Tanti giovanissimi per la trap di Tedua che chiude il Fillmore Summer Festival foto

Va in archivio anche la terza edizione del Fillmore Summer Festival di Cortemaggiore, quest’anno forte della partecipazione – tra gli altri – Morgan e Maria Antonietta.

Domenica sera la terza puntata della kermesse musicale si è aperta che con gli Warm Morn, un interessante duo di strumentisti (chitarra e percussioni) per una languida miscela di folk, blues ed etnica, tra Irlanda, Brasile e Deserto del Sahara.

Successivamente sul palco del chiostro dei frati minori si sono alternati: la piacentina Martina Zoppi con il suo blues-rock caldo e sensuale; Il Barone Lamberto, il cui nome pare omaggio alla novella di Gianni Rodari e che risponde all’anagrafe a Kheyre Yusuf, un giovane italo-somalo autore di un rap-metal molto emiliano, anche se le sue fonti di ispirazione sono Waits e Capossela; Limbrunire, ovvero Francesco Petacco, un cantautore ligure che per il suo raffinato pop elettronico compone liriche con un modello importante – Pasquale Panella, collaboratore di Battisti – e che a noi ha a tratti ricordato Cosmo.

A un folto gruppo di rapper piacentini – Delfo, AleKos, Flowers, Devil Sola – è spettato poi il compito di scaldare la folla di ragazzi, anzi ragazzini (molti di loro non arrivano a quattordici anni), che nel frattempo ha iniziato a riempire la platea. Obiettivo raggiunto, l’entusiasmo e il calore sono in crescendo.

Ecco allora Tedua, l’acclamatissima star della terza serata, per un’esibizione anticipata da un breve dibattito al quale hanno partecipato i giornalisti Mattia Motta e Moreno Pisto e il reporter di guerra Gabriele Micalizzi, recentemente ferito in Siria. Il genovese – al secolo Mario Molinari – è uno dei nomi emergenti della scena trap italiana, o meglio del drill (sottogenere più crudo ed esplicito); nato artisticamente a Cogoleto, dove instaura uno stretto rapporto con Izi e il colettivo Wild Bandana, ha al suo attivo numerose collaborazioni (Rkomi, Fedez) e un album (“Mogwli”, 2018) molto apprezzato dalla critica specializzata.

Ma il suo è soltanto un mini-set di soli tre pezzi su basi pre-registrate. Davvero una manciata di minuti, nemmeno dieci, ma alla fine la folla dei piccoli fans – sulla quale anche Tedua scherza un po’: “Salutiamo il tavolo delle mamme!”, dice a un certo punto – si dirige soddisfatta verso l’uscita. A noi – noi che non siamo millennials – rimane il dubbio che si accontentino di poco.

Giovanni Battista Menzani

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