Il nostro ricordo di Camilleri, intellettuale generoso e indomito

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Ci ha lasciato l’intellettuale e scrittore Andrea Camilleri, mancato a 93 anni dopo una malattia. Ecco un suo breve ricordo di Giovanni Battista Menzani.

I coccodrilli delle varie testate giornalistiche erano pronti da un pezzo, e dunque stamattina possiamo leggere tante belle parole su Andrea Camilleri, spentosi a Roma a 93 anni (ne parlano proprio tutti, anche quelli che dovrebbero avere la decenza di tacere. Per una volta, almeno).

Dello scrittore siciliano sappiamo ormai tutto: del suo esordio del 1994 con la casa editrice palermitana di Elvira Sellerio, sua sostenitrice sin dagli inizi, e della straordinaria serie su Montalbano, che deve il suo nome all’amicizia con il catalano Manuel Vazquez Montalban (padre di un altro grande commissario, Pepe Carvalho) e che è assai meglio della sua trasposizione televisiva – assai più nota, purtroppo; dei suoi trenta romanzi – anche storici – e della sua terra, da lui raccontata in modo vero, sincero, senza retorica.

E infine il suo affascinante e bellissimo dialetto “inventato”, tutt’altro che improvvisato e casuale, ma frutto di una ricerca continua e di un lavoro scrupoloso: il collega Nicola Lagioia, patròn del salone del Libro torinese, lo ricorda sui social con questa citazione, che vi proponiamo: “A stimare da come l’alba stava appresentandosi, la iurnata s’annunziava certamente smèusa, fatta cioè ora di botte di sole incarniato, ora di gelidi stizzichii di pioggia, il tutto condito da alzate improvvise di vento”.

Noi vogliamo ricordare qui anche la sua grande passione civile, il suo impegno generoso, la consapevolezza del suo ruolo da intellettuale dal quale non ha mai abdicato, in un paese in cui spesso prevalgono i conformisti e chi sale sui vari carri che di volta in volta passano e vanno; la sua “resistenza” indomita.

E i suoi consigli e i suoi insegnamenti da vecchio Maestro: “Fatevi condizionare il meno possibile da una società che finge di darci il massimo della libertà“. Ancora pochi giorni fa scriveva, lucido e indomito come al solito: “Non voglio morire male, non voglio avere il pessimismo, voglio morire con la speranza che i miei figli i miei nipoti i miei pronipoti vivano in un mondo di pace. Bisogna che i giovani si ribellino…non disilludetemi“.

Insomma se ne è andato uno dei (pochi) grandi, e lascerà un vuoto enorme. “Povera patria”, per citare un suo (quasi) conterraneo illustre.

Giovanni Battista Menzani

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