Salta l’accordo in Conferenza sanitaria, rinviata l’elezione del presidente foto

La riunione della Conferenza sociosanitaria nella sede della Provincia di Piacenza è saltata.

La prima assemblea dei sindaci piacentini, chiamati ad eleggere il nuovo presidente, dopo le elezioni comunali del maggio scorso che hanno cambiato gli equilibri politici in seno all’organismo, convocata alle 9 e 30 del 19 luglio non è mai iniziata.

Secondo quanto si è appreso, sarebbe sfumata l’intesa sulla composizione della presidenza che deve contemperare sia un criterio di rappresentanza territoriale che politico. L’accordo prevedeva l’elezione del sindaco di Castelsangiovanni Lucia Fontana come nuovo presidente della Conferenza e un esecutivo composto da sindaci di centrodestra e di centrosinistra. Non c’è stata identità di vedute sui membri della presidenza e per questo motivo gli amministratori hanno abbandonato i lavori, non rendendo possibile la seduta.

Il parlamentino dei sindaci (la conferenza socio sanitaria è composta dagli amministratori locali e dal presidente della Provincia, ossia Patrizia Barbieri) si è riunito in sala consiglio come previsto alle 9 e 30. Invece di dare il via alla discussione, che prevedeva oltre al rinnovo degli organismi dirigenti della conferenza anche la votazione del bilancio di previsione 2019 dell’Ausl, i sindaci hanno continuato la fase di confronto interna, divisi in due gruppi in base all’orientamento politico di riferimento, centrodestra e centrosinistra.

Oggetto della discussione, come poi è emerso, la proposta avanzata dal centrodestra di far salire da 2 a 4 i vice presidenti della conferenza, passaggio che renderebbe necessario una modifica dello statuto, il centrosinistra avrebbe chiesto di rivedere il numero di componenti a loro concordato all’interno del gabinetto di presidenza, 4 sindaci invece di 3 più la vicepresidenza da assegnare al presidente uscente Patrizia Calza. Una proposta che non è stata accettata dal centrodestra, che attualmente esprime la maggioranza dei primi cittadini della provincia, causando così la decisione del centrosinistra di abbandonare i lavori.

Qui si è aperta però un’altra fase di discussione: se infatti i sindaci del centrodestra, guidati proprio da Fontana, sembravano essere intenzionati a far partire finalmente la seduta e procedere all’elezione, sono emersi dubbi proprio sulla modalità di votazione. In conferenza socio sanitaria, infatti, il voto viene calcolato in maniera ponderata, ossia in base al numero di cittadini che si rappresenta. Modalità, questa, da applicare anche nel caso di elezione del presidente e del consiglio di presidenza, e come metterla in pratica quando, come in questo caso, la votazione è segreta? Oppure citando uno slogan politico, uno vale uno? I dubbi ci sono, perché in passato la questione non era mai stata posta, essendo sempre stato questo passaggio frutto di un accordo bipartisan e con votazione all’unanimità, anche se pure l’elezione di Patrizia Calza, all’epoca dell’amministrazione di Francesco Rolleri, fu travagliata.

Contrasti o differenza di interpretazioni, la situazione diventa ingarbugliata nonostante la nutrita presenza di legali tra gli amministratori piacentini. Dalle 9 e 30 si sono fatte le 11 passate, e oltre ai sindaci di “minoranza”, decidono di lasciare l’aula anche Romeo Gandolfi (Fiorenzuola) e Marco Bricconi (Cadeo). Segno questo, che la “maggioranza” non sia poi così compatta. La seduta, quindi, viene rinviata.

“La composizione dell’ufficio di presidenza – commenta Massimo Castelli, primo cittadino di Cerignale – ha sempre rispettato alcuni criteri fondamentali: al di là dello schieramento politico delle singole amministrazioni, si vuole dare rappresentanza ai territori e ai Comuni sede di presidio ospedaliero. Per questo motivo ne hanno sempre fatto parte Fiorenzuola, Castelsangiovanni, Bobbio”.

Le richieste del centrosinistra vogliono solo ribadire questo concetto, insomma. Di diverso avviso la presidente della conferenza socio sanitaria in pectore, Lucia Fontana. “Io ho sempre creduto che la sanità non dovesse avere colore politico. Adesso devo ricredermi. Qui non sono state rispettare le intese raggiunte con i segretari di partito, il centrosinistra non ha rispettato quanto era stato concordato con il segretario Pd Silvio Bisotti – dice il sindaco di Castelsangiovanni -. Diverso discorso poi quello riguardante la votazione dell’esecutivo, dove c’è una divergenza di espressioni letterali, tra componente e votante della conferenza socio sanitaria. Su questo punto ci chiariremo, anche perché il regolamento della conferenza socio sanitaria arriva dalla Regione Emilia Romagna”.

“La seduta è stata rinviata perché non è stato raggiunto un accordo – commenta Romeo Gandolfi, il sindaco di Fiorenzuola, da noi raggiunto telefonicamente – e non era più presente una maggioranza qualificata. L’articolo 3 del regolamento è chiaro: il presidente viene eletto con voto segreto e con la presenza di 2/3 dei componenti del collegio. Si parla – sottolinea – dei singoli sindaci. Anche volendo procedere con il voto ponderato, la votazione segreta non sarebbe stata rispettata: io sono l’unico sindaco della Provincia a rappresentare 3 voti. Non ci sarebbe stato nessun voto segreto, nel mio caso”.

Sulla situazione che si è venuta a creare e la decisione di rinviare la seduta, Gandolfi dice che “non sta a me giudicare”. In merito invece alla decisione del centrodestra di nominare 4 vice presidenti? “Non esprimo nessun giudizio” afferma laconico.

LA NOTA DI SINDACI DI CENTROSINISTRA – “È una vergogna che il centrodestra piacentino segua solo logiche spartitorie interne su un tema così sensibile come la gestione delle politiche socio-sanitarie: un fatto ancor più grave se si considerano le partite rilevanti in corso a partire dall’ospedale. La loro proposta era di un Ufficio di Presidenza elefantiaco composto da 14 componenti e addirittura 4 vice presidenti, 2 in più di quanto prevede lo statuto della Conferenza già modificato nel 2016. E tutti della loro parte parte politica.

Al contrario, in Conferenza Territoriale Socio Sanitaria il Presidente è sempre stato scelto all’unanimità in quanto deve rappresenta l’intero territorio provinciale e l’Ufficio di Presidenza è stato composto non solo in base alle appartenenze politiche, ma mettendo al centro la rappresentanza territoriale di vallata, la priorità di garantire la presenza dei presidi ospedalieri e le necessità del territorio.

La situazione che si è verificata oggi ripropone le fratture nel centrodestra che si erano evidenziate già 5 anni fa. Allora era stato proposto alla sindaca di Castel San Giovanni di assumere la presidenza della Conferenza, ma viste le criticità che dovevano essere affrontate- a partire dalle decisioni sul futuro dell’ospedale di Castel San Giovanni- l’offerta era stata declinata dichiarando di volersi tenere le mani libere su ogni scelta. Solo la disponibilità ad assumere l’incarico da parte del sindaca di Gragnano Patrizia Calza aveva permesso di risolvere l’impasse: a lei ribadiamo il nostro grazie per il prezioso lavoro svolto in questi anni.

Oggi si conferma che quando il centro destra è chiamato ad assumersi le sue responsabilità, non trova la quadra e pensa solo a una logica spartitoria: è vergognoso che i sindaci siano condizionati da segretari dei partiti che fanno l’interesse delle loro forze politiche e non dei cittadini. Rispettiamo al mittente le accuse della Fontana: la nostra scelta deriva dal confronto diretto di stamattina tra tutti i primi cittadini che non hanno condiviso la logica spartitoria del centro destra”.

LA REPLICA DEL CENTRODESTRA – “Non è accettabile che la rappresentanza istituzionale sia valida solo se la signora Calza fa la vice presidente della Conferenza Socio Sanitaria, mentre se quest’ultima non viene eletta la rappresentanza si trasforma in lottizzazione”.

Con queste parole il centrodestra rimanda al mittente le accuse dei sindaci del centro sinistra dopo la mancata elezione del Presidente della Conferenza Socio Sanitaria. “Il concetto molto lineare – aggiungono –  è che la sinistra, dopo aver perso i comuni di Fiorenzuola e Piacenza, non può pretendere di avere più rappresentanti di quando li amministrava. Allo stesso modo, se il centrodestra ha i tre rappresentanti di distretto è perché ha vinto le elezioni sia a Fiorenzuola sia a Piacenza sia a Castel San Giovanni, mentre la sinistra le ha perse”.

“Di fronte a questo quadro che capiamo molto crudo per la sinistra, ma che fotografa la realtà dei fatti, contare quattro rappresentanti per il centrosinistra e sei per il centrodestra sarebbe risultato un punto di equilibrio solo per i primi. Se poi uno vale uno come dicono i sinistri, copiando i grillini di una volta allora siamo certi che ai 2/3 ci arriveranno di sicuro, ma nel prossimo secolo”.

“Ciò detto – concludono i rappresentanti del centrodestra – se la sinistra pensa, per accondiscendere la sua fame di posti e la sua proverbiale arroganza, e senza alcun appiglio normativo, di poter impedire alla Conferenza di funzionare con una tattica ostruzionistica da parte di quei sindaci che oggi, per mero tatticismo di basso lignaggio, pretendevano un voto segreto che mai fino a d’ora si è tenuto, si accomodi pure.  A far giustizia nei loro confronti e nei confronti di una Regione che si prestasse a interpretazioni di comodo, ci penseranno prima i giudici amministrativi e poi gli elettori: basta attendere in ogni caso al massimo pochi mesi”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.