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“L’Europa è l’area al mondo più sicura per il cibo, ma la sfida è diventata globale”

Tra le conferenze più interessanti degli Stati Generali della Ricerca in corso a Palazzo Gotico di Piacenza sabato 1 giugno quella del professor Pier Sandro Cocconcelli, ordinario di Microbiologia degli Alimenti – Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali Università Cattolica del Sacro Cuore, sulla sicurezza degli alimenti.

“L’Europa è diventata l’area al mondo – ha esordito il professore – con gli alimenti più sani, non parliamo soltanto di sicurezza per i consumatori ma anche della filiera dell’allevamento degli animali. Nel nostro continente abbiamo sviluppato un sistema complesso di controlli e verifiche che riguarda tutto il processo produttivo degli alimenti, dai produttori ai consumatori”.

“I rischi più elevati per un consumatore in Europa – ha ricordato – sono legati alla presenza di microorganismi nel cibo, ma i rischi sono piuttosto bassi, se li compariamo ad altri fattori di morte, l’impatto è modesto. Occorre tuttavia continuare a ridurre questo rischio, e non esiste una categoria di cibi più esposti di altri, dal pesce crudo ai prodotti da forno tutti gli alimenti possono essere pericolosi”.

Sul fronte della contaminazione da virus e microorganismi, Cocconcelli ha spiegato: “C’è stata una diminuzione della salmonellosi da alimenti, che è ancora la prima causa di epidemie, invece c’è stato un aumento di alcune intossicazioni batteriche legate al modo di consumo dei cibi, se si mangia in casa, o al di fuori delle mura domestiche: ci ammaliamo un po’ di più fuori casa, come nei ristoranti o nelle mense. I casi di contaminazione dei cibi sono causati dalle modalità di cottura dei cibi. Oggi è richiesto un cambio dell’approccio nell’affrontare le situazioni di rischio e le alterazioni alimentari”.

“La sfida non riguarda solo l’Europa o l’Italia – ha sottolineato -, ma tutto il pianeta, perchè esiste uno scambio di alimenti a livello globale. E allora occorre perseguire una sicurezza globale degli alimenti.

“Anche in questo caso la ricerca – ha concluso – può aiutare nel riconoscere i rischi, compresi quelli nuovi che si possono presentare legate alla biologia sintetica, ovvero la ricostruzione in laboratorio di nuovi organismi”.

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