Un Morgan elegante e solitario sul palco del Fillmore Summer Festival

Partenza col botto per la terza edizione del Fillmore Summer Festival di Cortemaggiore, ospite del suggestivo chiostro del convento dei frati minori, nei pressi di S.Maria Annunziata, nota per gli affreschi del Pordenone (1529-30).

A questo proposito, segnaliamo che l’associazione “Ladri di fragole” – promotrice della kermesse intitolata all’ex locale magiostrino, che a sua volta doveva il suo nome al mitico club aperto da Bill Graham nel ’68 a New York – raccoglie fondi per il restauro delle storiche strutture, piccolo e misconosciuto gioiello di epoca rinascimentale.

La line-up della prima serata era forse la più interessante: in apertura le bands piacentine Stereogazette e Blugrana, la cantautrice Federica Infante e infine Lilith – con i suoi Sinnersaints – protagonista di uno show breve ma molto intenso (ahimè, troppo breve; avrebbe certamente meritato più spazio). Intermezzo dedicato alla cultura musicale con l’intervista condotta da Tony Face Bacciocchi – alla batteria con Lilith – a Franco Mussida, storico chitarrista della PFM e autore – sempre sia lodato – di canzoni come “Impressioni di settembre”.

Ma l’attesa piu grande era tuttavia per Morgan che, nonostante le recenti vicissitudini (sulle quali lui stesso ironizza: “restiamo qui tutta la notte, dai, dormiamo per terra in un sacco a pelo: si sta bene, ve lo assicuro”), si presenta in forma e assai elegante, as usual. Tanto mestiere e un’innata capacità di tenere il palco lo aiutano in un’esibizione solista e solitaria, a metà strada tra il piano bar e una serata estiva tra vecchi amici. La voce non è piu quella di un tempo e qualche acuto resta strozzato in gola, ma lo si può perdonare in virtù di una bizzarra e inusuale selezione dei brani e della sua bravura da polistrumentista (chitarra e pianoforte).

Si parte con un De Andrè d’annata, inquieto e drammatico, con il “Cantico dei drogati” (Morgan ha sempre questo senso dell’umorismo…) e “Un ottico” dalla sua Spoon River – che Morgan ha interamente reinterpretato nel 2005 – per poi fare un viaggio all’indietro fino agli anni Cinquanta e Sessanta con Nilla Pizzi (“L’edera”, 1958), Fred Buscaglione (“Guarda che luna”, 1959) e Bruno Martino (la bellissima “Estate”, 1960, riportata al successo dai La Crus).

Spazio anche al pop rock internazionale, con scelte rigorosamente brit: dai Duran Duran (“Ordinary world”) ai Depeche Mode (“Personal Jesus”), dai Pink Floyd (“Another brick in the wall”) al Duca bianco. Quest’ultimo è una scelta ovvia, perché Bowie è da sempre suo idolo e punto di riferimento: ecco allora l’immortale “Space Oddity” e un’ottima e sincopata “Underpressure” (cofirmata con Mercury), accompagnata dalla sola chitarra acustica.

Non manca infine il repertorio Bluvertigo, con basi elettroniche preregistrate, repertorio dal quale Marco in arte Morgan pesca “La crisi”, “L’assenzio” e anche “Altrove” (quando il gruppo ormai non c’era più), recentemente nominata dalla rivista Rolling Stone la più bella canzone italiana del millennio (addirittura).

Sabato sul palco l’Istituto italiano di Cumbia, Maria Antonietta, Modupe’, Piqued Jacks e Nosexfor. Domenica è il turno di Tedua, Il Barone Lamberto, Limbrunire, Martina Zoppi, AleKos, Delfo, Warm Morn. Ingresso gratuito.

CJ

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