PiacenzaSera.it -  Notizie in tempo reale, news a Piacenza, cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Associazione mafiosa, arrestati il presidente del consiglio comunale Caruso e il fratello

Nuovo colpo alla ‘ndrangheta in Emilia Romagna: nell’ambito di una vasta operazione denominata “Grimilde”, la polizia ha eseguito nella prima mattina del 25 giugno una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche, che da tempo operano nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, e storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro.

Sono 16 gli arresti e tra i destinatari di un provvedimento restrittivo figurano anche il presidente del consiglio comunale di Piacenza Giuseppe Caruso e il fratello Albino. L’esponente politico piacentino di Fratelli d’Italia (nella foto sopra il giorno della sua elezione a Palazzo Mercanti) è accusato dagli investigatori di appartenere al gruppo criminale e di aver favorito una truffa, nella sua veste di funzionario dell’Agenzia delle Dogane, per ottenere fondi dall’Unione Europea.

Associazione mafiosa, truffa aggravata ed estorsione in concorso sono le pesanti imputazioni della Procura di Bologna ai danni di Giuseppe Caruso che è stato arrestato e condotto in carcere. Nella mattinata del 25 giugno la polizia è arrivata anche a Palazzo Mercanti per perquisire il suo ufficio ed acquisire eventuali elementi di indagine.

I reati contestati – è stato sottolineato – risalgono al periodo precedente all’elezione di Caruso a Palazzo Mercanti con Fratelli d’Italia e la successiva nomina (del luglio 2017) a presidente del consiglio comunale di Piacenza.

Le indagini sono partite nel 2015 e hanno riguardato il transito in circostanze sospette di alcune merci alle Dogane, dove Caruso lavora. Da lì sono stati avviati altri approfondimenti che hanno portato alla scoperta dei reati addebitati all’esponente politico piacentino.

Giuseppe Caruso viene indicato dall’ordinanza come una delle persone “in costante sinergia con i vertici del sodalizio“, che avrebbe fornito un “costante contributo per la vita dell’associazione”; in particolare avrebbe partecipato “alle riunioni tra gli esponenti della consorteria in occasione delle quali venivano pianificate le condotte criminose della cosca e prese le decisioni fondamentali per il mantenimento ed il rafforzamento della stessa” e a riunioni “per dirimere conflitti con soggetti esterni alla struttura ‘ndranghetistica”.

Caruso inoltre avrebbe messo “stabilmente a disposizione le prerogative, i rapporti professionali ed amicali, gli strumenti connessi alla propria attività lavorativa di dipendente dell’Ufficio delle Dogane di Piacenza per il perseguimento degli interessi del sodalizio emiliano”. Così in una telefonata registrata l’8 settembre 2015: “Ho mille amicizie…da tutte le parti…bancari…oleifici…industriali… tutto quello che vuoi…quindi io so dove bussare…quindi se tu mi tieni esterno ti dà vantaggio, se tu mi immischi…dopo che mi hai immischiato…e mi hai bruciato…è finita…perchè la gente ti chiude le porte…la gente mi chiude le porte…che vuoi da me…se tu sei bruciato…non ti vuole…hai capito quello è il problema…quindi allora, se tu ci stai stare, è così…”.

Sempre secondo le accuse, Caruso sarebbe coinvolto in una truffa perpetrata ai danni dell’Unione Europea per far arrivare finanziamenti fraudolenti ad una ditta agricola della provincia di Mantova. Una volta portata a compimento la truffa economica da alcuni milioni di euro, la consorteria ‘ndranghetista avrebbe attuato un’estorsione ai danni della stessa impresa.

Tra i sedici destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse c’è anche il boss Francesco Grande Aracri, oltre ai figli Salvatore e Paolo. Francesco Grande Aracri, già condannato per associazione mafiosa, viveva a Brescello, in provincia di Reggio Emilia.

Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di ‘ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dagli uomini della Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Perquisizioni sono state svolte a Piacenza, Parma, Reggio, Bologna e a Viadana in provincia di Mantova.

polizia Brescello

Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per eseguire le misure cautelari sono stati impegnati oltre 300 agenti.

Sono state effettuate un centinaio di perquisizioni in tutta Italia nei confronti di soggetti che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.