La mia pizza a “quattro ruote”: tour socio-gastronomico in centro città

Chi pensa che Piacenza, e più globalmente la vita sociale, siano “biglietti” accessibili solo ai “normodotati” si sbaglia.

Non che non ci sia da lavorare ancora molto su ottimizzazione e abbattimento delle barriere architettoniche. Si tratta, in Italia, di un tasto oggettivamente dolente. Ma spirito e carattere contano sempre molto. Sia per il portatore di handicap, sia per chi può aiutare a superare eventuali difficoltà.

Da disabile piena di impegni e interessi, conosco bene Piacenza, specie il suo centro. Guidando la mia carrozzina elettrica, difficilmente rifiuto appuntamenti mondani, o occasioni sociali. Tranquillamente posso quindi accompagnare chi legge in un piccolo tour socio-gastronomico sulla mia inseparabile “spider” a quattro ruote.

Quali locali incontreremo in questa prima puntata del tour? Le pizzerie prima di tutto, un giro di pizze “piacentine”. Perchè una pizza da gustare è l’occasione ideale per trascorrere insieme la serata. Un appuntamento piacevole e poco impegnativo.

Pizzeria Tosello, via Francesco Daveri 10. Se a Piacenza si chiede della pizzeria Tosello, tutti i residenti sapranno indicare la strada. Si tratta infatti di una pizzeria storica ed elegante, a pochi passi da Piazza Duomo. All’entrata, l’ostacolo più difficile da superare in carrozzina è il gradino del marciapiede, piuttosto che quello basso del locale, agevolmente superabile. Con l’aiuto di camerieri e gestori, disponibili, sempre gentili – tanto più che ormai io li conosco da molto e non sono restia a chiedere – accedere diventa facile. Ma un piccolo scivolo non guasterebbe.

Nel locale, piuttosto ampio, sono poi i camerieri a farmi accomodare nella sala migliore per le mie esigenze. Dove la carrozzina possa entrare agevolmente tra i tavoli. La scelta di pizze è piuttosto variegata, dalle più leggere e fresche alle più impegnative, a volte anche con farine non tradizionali. In parte cambiano a seconda della stagione, ma gli ingredienti sono sempre di prima qualità. Rimarrà deluso chi si aspetta la classica pizza napoletana, perchè qui la troverà bassa e croccante. Buona e ricca, comunque.

Servizio abbastanza veloce e molto disponibile. Volete iniziare con uno sfizio? Non perdete l’assaggio di crostini misti: Acciughe, cotto e una fantastica salsa di peperoni.

Spostandoci in Piazza Duomo, incontriamo la pizzeria “Da Pasquale”, o “Trattoria dell’Orologio” (Piazza Duomo 36). Locale davvero storico, esiste a Piacenza dal 1937. La posizione in Piazza Duomo con i tavolini fuori, è molto panoramica nella bella stagione. E per un disabile, è decisamente da preferirsi mangiare all’esterno, dato che per entrare i gradini sono diversi, troppo alti.

Esiste una porta secondaria da cui accedere, con un solo scalino, comunque alto per una carrozzina elettrica. Tanto che gli anni scorsi ero entrata a piedi, scendendo dalla carrozzina, con l’aiuto dei camerieri, sempre massimamente disponibili. Vedete?! Io non mi arrendo. “Da quest’anno”- mi hanno detto loro – abbiamo abbassato il gradino. Con l’aiuto di un paio di persone puoi entrare in carrozzina.” Apprezzo lo sforzo, la disponibilità di chi non rinuncia mai ad aiutare. Ma una pedana sarebbe meglio.

La pizza? Direi buona, altezza media. C’è pure quella salsiccia e tartufo, non comune da trovare in pizzeria. La disponibilità del personale compensa, in parte, la precisione del servizio, che non è esattamente “quella di un orologio”. Comodità e fascino della location fanno la propria parte.

Taverna In, piazza Sant’Antonino, 8. Posizione suggestiva, in una delle piazze più belle di Piacenza, vicino alla Cattedrale e al Teatro Municipale. Un portatore di handicap ha possibilità di sostare soltanto ai tavolini esterni. L’accesso interno presenta infatti le scale. In compenso si tratta di un’ottima pizzeria e di un valido ristorante, di terra e di mare.

Pizze alte, al trancio, soffici e fragranti, e pizze basse. Più leggere e meno sostanziose le seconde, ma un filo di croccantezza in più, non guasterebbe. La scelta dipende dai gusti. Personalmente preferisco le prime. Per cominciare in tavola c’è sempre la focaccia, preparata con l’impasto della pizza alta. Impossibile non assaggiarla, difficile fermarsi. Quando è calda e non troppo secca, ancora di più! Personale molto gentile. Buon rapporto qualità-prezzo.

The Temple Bar, via 10 giugno,98. Qui c’è da sbizzarrirsi! È un bar-pub, ma anche pizzeria. L’ambiente accogliente e giovanile giusto, per mangiare e bere tanti cibi diverse in una serata in compagnia!

L’entrata principale ha un gradino alto, ma basta farsi aprire quella secondaria, per accedere senza problemi. Personale disponibile, sorridente, giovane, aiuta. Locale spazioso, diverse le sale in cui potersi accomodare e un giardino adatto ai fumatori. Pizze e birre per tutti i gusti: dalla tramonti doppio impasto a quella con gamberetti o prosciutto Capitelli. Impasto alla Guinness da non perdere. Ma per chi è amante della carne, hamburger, tagliata, panini sono pure ottimi.

Un esempio di qualità e atmosfera metropolitiana, che a Piacenza resiste da oltre vent’anni, con anche tanto divertimento e serate a tema. Per gli amanti del calcio, i maxischermi non mancano. Si può guardare una partita, bevendo cocktails o mangiando in compagnia.

Tonin Cafè, via Borghetto, 45. Da provare, se non lo conoscete. Bar dove gustare buona birra, ma anche pizzeria e piccolo ristorante. La posizione, sulla strada di una trafficata via cittadina, non favorisce il locale, che però è assolutamente da considerare per una piacevole tranquilla serata in compagnia! Un locale disadorno e semplice, simili a quelli di una volta, dove conta più la sostanza della forma.

Il gradino d’entrata è piuttosto alto anche qui – insomma come barriere architettoniche non siamo ben messi – ma i proprietari, due giovani albanesi spassosissimi da tempo in Italia, sono una garanzia. Non solo di efficienza fisica, ma anche di simpatica compagnia, riempiendo di calore genuino il locale.

Se la pizza non può dirsi straordinaria, sicuramente è gradevole, con buoni ingredienti e anche proposte originali. La pizza “Tonin” ricotta e speck per esempio. Dolci golosi, insalate fresche e per gli amanti del pesce non perdetevi le cene del venerdì sera. Prezzi onesti.

De Gustibus River, Via Nino Bixio, 6. Il locale è in questo caso un lontano dal centro, dove un tempo si trovava il “Ristorante Po”. È anche ristorante e la stessa catena si trova a Rivergaro e San Nicolò. Un luogo semplice, spazioso e pulito. All’ingresso del cancelletto, un piccolo scalino, tale comunque da dover richiedere aiuto.

Subito dopo, alla porta d’entrata, si accede invece tramite una piccola e e agevole salita. Una contraddizione in termini che non dovrebbe essere difficile sanare. Se il personale a una prima impressione può sembrare un po’ “sottotono”, in realtà si rivela presto disponibile e alla mano. La nota dolente può essere l’attesa, molto variabile, specie al sabato sera.

Le pizze? Consiglio quelle a impasto “Napoli”, alte morbide molto digeribili, anche se le sottili di tutti i tipi tipi e colori non mancano. Con impasto “Napoli”, è anche la pizza “in pala romana”: mezzo metro di pizza a più gusti, servita su tagliere per un minino di due persone.

Last but not least, “Il Pizzicotto”, via Emilia Parmense, 21. Un po’ più distante per chi “viaggia” come me in carrozzina, ma lo raggiungo tranquillamente. La qualità è ottima, tanto che qui non ci sono barriere architettoniche, ma senza prenotazione, sedersi non si può. Il servizio però è veloce ed efficiente, almeno per la mia esperienza. I momenti di maggior afflusso vengono ben gestiti. Locale ampio, luminoso, arredato con gusto.

Le pizze sono davvero di ogni tipo e consistenza: sottile e croccante, “di mezzo”, alta e morbida. Cambia la “grammatura” dell’impasto, ma gli ingredienti sono sempre ottimi. Tra le migliori della città, credo. E per iniziare, i pizzicotti preparati con la pasta della pizza fritta, sono una leccornia da non perdere. Solo un assaggio però, altrimenti ci si sazia. Anche come ristorante, non è affatto male. Pochi piatti, di qualità.

Finirà qui il nostro “giro pizze”? Forse si, forse no. Intanto godetevi queste.

Micaela Ghisoni

(1- continua)

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