Nuovo ospedale, Dodi: “Un oggetto calato nel deserto”

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“Una discussione del livello di un’assemblea di condominio”. Benito Dodi non va per il sottile per dare il suo giudizio sulla vicenda che ha portato all’individuazione dell’area dove realizzare il nuovo ospedale di Piacenza.

Architetto di grande esperienza, memoria storica dello sviluppo urbanistico della nostra città, non nasconde le sue critiche al percorso che ci ha portato fino a qui. Alla scelta della giunta Barbieri di collocare il nuovo nosocomio finanziato dalla Regione Emilia Romagna, all’esterno del tracciato della tangenziale sud su una superficie agricola.

Una domanda ci frulla nella testa, da quando è arrivata l’indicazione da Palazzo Mercanti – se vogliamo, una domanda un poco ingenua -: “Possibile che con tutte le superfici dismesse, da riqualificare, pubbliche e private, e da rigenerare dentro la nostra città, nell’era del consumo di suolo zero inserito in tutte le leggi urbanistiche, si è dovuti arrivare alla soluzione di prendere un campo coltivato e farci una bella colata di cemento sopra?”

Domanda dalla quale prende le mosse la chiacchierata con Dodi. “Quello che lascia l’amaro in bocca in questa vicenda – ci confessa – è che si è discusso di scelte fondamentali per il futuro di Piacenza senza una vera cognizione di causa, senza aver acquisito tutti gli elementi, alcuni dei quali sono essenziali”.

“UN OGGETTO CALATO NEL DESERTO” – “Se vuoi programmare hai bisogno di conoscere – aggiunge – invece si è deciso di programmare la realizzazione di un nuovo ospedale sprovvisti di dati imprescindibili legati alla fruibilità di servizi ospedalieri, come quelli sulla viabilità e sull’accessibilità. Non possiamo affrontare la questione di un nuovo ospedale come un oggetto estraneo calato nel deserto“.

“A che cosa serve la pianificazione urbana – si domanda Dodi – se poi al Comune mancano ancora un piano della mobilità e un piano dei servizi?”. “Non basta assegnare un’indicazione d’uso a una porzione di territorio, – afferma – perchè poi ci vuole qualcuno che lo utilizzi e lo renda vivo quel territorio: insediare servizi in un luogo e soltanto dopo pensare alla mobilità ed alle modalità per collegarli al resto della città è semplicemente demenziale“.

“Una struttura complessa e articolata di servizi – precisa – come il nuovo ospedale di una città, deve trovarsi in una condizione di piena agibilità per le persone. Faccio un esempio molto concreto: se l’ospedale sorgerà nell’area prescelta dalla giunta ci troveremo con gli autobus urbani che percorreranno la tangenziale, abbiamo messo in conto l’impatto sull’intero traffico?” “Di fronte a problemi reali come questo, come si fa allora a non tenere conto della presenza di un’area all’interno del perimetro della tangenziale – si chiede – già urbanizzata e sul mercato da 10 anni?”.

“E’ MANCATO UN DIBATTITO CONSAPEVOLE” – “Serviva un dibattito diverso, perchè non siamo in un’assemblea di condominio. Dove non si discute mai delle funzioni e, per non andare allo scontro, la minoranza dei presenti se ne sta in silenzio”.

“CONSIDERATO SOLO IL COSTO DELL’AREA, MA L’ECONOMIA DIPENDE DA PIU’ FATTORI” – “La sensazione è che per la scelta dell’area del nuovo ospedale – fa notare Dodi – abbiano prevalso soltanto alcuni criteri di valutazione, il costo dell’area e le minori spese possibili per il Comune. Certo sono fattori importanti ma alla fine possono rivelarsi non decisivi se vengono dimenticati alti aspetti cruciali”.

“Voglio ricordare che il nostro Psc (piano strutturale comunale approvato dal Comune ndr) impone di non consumare suolo agricolo con un’eccezione del tre per cento. Davvero non ci sarebbe bisogno di costruire niente di nuovo. Prendiamo l’area dove c’è l’ospedale vecchio che sarà dismesso, penso che alcuni vincoli, fatta salva la parte monumentale e storica, possano essere rivisti per liberare quella superficie e dotare il centro di più verde e nuovi parcheggi”.

METROPOLITANA LEGGERA PER COLLEGARLO – “Inoltre la realizzazione del nuovo ospedale – prosegue – poteva essere l’occasione per rilanciare il progetto, caro proprio a questa amministrazione, di metropolitana leggera di collegamento con la provincia. Con l’utilizzo di un mezzo su rotaie in grado di raggiungere in pochi minuti, ad esempio Fiorenzuola e Castello, si potrebbe levare un gran numero di auto private per rendere accessibile la nuova struttura. Quando parliamo di mobilità non possiamo prendere in considerazione soltanto il tema dei parcheggi, dove – come è noto – le auto se ne stanno ferme”.

E un intervento sulla tangenziale sud sarebbe necessario soprattutto nel nodo della Galleana: “Quella rotatoria è sempre congestionata già oggi, fare un sovrappasso sarebbe quanto mai opportuno per migliorare tutta la nostra viabilità”.

EX PERTITE IPOTESI IMPRATICABILE – E infine sull’ex Pertite, Dodi ha pochi dubbi sulla sua non praticabilità come sede di nuovi servizi urbani: “Quella è un’area militare esattamente come lo è stata il parco della Galleana; ancora oggi alla Galleana si può scavare fino a 50 centimetri di profondità, oltre non si sa cosa si può trovare”.

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