“Lavori esternalizzati e fuga verso la pensione, il destino dell’Arsenale è la chiusura”

Non bastano i proclami dell’Esercito, per i sindacati il destino del Polo di Mantenimento Pesante di Piacenza (ex Arsenale) è segnato.

A parlare è Ernesto Catino, della Cisl Funzione Pubblica ed ex dipendente del Polo: “Non si sono più fatte assunzioni dagli anni ’80, senza ricambio generazionale è impossibile non chiudere per l’ex Arsenale”. Catino se la prende con la politica, che “sull’Arsenale si sveglia solo quando fa comodo e ha ignorato tutte le nostre richieste degli ultimi anni. Da questo governo i sindacati sono stati ascoltati solo una volta e poi non sono più stati convocati dal Ministro Trenta (alla Difesa ndr)”.

E’ stato il consigliere comunale Massimo Trespidi a lanciare il sasso nello stagno con una comunicazione durante la seduta di lunedì a Palazzo Mercanti: “L’ex Arsenale andrà a dismissione progressiva dal 2020 entro il 2025”.  Scenario tuttavia negato dal sindaco Patrizia Barbieri che ha asserito di non essere al corrente di alcun piano di dismissione.

Per il sindacato la strada verso uno smantellamento è abbastanza diritta. “La situazione è quasi irreversibile – afferma Catino – basti pensare che alcuni lavori all’interno del Polo di Mantenimento vengono eseguiti soltanto con il ricorso a ditte esterne, che portano le loro squadre nelle officine e operano sui mezzi per ripararli. In questi anni sono state perse professionalità e occupazione e ora c’è una fuga verso la pensione con quota 100″.

“Una situazione drammatica – aggiunge – a Piacenza sono rimasti 450-460 dipendenti civili al Polo dopo la chiusura di tutti gli altri laboratori e centri presenti sul territorio, negli anni ’90 eravamo più di mille”.

Melissa Toscani della Funzione Pubblica Cgil afferma di non essere a conoscenza di un piano stabilito di dismissione dell’ex Arsenale, ma delinea una situazione del tutto simile a quella di Catino. “Il Polo di Mantenimento Pesante è soggetto a una forte riduzione di personale – fa notare – senza alcuna sostituzione e l’ultima legge di Bilancio ha bloccato il turn over almeno fino a novembre, un quadro molto simile a tanti comparti della pubblica amministrazione.

Una misura come quota 100 ha inoltre accelerato l’esodo pensionistico. E’ chiaro che se non cambiano le cose, lo stabilimento piacentino non avrà una vita molto lunga”.

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