“Il Prefetto segua il percorso del nuovo ospedale a tutela di Piacenza”

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Pubblichiamo l’intervento di Luigi Rabuffi, consigliere comunale di Piacenza in Comune, sul tema del nuovo ospedale cittadino. “La scelta dell’area e la successiva costruzione – afferma – sembrano far dimenticare quanto recentemente accaduto con i fatti di ‘Ndrangheta. Credo sia necessaria una riflessione, che propongo, unitamente ad un’ipotesi di gestione prefettizia del percorso. Ritengo che questa ultima ipotesi sia un’arma “non convenzionale” in grado di offrire serenità e garanzie a tutti i piacentini sconvolti da quanto accaduto”.

L’INTERVENTO – Il tema del Nuovo Ospedale di Piacenza, con la imminente scelta dell’area su cui collocare la più importante e costosa opera pubblica degli ultimi decenni, rappresenta l’evidente dimostrazione di quanto, nel nostro territorio, gli interessi economici siano prevalenti rispetto ai fatti recentemente accaduti.

Tanti piacentini, in questi giorni di profondo turbamento, si sono infatti chiesti come sia possibile scegliere il luogo dove costruire il Nuovo Ospedale – indirizzando lo sviluppo futuro della nostra città – senza prima interrogarsi su come estirpare le radici di quel fenomeno inquietante che prende il nome di ‘Ndrangheta e con il quale abbiamo convissuto, più o meno consapevolmente, in questi anni.

E non mi riferisco ad un singolo esponente (ancorché di spicco) del Consiglio comunale, bensì ad un sistema. Quel sistema che le indagini hanno fatto emergere, senza alcuno sconto, a dimostrazione di quanto, nella nostra Emilia e nella nostra provincia, la malavita organizzata sia stata capace di generare radici profonde, pronte ad occupare spazi vitali e a condizionare il futuro di tanti onesti imprenditori. Ingannati, vessati e troppe volte annientati.

Di fronte a ciò, di fronte all’inchiesta della Commissione Violante, di fronte alle operazioni Grande Drago, AEmilia e Grimilde, noi non possiamo far finta di niente, alzare le spalle, girarci dall’altra parte, considerarci immuni da difetti e da peccati. Perché sarebbe la nostra fine.

Ce lo hanno spiegato bene in questi giorni le tante vittime delle cosche venute a Piacenza per farci sentire la loro vicinanza, per spronarci, per offrire solidarietà ai cittadini onesti, per esprimere gratitudine a chi si batte contro la malavita ma, soprattutto, per ricordarci che la “pulizia”, a casa nostra, dobbiamo farla noi stessi. Senza delegarla ad altri.

E allora liberiamoci dalla “sindrome di Grimilde”. Rompiamo lo specchio della vanità. Guardiamoci onestamente intorno e costruiamo una rete di garanzia fatta di controlli preventivi delle aziende che si insediano sul nostro territorio, fatta di analisi dei bilanci e dei patrimoni, fatta di verifica degli approvvigionamenti ma soprattutto fatta di rispetto delle regole. Quelle regole che segnano la distanza tra lo stato e l’antistato.

In questo contesto di amarezza (per quanto accaduto) e di speranza (per quanto la magistratura ha saputo e saprà fare per ripristinare la legalità) il primo banco di prova si chiama proprio Nuovo Ospedale, con i suoi investimenti milionari diretti (acquisizione dell’area, costruzione della struttura, acquisizione di tecnologia e forniture, gestione del personale, appalti di servizi) e indiretti (viabilità, trasporti, logistica, sviluppo di attività commerciali, alberghiere, di ristorazione, etc..).

Un banco di prova ad alto coefficiente di pericolosità che non si può affrontare con le “armi convenzionali”. Perché questa, che oggi siamo chiamati a combattere, è una guerra contro l’antistato, del quale non conosciamo la forza effettiva e la capacità persuasiva. Sia allora il Prefetto di Piacenza, con la sua riconosciuta autorevolezza e con gli strumenti di cui dispone, ad accompagnare il percorso verso il Nuovo Ospedale, a tutela dei cittadini e della stessa nostra Amministrazione Comunale, così pesantemente lesa.

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