“Ricci Oddi e Fondazione Teatri diventino una cosa sola” Sì del consiglio alla proposta di Giardino

Fusione tra Ricci Oddi e Fondazione Teatri, ok alla mozione di Michele Giardino (Misto) in consiglio comunale.

La proposta è passata con 17 voti voti a favore e 14 contrari. Voto favorevole anche all’emendamento, presentato sempre da Giardino, che attribuisce ai 2 consiglieri delegati del Comune di Piacenza all’interno della Ricci Oddi di sondare la disponibilità, da parte del cda, ad aggiornare lo status giuridico della Galleria, trasformandola in fondazione, e poi in un secondo momento a valutare la successiva fusione con la Fondazione Teatri.

La motivazione? Il consentire a una realtà culturale di pregio ma in difficoltà di bilancio, come la Ricci Oddi (lo scorso anno l’introito della vendita dei biglietti è stato di 20.500 euro, in calo rispetto all’anno precedente), di trovare il giusto slancio anche imprenditoriale grazie alla Fondazione Teatri, che invece attira fondi e contributi statali.

Una proposta che ha subito ricevuto il plauso dell’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi. “I problemi della Ricci Oddi non sono solo di natura strutturale (il più volte richiesto impianto di condizionamento che ne aumenterebbe la capacità ricettiva, ndr), ma di una gestione che deve essere più dinamica” – dice Papamarenghi, ricordando il contributo del Comune che ammonta a 180mila euro. “Sono favorevole a qualsiasi soluzione che possa aiutare la Galleria ad attirare più visitatori ed essere più dinamica, a fronte dei risultati inequivocabili che la Fondazione Teatri sta portando a casa”.

Ma la maggioranza, in realtà, non sembra compatta su questa posizione espressa dall’assessore alla Cultura. “La passione dell’assessore Giardino gli fa onore – le parole di Antonio Levoni (Liberali) -, ma la Ricci Oddi più che essere trasformata ha bisogno di essere sostenuta. A che punto siamo con il progetto relativo all’impianto di condizionamento? E la scelta del nuovo direttore? Senza, non si va da nessuna parte. La modifica dello statuto, poi, per noi non è praticabile, mentre proponiamo che, al posto del consigliere designato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, si dia possibilità alla banca stessa e non alla fondazione che rappresenta, di nominarlo”.

“Il problema vero è la valorizzazione della Ricci Oddi, così come di altri tesori culturali che abbiamo a Piacenza, senza direttore da un anno e mezzo – continua Sergio Dagnino (M5s) -. Perché gli enti soci si parlano solo attraverso il giornale?”. “Era più opportuno mantenere il testo della mozione così come era, lasciando la fusione tra le due realtà come un’intenzione – l’intervento di Christian Fiazza (Pd) -, perché il vincolo della donazione modale (da parte del Comune alla Ricci Oddi, ndr) non si può aggirare”.

Perplessità vengono espresse anche da Nelio Pavesi (Lega). “Sono in linea di principio favorevole a sostenere tutte le fondazioni culturali, ma non si può negare che non abbiano problemi di bilancio. Penso a palazzo Farnese, che incassa 40mila euro quando ne costa 890mila al Comune, così come la Ricci Oddi costa 180 mila euro e fa ricavi per 20mila. Parliamo bene della Fondazione Teatri, che però chiude in pareggio o con qualche migliaia di euro, con ingenti investimenti di Comune e trasferimenti dal ministero”. “Venendo – continua Pavesi – alla proposta di Giardino, credo che l’iter proposto non sia così semplice da attuare e soprattutto richiede un percorso lunghissimo. Forse, prima, sarebbe stato necessario chiedere il parere ai diretti interessati”.

“E’ da anni che il Comune cerca di mettere le mani sulla Ricci Oddi, con più pareri legali chiesti sullo statuto – sostiene Massimo Trespidi (Liberi) -. Credo che prioritari siano i problemi legati all’impianto di raffrescamento e al direttore che ancora non è stato scelto. Credo che la fusione sia controproducente per entrambe le realtà. La Ricci Oddi difficilmente rinuncerà alla propria condizione di realtà autonoma, mentre la Fondazione Teatri potrebbe non poter più intercettare i fondi che raccoglie per l’attività (di teatro di tradizione, ndr) che svolge”.

Se Giulia Piroli (Pd) dice di ritrovarsi nella posizione espressa dal consigliere Pavesi, e chiede come mai la mostra dedicata al compianto direttore della Ricci Oddi, Stefano Fugazza, sia stata organizzata a Rivergaro e non a Piacenza, Francesco Rabboni (Forza Italia) si schiera invece a favore della mozione di Giardino (“Qualsiasi proposta per migliorare la Ricci Oddi va accolta”), così come Filippo Bertolini (FdI): “Se si parla da tanti anni della situazione della Galleria è perché le soluzioni precedenti non erano soddisfacenti. Plauso al consigliere Giardino”.

“Se non mettiamo le mani nel motore – conclude Giardino – sarà impossibile cambiare la situazione. Lo statuto si può modificare, sempre nel rispetto della volontà del fondatore. Sul fatto che la fusione con la Fondazione Teatri possa essere controproducente, ricordo l’esempio della Fondazione Teatri delle Dolomiti che intercetta fondi per sostenere attività culturali anche diverse tra loro”.

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