viva e attuale. Meno forte invece l’impronta, in questa direzione, del grande giocatore francese Michel Platini, pur carissimo amico del giornalista: “Finge di intendersene – dice Ormezzano -, ma capisce poco di cibo e vino. Pensate che ama il “salame di patate”. Gioca solo a fare l’italiano in Francia e il francese in Italia”.

Poi Tinto è passato a esplorare i “cibi da frigorifero”, accompagnato da diversi sketch divertenti. E Ormezzanno non ha rinunciato all’ironia neppure qui, stavolta con una sottile vena di amarezza : “Il passaggio davvero epocale verso la vecchiaia avviene quando alle domande cosmische sui massimi sistemi si sostituisce quella ambletica e senza risposta: “Cosa sono venuto a prendere in frigorifero”?

I formaggi? “Beh, sono tra i cibi più dannosi, ma non mangiarli sarebbe un attentato all’umanità. E noi non abbiamo niente da invidiare ai francesi con la nostra mozzarella e il parmigiano.” “E le uova vanno in frigorifero secondo te?” chiede ancora il conduttore di “Decanter”. “Non saprei”- continua Ormezzano-, ma a me piacciono sbriciolate con olio buono, aceto aromatico e “pissalat”. “Sapete cos’è?” – chiede a tutti – “Un goloso siero di pesce, simile a pasta d’acciughe, che rende buono qualsiasi piatto. Da non confondere con il “pissaladier’, piazza francese con cipolle dolci”.

“La gastronomia è anche un modo prezioso per imparare la lingua, propria e altrui”- conclude quindi il giornalista. Lui che di lingue ne conosce diverse e per questo è ancora oggi ricecato, oltre che per “la sua soprendente abilità nel falsificare le note spese dei ristoranti”- ha detto. Lui che ha potuto godere di un modo di fare giornalismo irripetibile, di rapporti professionali e umani, tra colleghi giornalisti e campioni sportivi, che difficilmente torneranno.

(foto da Facebook)

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