Come abbiamo fatto a ridurci così? Ora serve uno scatto di dignità

Dopo una giornata come quella appena trascorsa è difficile scrivere qualcosa che non suoni come inadeguato o retorico.

Sono anche mie allora le parole di Sergio Dagnino, vicepresidente del consiglio comunale di Piacenza, l’assemblea “decapitata” dall’inchiesta della Procura di Bologna con l’arresto di Giuseppe Caruso. “Una profonda tristezza” e al contempo la voglia di manifestare affetto per le istituzioni che dobbiamo tenerci strette, nonostante tutto. Anche quando chi è stato chiamato pro tempore per guidarle non ha riscosso il nostro voto – come in questo caso.

Davvero nessuna voglia di accusare o di sollevare qualche polemica sterile, di buttarla in caciara politica. Non sarà un tribunale di comodo a stabilire le reali responsabilità di questa vicenda incredibile e umiliante, ma le indagini della magistratura. Ma se il presidente dell’assemblea democratica più importante della nostra città viene arrestato e accusato di associazione mafiosa, uno sfregio profondo è stato inferto a tutti noi.

Personalmente mi sento ferito – come piacentino – da quello che è accaduto. Mai nel passato il nome della nostra città era stato associato in queste circostanze ad un’organizzazione mafiosa come la ‘ndrangheta. E non è certo soltanto una questione di immagine o di titoli dei Tg nazionali.

Che cosa abbiamo fatto per ridurci così? Non pensiamo di uscire da questa situazione senza uno scatto di dignità da parte di tutti. Non solo della politica, che ha le sue pesanti responsabilità, ma di tutti noi cittadini parte di una comunità, ciascuno per il suo ruolo, ciascuno facendo la propria parte. Per favore nessuno si chiami fuori. E la politica per una volta cerchi di dare l’esempio cominciando ad occuparsi di un concetto alto e impegnativo, il futuro.

Mauro Ferri

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