“Legge contro omotransnegatività traguardo importante, ma ancora troppi pregiudizi”

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“Luglio 2019, numerosi fronti aperti nel dibattito LGBTI” – L’intervento del Direttivo di Arcigay Piacenza Lambda

Molti non comprendono perché nel 2019 resti importante sostenere la comunità LGBTI (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali e Intersessuali), alzare la voce e partecipare a eventi come i PRIDE: ci sentiamo ripetere come un mantra “ormai la società vi accetta, dopo le unioni civili cosa vi manca?”. Viene allora da chiedersi che rilievo possa avere una Legge Regionale per prevenire le discriminazioni contro la comunità LGBTI come quella approvata a Bologna lo scorso 27 Luglio: la nostra risposta non può che essere “è importantissima!”.

Solo nell’ultimo mese la Regione Emilia Romagna è stata teatro di 3 episodi di intolleranza verso persone dello stesso sesso (ricordiamo in particolare il violento pestaggio sul lungomare di Rimini ai danni di due uomini mentre si scambiavano un bacio); episodi simili sono cresciuti del 30% in Italia secondo uno studio del 2019 dell’Arcigay Nazionale. Dati incontrovertibili che società civile e politica non possono sottovalutare! Dunque da pochi giorni abbiamo una “Legge Regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”, un bel traguardo per tutti, verrebbe da dire, e invece le polemiche sono state molte e feroci.

L’ala destra del Consiglio Regionale (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) ha presentato ben 1787 emendamenti, molti pretestuosi, al testo definitivo, cercando di bloccarne l’approvazione: solo con uno sforzo notevole il testo è stato promosso, dopo 40 ore di seduta ininterrotta. Un’ostilità fuori misura della quale, ancora una volta, non comprendiamo il motivo: va detto infatti che la portata del provvedimento è molto limitata, non riguardando la legge penale e civile, di competenza del Parlamento.

Le Regioni possono decidere (entro certi limiti) solo in materie come l’istruzione, mercato del lavoro, tutela della salute, sport ed è proprio su di esse che la legge si è concentrata. Lungi però dall’imporre stravolgimenti, il testo contiene in sostanza una dichiarazione d’intenti con la quale la Regione si impegna in tali ambiti a promuovere una cultura dell’integrazione e della non discriminazione. Una legge insomma programmatica dal contenuto ampiamente condivisibile. In teoria.

Per sperare in una sua approvazione, infatti, la Consigliera relatrice Roberta Mori ha dovuto accettare compromessi sul testo: ci riferiamo in particolare all’esplicito diniego della Regione nel concedere contributi ad associazioni che, nello svolgimento delle proprie attività, includano come tematica la surrogazione di maternità. Una forzatura inspiegabile, estranea ai temi affrontati dalla legge. Queste dinamiche ci restituiscono, ancora una volta, l’immagine di una politica senza consapevolezza e cultura. Ancora una volta sono emersi i soliti pregiudizi irrazionali, come la cosiddetta teoria gender (ampiamente smentita dal mondo scientifico e accademico), per contestare un provvedimento di semplice buon senso.

Ma c’è un altro episodio che sta gettando un’ombra inquietante sul mondo LGBT e sulle famiglie omogenitoriali: i noti fatti di Bibbiano.
 Che ci siano delle responsabilità e che i colpevoli, anche se appartenenti al mondo LGBT, vadano perseguiti è fuori discussione. Il problema semmai è rappresentato dall’ossessione di molti per l’omosessualità di alcune famiglie affidatarie e funzionari comunali. “E’ la Lobby Gay che riemerge”, si legge, e allora viene da chiedersi (retoricamente) se il crimine sarebbe stato meno grave se avesse coinvolto solo coppie eterosessuali.

Quello che vogliamo ribadire invece è che siamo tutti dalla stessa parte, quella dei bambini e dei loro genitori!
 Quando però sentiamo proporre dalla politica la “schedatura delle coppie omogenitoriali” ci sentiamo in dovere di ribadire alcuni punti fermi. Come confermano tutti i più autorevoli enti scientifici internazionali e nazionali (tra cui il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) una famiglia omosessuale ha la stessa capacità delle famiglie eterosessuali di crescere un bambino sano. Gli eventuali problemi di salute psicologica del bambino in una famiglia omogenitoriale dipendono semmai dall’ambiente sociale discriminante.

Se non può essere messo in dubbio il diritto delle famiglie omogenitoriali a esistere e ad essere tutelate dalla legge, è però chiaro che, se a Bibbiano alcune di esse sono colpevoli, la giustizia dovrà fare il suo corso, esattamente come per tutte le altre coppie coinvolte. Questo non potrà mai, però, giustificare l’adozione di misure speciali criminalizzanti (come la schedatura) nei confronti di persone solo perché omosessuali: il sistema penale offre già tutti gli strumenti necessari per accertare le responsabilità delle persone.

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