Molinaroli “giornalista di territorio” tra chiese di periferia: “Non perdiamo il valore della comunità”

Uno spaccato realistico e dettagliato della Piacenza che dal boom economico arriva ai giorni nostri, attraverso la storia delle sue parrocchie di periferia.

Così può considerarsi il nuovo libro del giornalista Mauro Molinaroli, dal titolo “Le parrocchie di Piacenza dal 1945 al 2019”, primo passo di un percorso più ampio, che si propone, nel suo insieme, di documentare il valore sociale della comunità.

La presentazione mercoledì 19 giugno alla Sala delle Colonne della Curia vescovile, nel corso di una serata che ha visto la partecipazione del vicario generale Monsignor Luigi Chiesa, in rappresentanza del vescovo Gianni Ambrosio (trattenuto da impegni e giunto solo in chiusura per un saluto), del direttore dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi Manuel Ferrari, e di Federico Frighi, giornalista di “Libertà”, che ha dialogato con l’autore.

Dopo saluti e ringraziamenti del vicario generale e una breve premessa di Frighi per sottolineare “quanto sia propizio presentare questo libro, proprio poco prima che le parrocchie della diocesi di Piacenza cambino volto accorpandosi nel 2020”, Manuel Ferrari ha espresso il suo punto di vista sul testo di Molinaroli: “Uno spaccato puntale, approfondito, che non manca però di quella vivacità genuina propria di episodi vissuti e insita nei rapporti diretti tra la gente” – ha detto.

“Una gemmazione di chiese nelle periferie della città, dall’accenno a quelle storiche ad oggi, passate in rassegna dall’autore una per una – continua Ferrari-, per farci riappropriare di quel senso di fiducia nella provvidenza che le ha generate, con lo scopo di accogliere gente povera che dalle campagne si spostava verso la città. Dalle storiche San Lazzaro e Sant’Antonio, al Corpus Domini del 1936, alla Santissima Trinità del Dopoguerra, fino agli interventi di oggi al Preziosissimo Sangue, per citare qualche esempio, queste parocchie sono tutte figlie di comunità in cammino. Certo, modi e tempi cambiano, ma il bisogno di coesione sociale rimane lo stesso”.

Ma è lo stesso Molinaroli a mettere la lente di ingrandimento sulle sue pagine: vita che ruota attorno alle parrochie, figure di grandi sacerdoti, genesi del libro. E la passione per il suo lavoro si sente forte. Perchè parrocchie e periferie? “Mi considero un giornalista del territorrio – ha sottolineato – e penso si debba recuperare ciò che rischia di perdersi: storia, memoria e comunità. In questo senso le parrocchie, nel dopoguerra certamente ma ancora oggi, svolgono un ruolo importantissimo nel contenimemento della marginalizzazione sociale. Altrimenti molte più persone sarebbero lasciate a loro stesse”.

Molinaroli Parrocchie

Ed è attorno alle periferie che dopo la guerra si viluppa più marcatamente il bisogno di comunità e prendono corpo i più forti mutamenti sociali – spiega -, per questo ho deciso di partire da lì”.

E se tanti sono i grandi sacerdoti che “dal niente hanno creato mondi”, Don Giancarlo Conte con le vacanze per i giovani a Vigo di Fassa in Trentino o don Aristide Bosoni con la fondazione della chiesa Farnesiana, non si può non ricordare una figura come quella Don Antonio Tagliaferri. “Sono rammaricato di non averlo potuto conoscere – dice l’autore -, deve essere stato un uomo incredibilmente capace se in un dopoguerra poverissimo e senza disporre di mezzi è riuscito a mettere in piedi la Santissima Trinità, usufruendo di un progetto architettonico precedente, mai realizzato: una chiesa riuscita in breve ad aggrerare 11mila parrocchiani”.

Ma in questo fervore di vita parrocchiale non sono da trascurare nemmeno i laici. E a riguardo Molinaroli ricorda Roberto Reggi, importante in Nostra Signora di Lourdes, “per un modo di intendere l’educazione, il fare gruppo, lo stare in parrocchia insomma”. E pure poi sindaco di Piacenza. Tanta gente, come lui, è stata simbolo del legame tra parrocchia e territorio, ricoprendo in seguito cariche di alto livello locale.

E siamo solo alla prima tappa di un viaggio che continuerà nel 2020 con le chiese del centro storico di Piacenza. Tra altri quartieri: ancora comunità da non dimenticare, in una città cambiata più di quanto si immagini. Ma forse, più di quanto si creda, alla ricerca di quell’unità che non deve mancare in una società sempre più complessa, isolata, impoverita.

Micaela Ghisoni

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.