“Senza una regia pubblica non riusciremo a progettare il futuro di Piacenza”

“Senza una regia pubblica e una valutazione adeguata dei progetti, non riusciremo a pensare il futuro per la nostra città”.

Con Stefano Borotti, direttore della cooperativa sociale Unicoop, abbiamo voluto ripercorrere la stagione di Vision 2020, il “tavolo strategico” che all’inizio degli anni 2000 si propose di immaginare Piacenza “a medio-lungo termine”, provando a lanciare alcuni progetti che poi trovarono realizzazione negli anni successivi.

Un’intervista che vogliamo inserire tra i contributi che stiamo raccogliendo nel dibattito-provocazione lanciato su “Piacenza 2040”, qui sotto trovate i primi spunti.

Piacenza fra 20 anni

Unicoop – grazie a Vision 2020 e al lavoro che ne seguì insieme alle istituzioni – ha infatti trasformato in realtà uno di quei progetti: il centro Abi “Anziani e Bambini insieme” del Facsal che in questi anni ha più volte riscosso attenzioni e riconoscimenti anche nazionali. Vision 2020 fu una stagione particolare, legata alla concertazione fra gli enti promossa da Comune, Provincia e Camera di Commercio con il supporto dell’Università Cattolica.

“Nel corso dell’esperienza di Vision 2020 – ricorda Borotti – ero nel comitato strategico come rappresentante della cooperazione sociale, con l’obiettivo di proporre progetti di welfare per la nostra comunità. Anche un po’ di retorica caratterizzò quel percorso, ma indubbiamente fu una stagione ricca di proposte. Uno degli effetti positivi di Vision 2020 fu quello di indurre la città a pensare al futuro. E non possiamo tralasciare un fatto: che le proposte avanzate seguirono un percorso di consultazione fissato da regole precise, ci fu anche una votazione delle varie parti sociali coinvolte, quindi una legittimazione”.

“La regola che trovò conferma allora e che vale ancora oggi – fa notare Borotti – è che i progetti importanti non li realizza mai nessuno da solo. Quelli di Vision 2020 furono anni di spinta economica, assai distanti da oggi, ma la crisi che ci ha colpito ci ha fatto male, anche perchè ci ha impedito di guardare lontano. Invece proprio il periodo che stiamo attraversando richiederebbe uno sforzo strategico maggiore, pensare al futuro per destinare in maniera oculata le risorse sarebbe la cura migliore proprio della crisi”.

“Senza una regia pubblica – sottolinea – e una valutazione adeguata dei progetti, non riusciremo a guardare lontano per la nostra città. Se le nostre istituzioni riuscissero a convincersi che è necessario mettersi insieme, si potrebbe definire un’agenda di 10 progetti. Non si tratta di rifare Vision 2020, ma indubbiamente uno sguardo strategico per Piacenza oggi manca”.

“Sul centro Abi anziani e bambini insieme – prosegue – ottenemmo importanti finanziamenti dalla Regione Emilia Romagna anche a seguito di quella affermazione pubblica. Concentrare l’attenzione della città sui progetti migliori è stato il merito di Vision 2020,  perchè il primo tema strategico è appassionare e coinvolgere la città e le persone. Dirò una cosa strana, ma quando si ha un progetto nel cassetto, chiedere i finanziamenti è il punto di partenza sbagliato, il primo tema è appassionare le persone intorno a quell’idea”.

Borotti parla anche del presente e del nuovo progetto di welfare che caratterizza le scelte di Unicoop per i prossimi anni. “Stiamo promuovendo un progetto sul tema della disabilità e del “dopo di noi” – ricorda – per ampliare a Piacenza i servizi residenziali rivolti alle persone disabili, coniugando autonomia, cura e assistenza. La nostra proposta è quella di realizzare un centro residenziale all’avanguardia. Già oggi i servizi per questo tipo di utenti sono pieni, nei prossimi anni il problema rischia di esplodere”.

“Se non puntiamo sul vivere bene, sulla qualità dei servizi e sull’ambiente per una città da 100mila abitanti come la nostra è difficile pensare al futuro. Penso che i servizi alla persona siano centrali, la dimensione educativa e sportiva sono il nostro futuro anche per i più giovani, per la fascia di età compresa tra 0 e 18 anni”. “Non diamo per scontato – conclude – il destino di Piacenza: se non trovano una strada di rilancio, le città talvolta rischiano il declino”.

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