“Ho conosciuto Savoini e ho capito che era meglio stargli alla larga” Intervista a Vittorio Torrembini

Più informazioni su

“A me sono bastate poche occasioni e battute per distanziarmi sia dal gruppo di Savoini, che dalle loro intenzioni”. Lo dice Vittorio Torrembini, piacentino di Russia: dall’89 si occupa di relazioni imprenditoriali tra l’Italia e Mosca ricoprendo ruoli di primo piano nella diplomazia economica del nostro paese.

Di Alseno ed ex funzionario del Pci di Piacenza, oggi è console onorario dell’Italia nelle regioni centrali russe e da oltre venti anni segue l’associazione degli imprenditori italiani a Mosca, di cui è vicepresidente. Dopo lo scoop del sito di notizie americano BuzzFeed e la diffusione dell’audio con la presunta trattativa condotta da Gianluca Savoini, insieme ad altri due italiani, all’Hotel Metropol di Mosca per ottenere fondi “neri” per la Lega, abbiamo subito pensato di intervistarlo. Ecco quello che ci ha detto sul “Russiagate” all’italiana.

Hai conosciuto Gianluca Savoini? Ci racconti in quali circostanze lo hai incontrato in Russia?

Ho conosciuto Savoini e il suo collega Claudio D’Amico (collaboratore e consigliere del Ministro Salvini, ndr) nel 2014 durante la prima visita di Salvini a Mosca, dopo il loro viaggio in Crimea. L’ho poi rivisto in occasione di alcuni viaggi istituzionali di Salvini a Mosca.

Della vicenda del presunto finanziamento in “nero” alla Lega, sul quale indaga la magistratura, che idea ti sei fatto? C’è stato un tentativo di usare la politica per fare affari o è successo il contrario, si è cercato di usare gli affari a fini politici?

Già dall’inizio l’atteggiamento del duo Savoini-D’Amico lasciava chiaramente trasparire l’intenzione di trasformare il credito politico che si era conquistato Salvini in affari per le aziende italiane (soprattutto quelle da loro accompagnate). A me sono bastate poche occasioni e battute per distanziarmi sia dal loro gruppo che dalle loro intenzioni. Le aziende italiane vanno sostenute e difese indipendentemente dal credo politico dei loro titolari. Gli eventi che sono saliti al centro della cronaca di questi giorni sono la diretta conseguenza delle intenzioni iniziali del gruppo vicino a Savoini, con l’aggravante che i due diretti interessati hanno dimostrato un dilettantismo e una leggerezza incredibili. Quanto a Salvini, non credo abbia fatto molto per seguire o controllare i suoi collaboratori, cosa che costituisce la sua colpa principale.

La magistratura verificherà si ci sono stati illeciti in questa storia, ma in Italia la vicenda è diventata politica: l’accusa alla Lega è di assenza di trasparenza e di voler minare la già fragile unità europea cercando una relazione più stretta con la Russia di Putin. Che ne pensi?

Sul piano politico, credo si possa contestare alla Lega una incredibile leggerezza nella conduzione politica estera del nostro Paese, fatto inoltre aggravato dal fatto che le posizioni dei 5 Stelle sono quasi sempre molto distanti da quelle della Lega. Il nostro Paese ha una grande tradizione di politica estera. Figure come quelle di Fanfani, Moro, Andreotti, Craxi, e nella opposizione di sinistra Berlinguer, hanno segnato l’immagine del nostro Paese come una vera e propria area di pace e di dialogo, che, pur nell’ambito delle nostre alleanze atlantiche, consentì all’Italia di aprire i rapporti con l’Urss prima e con la Cina successivamente, senza dimenticare il nostro ruolo in Medio Oriente. Ora purtroppo si ha la sensazione che il nostro governo sia con gli Usa nei giorni pari, con la Russia in quelli dispari e con la Cina nei festivi.

Di fatto la nostra credibilità in campo europeo con i nostri partner tradizionali è caduta a livelli che non ci consentono di sostenere posizioni o iniziative che in altri momenti ci avrebbero visto vincitori. Comprese le inutili e controproducenti sanzioni alla Russia. Si può essere amici della Russia o degli Usa senza inginocchiarsi davanti alle dottrine o alle teorie di Putin o di Trump. Magari facendo così saremmo certamente più apprezzati. Personalmente credo che più che le vicende di carattere giudiziario, questi siano i temi che dovrebbero essere affrontati sul piano del dibattito politico.

Che cosa deve fare secondo te la nuova Europa delle neo presidente della Commissione Von Der Leyen per riallacciare un rapporto adeguato con la Russia?

La nuova maggioranza politica che ha portato alla elezione della signora Von Der Leyen a mio avviso dovrebbe avviare una seria analisi dello scenario geopolitico mondiale. Uno scenario che vede diminuire l’influenza americana sul piano soprattutto economico e la crescita di nuovi imponenti soggetti quali la Cina o l’India. In questo quadro l’Europa rischia di essere schiacciata, con l’aggravante che i paesi di recente adesione all’Unione guardano più a Washington che a Bruxelles. Anche la Russia non se la passa meglio, costretta a guardare verso Pechino, senza esserne davvero convinta.

L’apertura di un nuovo confronto costruttivo con la Russia potrebbe sicuramente aiutare entrambe i soggetti. Sto parlando di confronto costruttivo, che non significa in alcun modo inchinarsi a Putin da una parte o demonizzare la Russia, la quale soffre certamente di molti problemi, anche sul piano della democrazia, ma che merita di essere conosciuta meglio e rispettata. L’esperienza degli anni dal 2000 al 2008 dimostra che i tentativi di integrazione di questo grande paese, con le istituzioni europee e con la Nato, produssero effetti ben più importanti dell’attuale regime di sanzioni.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.