La ‘ndrangheta in Emilia Romagna: Piacenza allo specchio. L’incontro di Cgil, Cisl e Uil

“‘Ndrangheta in Emilia Romagna: Piacenza si guarda allo specchio”: è il titolo dell’incontro pubblico, promosso dalle organizzazioni sindacali Cgil Piacenza, Cisl Parma-Piacenza, Uil Emilia, insieme a Libera e Avviso Pubblico, in programma lunedì 8 luglio 2019 alle ore 21 al centro “Il Samaritano” della Caritas Diocesana, via Pietro Giordani, 14.

Coordinato da Francesco Bighi, Segretario Uil Emilia, sarà introdotto da Gianluca Zilocchi, Segretario della Cgil di Piacenza, e concluso da Marina Molinari, Segretaria Generale Cisl Parma e Piacenza. Ospiti della serata Enza Rando, avvocato, vice presidente di Libera e legale di parte civile in diversi processi sull’infiltrazione della criminalità organizzata al Nord Italia e Antonella Micele, avvocato e coordinatrice di Avviso Pubblico per l’Emilia-Romagna.

“L’urgenza di questa iniziativa pubblica plurale – si legge in un comunicato diffuso dagli organizzatori – nasce dai gravissimi fatti emersi dai primi atti dell’inchiesta “Grimilde” della Dda di Bologna, e dalle misure eseguite dalla Polizia di Stato che hanno portato in carcere, tra gli altri, il presidente del Consiglio Comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso”.

“E’ stata confermata, in definitiva, la presenza della ‘ndrangheta nel territorio Piacentino e occorre, insieme al più largo fronte sociale possibile, sviluppare più “anticorpi” sociali a queste infiltrazioni, alzare le difese e soprattutto contrattaccare le mafie sul piano civile, culturale e dei diritti e doveri di cittadinanza”.

COS’E’ SUCCESSO? – Quattro anni dopo l’operazione Aemilia e a otto mesi dalla sentenza storica del primo maxi processo alle cosche in Regione con 119 condanne, sedici persone sono finite agli arresti e 64 sono indagate con l’accusa di essere legate alla cosca Grande Aracri. L’operazione si chiama Grimilde, coordinata dalla Dda di Bologna, ha colpito i vertici dell’organizzazione originaria di Cutro, in provincia diCrotone. Sono finiti in manette il boss Francesco Grande Aracri e i figli Salvatore e Paolo, che vivevano e comandavano da Brescello, comune già sciolto per mafia nel 2016 e anche Giuseppe Caruso, presidente del consiglio comunale di Piacenza, attualmente al 41bis come il fratello Albino con pesanti accuse.

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